Porti

La vicenda del porto di Venezia si trasforma in problema politico / Il caso

Roma- Con le indicazioni comunicate dal Capo di Gabinetto del MIT Alberto Stancanelli alla Autorità di Sistema Portuale (AdSP) presieduta da Pino Musolino, a seguito di una ispezione e di una attenta valutazione del bilancio consuntivo 2019 da parte della Direzione Generale ai porti e alla vigilanza, con cui se ne asserisce la piena regolarità, si conclude in modo chiaro la vicenda dal punto di vista tecnico/amministrativo.

Decadono, a questo punto, le motivazioni sostenute in Comitato di gestione, dai rappresentanti della Regione Veneto e della Città Metropolitana a giustificazione del loro voto contrario al bilancio. Bilancio che aveva avuto il preventivo consenso da parte del Collegio dei Revisori composto da rappresentanti del MIT e del MEF. Il ministero vigilante, confermando la correttezza della azione del presidente Musolino, lo invita a riconvocare il Comitato di gestione per approvare il bilancio. Adesso comincia, si fa per dire, la vicenda squisitamente politica.

Essendo in corso a Venezia la campagna elettorale amministrativa, risulta evidente che questa vicenda è tutta dentro questa battaglia per chi sarà il prossimo sindaco. Attuale sindaco è Brugnaro, valido imprenditore con interessi in porto. È possibile che il giovane presidente della AdSP di Venezia-Chioggia senza averne piena consapevolezza abbia pestato, con sue deliberazioni, un vespaio. Infatti, non si capisce la ragione per cui, essendo Musolino a pochi mesi dalla sua naturale scadenza quadriennale, lo si voglia cacciare a tutti i costi senza aver commesso, dice il MIT, nessun atto meritevole di commissariamento.

Da qui viene naturale pensare che la vicenda sia tutta politica e di interessi in campo. Andiamo oltre. Con la presa di posizione da parte del MIT i due rappresentanti di Regione e Città Metropolitana insistono e annunciano esposto alla Corte dei Conti. Quindi, questa volta non si limitano a indirizzare la loro opposizione al presidente Musolino ma direttamente al MIT che ha convalidato gli atti della AdSP.
Mi chiedo: il MIT dovrebbe allontanare, commissariando i due rappresentanti di Regione e Città Metropolitana, che di fatto si pongono in contrasto con il ministero e impediscono il funzionamento della governance?

Penso che un pensiero da parte del Gabinetto e della ministra vada fatto.
Se la vicenda assume carattere politico, al di là dei protagonisti, la risposta deve essere politica. Esprimere un ruolo di governo, impone il possesso di qualità politiche. Nessuna scelta, anche la più tecnica, è neutra. Parafrasando Don Abbondio: la qualità politica, uno, se non ce l’ha, mica se la può dare. Credo che non si debba cedere alla prepotenza. Essere deboli con i forti e forti con i deboli è disdicevole.

Ma la vicenda Venezia pone un’altra riflessione. L’attuale governance delle AdSP deve essere ripensata e riformata. Abbiamo avuto nel passato recente altre situazioni problematiche. Enti territoriali che non nominano i loro rappresentanti o lo fanno con ritardo, sindaci in conflitto con i presidenti (Livorno o Brindisi, solo per citare due casi), rappresentanti in Comitato di gestione di amministrazioni non più elette (Genova). Occorre anche ripensare al ruolo dei comandanti dei porti nell’organismo di governo. Si deve puntare al funzionamento regolare ed efficace delle AdSP, non lasciando i presidenti sotto pressione continua.

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