EDITORIALE DEL DIRETTORE

L’articolo 97 della Costituzione, i porti e la giustizia a scoppio ritardato

Roma – Assolti perché il fatto non sussiste. Le accuse? Associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture. Un sistema che avrebbe avuto come obiettivo l’affidamento a imprese amiche di appalti per lavori da effettuarsi “nell’ambito del territorio e sotto la giurisdizione” dell’Autorità portuale di Napoli. Il tutto nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 dal pm Henry John Woodcock.

Nel frattempo sono passati sei anni, l’attività dell’ente è rimasta a lungo paralizzata e i protagonisti (vittime) della vicenda sono stati rimossi dal loro incarico e destinati a mansioni meno qualificate.

Ora è arrivata l’assoluzione, pronunciata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale penale di Napoli nei confronti dell’ex segretario generale Emilio Squillante, e di alcuni funzionari, dell’AdSP del Mar Tirreno centrale. La motivazione (“perché il fatto non sussiste”) rischia di trasformarsi in un triste refrain. Sì, perché la sentenza non può non riportarci, con rinnovata e grande amarezza, a un’altra assoluzione sancita, tre anni fa, dallo stesso Tribunale, nei confronti dell’ex presidente della medesima Autorità, Francesco Nerli, recentemente scomparso. Grande clamore, tintinnar di manette e poi… niente.

In mezzo vite sconvolte, carriere spezzate, enti azzoppati, attività paralizzate.

Il tema, a questo punto, andrebbe seriamente affrontato partendo dall’inadeguatezza di un apparato inquirente che spesso non riesce a gestire efficacemente inchieste e istruttorie che, nel settore portuale, in particolare, ma purtroppo non solo, vengono puntualmente demolite dalla magistratura giudicante. Il corto circuito è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno interviene. Così il dibattito prosegue stancamente sulla forma giuridica delle Port Authority o sull’applicabilità, o meno, alle stesse del codice degli appalti o di altri balzelli normativi.

Discussioni sicuramente appassionanti dal punto di vista giuridico e normativo per una elite fatta di avvocati, giuristi e magistrati, ma purtroppo assolutamente inconcludenti e retoriche. Il tutto mentre un settore strategico per il Paese, come quello portuale, perde sempre più quote di mercato nell’indifferenza generale.

E’ arrivato il momento di lavorare per ridurre il conflitto fra certezza del diritto e giustizia. Non c’è che una strada maestra: applicare nei porti l’articolo 97 della Costituzione. Eccolo, a beneficio di chi lo avesse dimenticato: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.