Cargo Lavoro

La pace sociale è un falso obiettivo / L’intervento

La pace sociale è un falso obiettivo. Anzi non è neppure un obiettivo. La pace sociale è una conseguenza del buon governo. Gli accordi servono per gli armistizi, che non sono pace ma possono servire a dare tempo per costruire situazioni positive di buon governo.

Come ho sempre detto, 15 AdSP il cui funzionamento non è soggetto a regole uguali per tutti e ad un progetto condiviso di efficientamento del sistema logistico nazionale, possono anche essere viste come 15 potentati.

Microsistemi non contenuti in un macrosistema che li regola e indirizza e che finiscono per essere un danno invece della ragione per cui sono stati costituiti.

Potrei portare molti esempi, ma dovrebbe bastarne uno: la crisi del COVID 19 con gli interventi del governo.

Per calibrare gli interventi nei vari settori il governo ha chiesto in merito al lavoro nei porti alle AdSP di esporre le problematiche principali da sanare. Ha ottenuto due risultati: il primo è che pochissimi presidenti hanno avuto il coraggio di illustrare chiaramente le reali e consistenti problematiche dei territori da loro amministrati, per cui ne è derivata una immagine quasi idilliaca del settore, con tanto di video dei “porti del Mulino Bianco” a supporto; il secondo è che si è data via libera all’utilizzo indiscriminato della Cig, in alcuni casi consentita anche ad aziende con bilanci in utile milionario.

Ciò, ovviamente, ha comportato che nessun intervento determinante sia stato emanato a sostegno delle imprese. Contemporaneamente abbiamo avuto un utilizzo improprio della Cig da parte di qualche furbetto. Purtroppo la crisi vera, pesante, drammatica, ha reso meno evidente questa situazione perché i numeri mostrano in tutta la sua virulenza il problema del calo dei traffici.

Già, il sistema e la pace sociale. Si continua a chiedere di perseguire la pace sociale, quasi che quest’ultima fosse un problema di maleducazione perché le parti in lotta, o una di esse, fosse maleducata ed invece di salutare i propri interlocutori li insultasse

Pace sociale in crisi per colpa degli art.18 ? Degli art. 16? Degli art. 17 ? Degli imprenditori ? Dei lavoratori e dei sindacati ?

Intanto, solo per fare un esempio, ciò che è un problema per Napoli, probabilmente potrebbe essere una soluzione per Livorno e viceversa, e così via per tutte le AdSP. Questa non è una cosa normale.

Laddove c’è guerra ci sono problemi irrisolti. E più è difficile un armistizio e più è grave il problema o l’incapacità di risolverlo.

Ora a distanza di ben 26 anni di esperimenti gestionali, dopo che in tutti i porti sono stati sperimentati settanta volte sette vari protocolli alla ricerca del Porto Felice, dopo che il MIT viene chiamato settimanalmente in causa dai segretari generali di tutte le Autorità per interpretazioni e pareri che poi vengono sbandierati come se fossero le tavole di Mosè ma che nessuno, al ministero,  provveda a collegarli uno con l’altro e farne un vademecum per tutti, perché non si ritiene di dover cambiare strada  per risolvere tutti i tanti ,troppi, problemi irrisolti ?

Non si può continuare, in un paese come il nostro, ad avere, li ho contati, almeno sei modelli di intendere il lavoro portuale e la sua organizzazione su 15 AdSP, non solo poco compatibili tra loro, ma spesso alternativi.

Il tempo delle filosofie interpretative delle leggi è tramontato per sempre. Non lo dice la filosofia del diritto, lo dicono i risultati. Perché come dice il Vangelo i cattivi maestri si riconoscono dai frutti.

E ora potrebbe bastare. Una volta per tutte.

Governare e amministrare i beni pubblici è un mestiere difficile e chi vuole farlo deve metterci pazienza, competenza e coraggio, buonafede e onestà non sono mai stati messi in discussione. Fortunatamente nessuno è obbligato a governare o a fare l’Amministratore Pubblico, ma chi governa può farlo solo con questi talenti.    

Non si dica, infine, che anche imprese, imprenditori, sindacati e lavoratori ci mettono del loro, perché non è così. Come succede in Fisica accade anche nei rapporti di potere: la materia tende ad andare ad occupare gli spazi lasciati vuoti. Se ognuno fa semplicemente ciò che deve, gli spazi di vuoto di potere non si creano e non ci sono improprie occupazioni di competenze: qualcuno deve fare le leggi per il miglior interesse generale, qualcuno le deve amministrare e rispettare oltre che farle rispettare da tutti, gli altri le rispettano. Chiunque faccia qualcosa di diverso è fuori dal sistema… Da dove cominciamo? Ce n’è per tutti i gusti: lavoro portuale e concessioni, due decreti attuativi che tolgano al libero arbitrio e agli arbitrari giudizi, una autoreferenziale competenza attribuitasi dai burocrati con la scusa delle libere interpretazioni.

Federico Barbera, presidente di Fise Uniport