L'intervista

L’ammiraglio Pellizzari: “La nuova diga è fondamentale per lo sviluppo e la competitività del porto di Genova”

Il comandante della Capitaneria: “Resta imprescindibile lo sviluppo dei collegamenti infrastrutturali di ultimo miglio, viari e ferroviari”. “I depositi chimici? E’ essenziale mantenere l’infrastruttura, per l’approvvigionamento della nostra industria e per conservare l’occupazione”. “Attendiamo gli esiti della riforma della portualità che sta nascendo nelle sedi deputate, siamo certi che verrà salvaguardato il ruolo del Corpo”. “Il Mar Rosso? E’ possibile che Genova stia risentendo meno della crisi rispetto ad altri scali nazionali, grazie al consistente import destinato al Nordovest”

Genova – Genova, primo porto d’Italia, è al centro di un vero e proprio cantiere per la realizzazione di infrastrutture, a partire dalla nuova diga foranea da realizzare senza interferire con il lavoro dello scalo. “E’ un porto di eccellenza e un porto città. Le persone lo vivono partecipando e anche criticando le scelte. Quello che si fa e si decide qui, diventa un modello per il Paese”. L’ammiraglio Piero Pellizzari guida la Capitaneria del porto di Genova e della direzione marittima della Liguria. A poco più di sei mesi dal suo insediamento traccia con Shipmag un primo bilancio della propria attività.
Questo non è un porto “facile”?
“Non ci sono porti facili, nel senso che non ci sono porti in cui si abbassa l’attenzione”.
Cosa pensa della situazione nel Mar Rosso?
“La situazione preoccupa, naturalmente: il Mar Rosso è una via di comunicazione marittima primaria a livello mondiale, per certi versi una strettoia da dove passa abitualmente il 20% delle merci trasportate via mare su scala globale, e il 30% delle navi portacontainer. Si pensi alle ripercussioni sul commercio e sui porti del Mediterraneo a seguito dell’incidente occorso a marzo 2021 alla nave Evergreen, che bloccò per diversi giorni il canale di Suez”.
Nei porti liguri si sono verificati ritardi negli arrivi delle navi, ma non cancellazioni: la situazione è destinata a peggiorare?
“E’ indubbiamente complessa, molte navi scelgono la rotta, più lunga, ma anche più sicura, del Capo di Buona Speranza, e rispetto all’anno scorso alcuni operatori nell’ultimo periodo stanno registrando un rallentamento dei traffici. E’ verosimile che certi settori possano aver risentito della crisi più di altri. Sono dati da verificare con attenzione. È anche possibile che il porto di Genova stia risentendo meno della crisi rispetto ad altri scali nazionali, grazie alla consistente quota di import destinato al Nordovest. Senza dubbio è fondamentale che vengano presi i provvedimenti più opportuni nelle sedi competenti, ed è un bene che la nostra Marina sia già presente nell’area a protezione degli interessi nazionali”.
Si segnalano già manovre speculative, la Capitaneria ha margini di intervento?
“L’amministrazione marittima approva le tariffe dei servizi tecnico-nautici, piloti ormeggiatori e rimorchiatori, che sono fisse indipendentemente dal numero delle navi che si avvalgono dei servizi, e sono soggette alla vigilanza della Capitaneria di porto, che ne controlla la corretta applicazione. Pertanto non possono aver luogo manovre speculative con riferimento alle tariffe dei servizi tecnico nautici. Per quanto riguarda i noli, le polizze assicurative e gli altri costi, la Capitaneria di porto non ha diretta competenza in materia”.
In questo particolare fase, che impressione ha avuto del porto di Genova?
“Primo in Italia, e tra i maggiori del Mediterraneo, il porto di Genova vede una concentrazione notevole di traffici e attività commerciali e industriali su 200 ettari di territorio. In questo particolare momento storico, ciò che più lo caratterizza è la fame di spazio, la necessità di allargarsi verso il mare per dare respiro all’economia e allo stesso tempo garantire la sicurezza delle manovre. Tutto ciò anche in considerazione del fatto che le dimensioni medie delle navi stanno diventando sempre più grandi. In questa prospettiva la nuova diga consentirà di incrementare la disponibilità di specchi acquei protetti, aumentando considerevolmente la capacità ricettiva del porto. Contestualmente resta imprescindibile lo sviluppo dei collegamenti infrastrutturali di ultimo miglio, viari e ferroviari, per consentire il rapido sbocco a monte delle merci e garantire competitività all’intero settore”.
Ci sono opportunità con la nuova diga, ma anche nodi da sciogliere, dal disegno definitivo ai tempi di realizzazione. A che punto siamo?
