Economia e Finanza Shipping e Logistica

La crisi di Suez mette sotto scacco 6 miliardi di export agroalimentare italiano

Scordamaglia (Filiera Italia): “I costi del trasporto dal Mediterraneo alla Cina sono cresciuti del 659%. A guadagnarci i porti che fanno concorrenza sleale”

Roma – Dal Canale di Suez passano il 16% dell’olio d’oliva, il 15% dei prodotti derivati dalla lavorazione dei cereali e il 14% del pomodoro trasformato delle esportazioni agroalimentari italiane, che complessivamente ammontano a un valore di circa 6 miliardi di euro. A ricordare i dati del Centro Studi Divulga è Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, intervenuto al Tavolo sulle conseguenze della crisi in atto, al quale hanno partecipato, fra gli altri, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Una crisi che si trascina ormai da sei mesi, senza che si intravveda una via d’uscita, nonostante l’impegno dei Paesi occidentali sul fronte della protezione delle navi in transito per il Mar Rosso.
“La crisi del Mar Rosso sta mettendo a dura prova le nostre esportazioni – ha detto Scordamaglia – i prodotti che partono dal nostro Paese o sono diretti all’Italia passando per Suez sono principalmente quelli destinati o in arrivo da Asia e Oceania, di cui la quasi totalità viene trasportata via mare. Accanto a olio, cereali e passata di pomodoro ci sono anche tabacchi (33% del totale) e foraggere (40%)”.
Una situazione che si riflette anche sui costi di navigazione: da dicembre 2023 a gennaio 2024 le quotazioni del trasporto dal Mediterraneo alla Cina sono cresciute del 659%. “Una crisi – prosegue Scordamaglia – che arriva in un momento molto delicato per tutta l’industria agroalimentare che da anni sta facendo i conti con lo stallo dei consumi interni e con un’inflazione dei costi alimentari galoppante”. Il comparto del food resta il più danneggiato da questa situazione, con l’ortofrutta che ha quasi dimezzato le esportazioni in quantità in Asia (-47%) a gennaio 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ma non è tutto. “Tutto ciò – ha concluso Scordamaglia – ha favorito la concorrenza sleale di altri porti rispetto al lavoro che insieme a Coldiretti stiamo facendo in Italia, dove si sta investendo per migliorare la logistica, costruendo con il Pnrr le interconnessioni che ci rendono sempre più competitivi”.

Il capo dell’Autorità del Canale di Suez, Osama Rabie, ha detto che gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno portato 3.395 navi a dirottare verso il Capo di Buona Speranza.