Lavoro Porti

Le regole sull’autoproduzione garantiscono la sicurezza dei lavoratori / