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La Germania si candida per ricostruire il porto di Beirut con un piano miliardario

Milano – La Germania si candida per ricostruire il porto di Beirut. La proposta sarà presentata alle autorità libanesi mercoledì 7 aprile e avrà probabilmente il sostegno della Banca europea per gli investimenti (Bei). Si stima che il costo del progetto di ricostruzione oscillerebbe tra i 5 e 15 miliardi di dollari, 2 o 3 dei quali dovrebbero arrivare dalla Bei per finanziare la bonifica dell’area e non solo. Investimenti che potrebbero generare sino a 50 mila posti di lavoro.

Berlino ha anticipato che la proposta miliardaria è però vincolata all’impegno dei politici libanesi di formare un governo in grado di scongiurare il collasso finanziario del Paese. La devastante esplosione chimica che ha sconvolto Beirut il 4 agosto, alle ore 18:08, uccidendo 207 persone e ferendone altre 7.000, è stata una delle più potenti della storia, se si escludono quelle nucleari: in pochi millisecondi ha rilasciato una quantità di energia sufficiente ad alimentare cento case per un anno. Da quel giorno il Libano è precipitato nella sua peggiore crisi politica ed economica dalla guerra civile del 1975-1990.

A otto mesi di distanza dalla drammatica esplosione, la Germania e il porto di Amburgo si sono fatti avanti per dare una mano al Paese. L’interesse è stato confermato anche da un portavoce della Bei il quale ha detto di essere a conoscenza della proposta tedesca. Ma in lizza, secondo fonti diplomatiche, ci sarebbero anche la Francia e CMA CGM, sebbene il ministero degli Esteri e la compagnia di navigazione francese abbiano rifiutato di commentare l’interesse.

“Tuttavia, al momento, non esiste alcuna offerta di finanziamento da parte della Bei – ha puntualizzato il portavoce della Banca europea alla Reuters -, visto che qualsiasi finanziamento della Bei sarebbe soggetto alla due diligence e dovrebbe seguire le procedure abituali per effettuare tali operazioni. Dovrebbe inoltre rispettare le linee guida sugli appalti e gli standard ambientali e sociali della Bei”, ha aggiunti il portavoce. Ribadendo però che la “Banca è pronta a sostenere il popolo libanese e gli sforzi di ricostruzione necessari al fianco dei suoi partner europei, della comunità internazionale e di tutte le parti interessate”.

L’ambasciatore della Germania in Libano, Andreas Kindl, ha confermato alla Reuters che “la prossima settimana verrà presentata la proposta di riqualificazione del porto di Beirut e delle zone limitrofe”, aggiungendo inoltre che “il piano è stato elaborato da diverse società private che in questi mesi avrebbero intrattenuto colloqui in Libano prima di esporsi”. La società di consulenza Roland Berger, stando alle informazioni emerse da fonti diplomatiche, sarebbe una di quelle coinvolte nell’elaborazione del piano, anche se in merito non ci sono conferme.

“Questo piano non arriverà senza vincoli e senza riforme significative da parte del Libano”, ha sottolineato l’ambasciatore tedesco Kindl rilevando che “solo in questo modo il Paese riuscirà ad attirare il sostegno degli investitori stranieri”. Fino ad oggi, però, il primo ministro designato Saad al-Hariri e il presidente Michel Aoun non sono stati in grado di trovare un accordo politico per formare un governo all’altezza della situazione. Quello uscente è rimasto operativo solo per le funzioni ordinarie.

Dalle informazioni trapelate, il piano tedesco, oltre al porto, si proporrebbe di riqualificare più di 100 ettari di area circostante sulla falsariga della ricostruzione postbellica del centro di Beirut. Come in quella riqualificazione, il piano comporterebbe la creazione di una società quotata in Borsa simile a Solidere, fondata dall’ex primo ministro Rafik Hariri negli anni ’90, per la ricostruzione di Beirut.