Interviste

Lauro (Eneti): “Entriamo nell’eolico offshore per stare al passo coi tempi. Saremo i primi ad installare turbine da oltre 20 MW”

“Le cessioni delle ultime cinque navi non sono state ancora annunciate, ma possiamo considerarle già vendute. Al massimo entro il primo semestre 2021 formalizzeremo l’uscita di Scorpio Bulkers dal mercato delle rinfuse secche e dal carbone”. Emanuele Lauro, fondatore, amministratore delegato e azionista di maggioranza della ex Scorpio Bulkers, rinominata Eneti, anticipa a ShipMag le prossime mosse della nuova società alle prese con un piano di transizione che trasformerà la compagnia dedicata al trasporto di rinfuse secche a fornitore di servizi marittimi per l’industria dell’energia eolica offshore. “Il business delle rinfuse secche era core per Scorpio Bulkers, ma il gruppo continuerà a presidiare il settore con altre attività”, puntualizza Lauro.

Quando il gruppo ha deciso di virare verso le energie rinnovabili?

“Da un paio di anni stavamo guardando con attenzione al mondo delle rinnovabili, alla fine del 2019 abbiamo deciso di focalizzarci sull’eolico offshore, in particolare sull’installazione di turbine a vento piuttosto che sulla manutenzione dei campi eolici. Entriamo in questo mercato per stare al passo con i tempi e per avere un ruolo rilevante a livello istituzionale negli USA per i prossimi 50 anni visto che Scorpio Bulkers, ora Eneti, è quotata alla Borsa di New York e in prospettiva deve poter essere attraente per i fondi di investimento”.

Lei a più riprese ha ripetuto che “l’investimento nelle energie rinnovabili, nel vostro caso nel mercato eolico offshore, rappresenta un’opportunità più attraente in futuro rispetto alle rinfuse secche”. Che tipo di opportunità intravede all’orizzonte in termini di Roi? E come pensate di posizionarvi?

“Gli investimenti pianificati da utilities e governi nelle energie rinnovabili dimostrano chiaramente che questo mercato sarà in forte ascesa nei prossimi anni. Come riusciremo a posizionarci? Rimane un punto di domanda, al momento non so rispondere. Di certo, dobbiamo essere bravi a posizionarci in modo importante, anche perché non ci sono molti players che installano turbine a vento. Per quanto riguarda il Roi, è prematuro sbilanciarsi. Posso solo constatare che il mercato è in grande fermento”.

Quanti sono oggi i vostri potenziali concorrenti?

“Al momento, ci sono 4 o 5 società importanti, con grande know-how e proprietarie ciascuna di una, due o tre navi. Nessuna di essa ha però la capacità di installare le turbine del futuro da oltre 20 MW. Turbine che sono già in costruzione e che saranno consegnate dal 2023 in poi. Con le nostre nuove navi, saremo in grado di installarle e questo ci permetterà di avere un ruolo rilevante nel mercato offshore wind”.

Quali sono i mercati che promettono di crescere di più?

“Con il nuovo presidente Joe Biden, il mercato USA sta accelerando sulle rinnovabili e in particolare sull’eolico offshore. L’Europa è il continente più avanzato con i paesi scandinavi, Danimarca in testa, che sono leader in questo settore. Il Regno Unito ha fatto annunci bellicosi prevedendo investimenti massicci. Il Giappone è partito tardi, ma sta spingendo molto. Anche Vietnam e Taiwan sono tra i più attivi. Nel caso di Taiwan, in particolare, entrano in campo anche problemi di natura geopolitica perché chi costruisce navi in Cina si preclude il mercato taiwanese. In Corea del Sud invece non esiste questo problema. Non a caso, costruiremo la nostra prima nave in questo Paese”.

Quando formalizzerete l’ordine al cantiere sudcoreano Daewoo? Di che investimento stiamo parlando? Conferma che la prima nave sarà consegnata nel terzo trimestre del 2023?

“L’investimento vale circa 300 milioni di dollari, il contratto sarà formalizzato a breve. E’ difficile dare una tempistica precisa perché stiamo perfezionando il disegno della nave. Solo quando saranno definiti tutti i dettagli tecnici, formalizzeremo il contratto. Rispetto ad una nave portarinfuse, il procedimento di definizione di un contratto di una unità dedicata all’installazione di turbine eoliche è molto diverso perché quest’ultima è più sofisticata, richiede mesi di studi, perfezionamenti e modifiche che devono essere condivisi insieme al cantiere. Però, la data di consegna rimane entro la fine del 2023 ma il primo contratto di impiego della nave pensiamo di sottoscriverlo già nel 2021”.

In futuro ci potrebbero essere collaborazioni con Fincantieri?

“Mi piacerebbe moltissimo costruire navi da installazione in uno dei cantieri di Fincantieri, gruppo che non ha nulla da invidiare ai colossi della cantieristica asiatica. Questo permetterebbe di avere un prodotto con passaporto italiano. Spero di portare a termine accordi in futuro con i vertici di Fincantieri ”.

La transizione ha un costo. Eneti, si legge nel report di rendicontazione Bilancio 2020, ha chiuso l’anno con una perdita di 671,9 milioni di dollari. Si aspettava questo risultato negativo?

“Chi gestisce un’azienda deve avere sempre davanti il contesto economico in cui si muove. Per quanto riguarda Scorpio Bulkers, il contesto non era piacevole. In 7 anni di attività, non siamo mai riusciti a fare utili. Quindi, quei soldi avremmo potuti perderli a prescindere, prima o dopo. E’ inutile cercare alibi. Ammetto però che è stato un mio errore investire in questo settore visto che dopo tanti anni i risultati sono stati negativi. E’ anche vero che nessuna delle aziende concorrenti sia riuscita a fare utili in questi anni perché il mercato di riferimento è stato penalizzante. Per questo motivo, abbiamo preso una decisione coraggiosa. Sapevamo benissimo di aprire il fianco alle critiche di coloro che stanno seduti in poltrona e non vedono l’ora di puntare l’indice sulle azioni degli altri”

Le azioni ordinarie della nuova società hanno iniziato ad essere negoziate alla Borsa di New York a partire dall’8 febbraio 2021. Com’è stata accolto a Wall Street il vostro piano di transizione?

“L’azione ha esordito a 14 dollari, oggi vale circa 23,93 dollari. Però, i 10 dollari di differenza non sono dovuti alle rinnovabili oppure al nostro ingresso nel mercato dell’offshore wind. L’ascesa significa solo che il settore del carico secco è migliorato. Al momento, investitori di energie rinnovabili ce ne sono pochi all’interno dell’azienda. Tuttavia, molti fondi ci guardano con interesse perché potremmo diventare un ottimo veicolo di investimento in prospettiva visto che non c’è un’altra azienda quotata negli Usa con le nostre caratteristiche. Ma ogni cosa accadrà quando avremo formalizzato le nostre posizioni e saremo usciti ufficialmente dal mercato del carico secco”.

Lo strumento dei green bonds vi interessa?

“E’ una delle formule di finanziamento alle quali guardiamo con più interesse. Eneti, nel momento in cui avrà venduto l’ultima portarinfuse, sarà già accreditata per fare emissioni di green bonds. Operazione che Scorpio Bulkers non poteva fare. Le cose vanno sempre viste nella loro totalità”.