“E’ un’ottima cosa che sia stato sciolto il nodo del commissario alla diga, con la nomina del sindaco Bucci, creando le condizioni per dare ulteriore impulso ai lavori. Le modifiche che nel frattempo sono state proposte al progetto originario sono in linea con la necessità di garantire un secondo ingresso al porto, e con la rimodulazione della parte rimanente della diga Duca di Galliera, che favorisce l’accessibilità nautica. La diga è un progetto fondamentale per lo sviluppo futuro e la competitività del porto di Genova, consentirà a navi di 400-450 metri di scalare in piena sicurezza, potendo contare su bacini di evoluzione di dimensioni adeguate”.
Lo spostamento dei depositi chimici a ponte Somalia?
“Siamo fermi alla pronuncia, favorevole con prescrizioni, del Comitato tecnico regionale, a cui ha partecipato anche la Capitaneria di porto. In caso di esito positivo del procedimento, la Capitaneria di porto si dovrà esprimere anche in relazione agli aspetti tecnico-nautici legati alla sicurezza della navigazione, indicando eventuali prescrizioni sugli accosti. Posso dire in generale che per il futuro è essenziale mantenere l’infrastruttura, per l’approvvigionamento della nostra industria e per mantenere i livelli di occupazione”.
Con i cambiamenti climatici si verificano onde anomale, mareggiate, mutamenti veloci. Sono previsti interventi di mitigazione ad hoc con i lavori della nuova diga di Genova o nel futuro Piano regolatore portuale?
“C’è grande attenzione sul tema del cambiamento climatico, ormai è un fatto che si verifichino molto più spesso del passato eventi meteorologici particolarmente intensi, se non estremi, che possono arrecare gravi danni alle infrastrutture e costituire un serio pericolo per le persone. La nuova diga dev’essere progettata per resistere alle mutate condizioni del tempo, sulla base di ipotesi che tengano conto degli effetti del mutamento climatico e del probabile andamento nel futuro, considerando un periodo di medio-lungo termine”.
È favorevole al porto in linea? Come sarà disegnato lo scalo genovese del futuro?
“La realizzazione del porto in linea, con particolare riferimento al bacino di Sampierdarena, dipende dalle scelte del Piano regolatore portuale, in termini di sviluppo del porto e dei traffici, quindi se ne discuterà nelle sedi competenti. Al momento, è stato autorizzato il riempimento di calata Concenter e calata Giaccone, in relazione al progredire dei lavori di escavo del tunnel sub-portuale. In generale, qualsiasi soluzione dovrà risultare adeguata e sostenibile per gli aspetti legati alla sicurezza della navigazione”.
Ci sono cinque manifestazioni di interesse per l’aeroporto di Genova. Se con la nuova diga le banchine del porto avanzeranno anche a ponente, non si rischia un’interferenza con il cono aereo?
“Oggi ci sono prescrizioni che prevedono determinate procedure, l’altezza delle gru e l’altezza massima delle navi per non andare a interessare il cono aereo. E’ chiaro che le novità infrastruttureali dovranno tenere in considerazione anche l’aspetto di compatibilità fra l’attività del porto e l’attività dell’aeroporto al fine di cercare di migliorare e efficentare: avere il maggior numero possibile di aerei e di traffico di navi”.
Cosa pensa del progetto di riforma della portualità?
“Attendiamo gli esiti della riforma che sta nascendo nelle sedi deputate. Siamo certi che verrà salvaguardato il ruolo del Corpo, e siamo pronti ad affrontare nuove sfide, nei limiti delle nostre competenze e insieme agli altri attori istituzionali coinvolti, nella convinzione che il lavoro di squadra, basato su obiettivi e orientato allo sviluppo portuale, produca in prospettiva risultati concreti in termini di accresciuti livelli di sicurezza, efficienza e competitività”.
I progetti della Capitaneria di porto per il 2024?
“L’8 febbraio organizziamo per la prima volta in Italia, insieme all’Università di Genova e con il patrocinio del Comune, un workshop sulla digitalizzazione delle comunicazioni marittime in ambito civile, con la partecipazione della Marina Militare e di rappresentanti del comparto industriale. A luglio si terrà a Genova la sesta edizione della Giornata mondiale degli ausili alla navigazione marittima e la Lanterna di Genova sarà premiata quale “Faro dell’anno”, su proposta della Marina Militare”.
Il lavoro della Capitaneria spazia dalla sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo alla salvaguardia della vita umana in mare, la tutela dell’ambiente marino, la pesca e il diporto. Il problema maggiore da affrontare?
“Siamo pochi. E i compiti sono aumentati in modo esponenziale”.