Porti

Le associazioni del cluster marittimo-portuale in continuo divenire / L’analisi

Partiamo da un fatto positivo. Il nuovo presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri, ha ottenuto un primo importante risultato, anche Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) della Sicilia Occidentale, è rientrato nell’associazione.

A questo punto tutte le AdSP sono in Assoporti e questo significa maggiore autorevolezza nei confronti del “cluster”, tornare ad essere punto di riferimento e di ricomposizione degli interessi. Offrire alla struttura del ministero una maggiore capacità di individuazione dei problemi e offrire soluzioni condivise per la portualità.

Per altre associazioni, si è scelto la strada della separazione come nel caso degli articoli 16 e 18, le imprese portuali e i terminalisti. Nei fatti si sono divaricati gli interessi derivanti dalla natura del terminalismo portuale italiano.
Nella sostanza abbiamo due forme di impresa terminalistica: quella pura, che opera per conto terzi e quella che vede la presenza armatoriale. In tutti e due i casi abbiamo visto, progressivamente, ridursi e quasi scomparire l’imprenditoria italiana, sostituita da capitali d’impresa e fondi di investimento stranieri. Si può affermare che analogo processo si era avvertito tra gli armatori. In ogni caso, siamo in presenza di associazioni rappresentative di realtà produttive corpose e significative.

In altre componenti della portualità e dei suoi servizi assistiamo ad una parcellizzazione che punta unicamente a porre veti, rilanciare anche con proposte impraticabili e inverosimili. In sostanza, si opera per frenare ogni accordo utile alla propria categoria privilegiando ruoli personali o di piccolo gruppo. Sono due anni e mezzo che si trascina il confronto tra Piloti, Armatori e Ministero sul tema delle tariffe di pilotaggio. Si deve discutere sempre, ascoltare tutti. Alla fine, quando si trova un accordo soddisfacente non si può accettare che una minoranza metta i veti e blocchi la conclusione del tavolo.

I Piloti sono 240 e rappresentati per il 93% da Fedepiloti. Non si può assistere al fatto che un piccolo numero di Piloti metta veti e impedisca la conclusione positiva dell’accordo sulle tariffe di pilotaggio. È il Ministero che alla fine ha la responsabilità di decidere e decretare. Il Ministero, la sua Direzione, deve riconoscere la rappresentanza e impedire che una piccola minoranza determini il blocco. Faccia valere la propria autorevolezza decidendo, le associazioni degli armatori e la stragrande maggioranza dei Piloti hanno fornito un importante accordo. Il Ministero chiuda con una posizione definitiva.

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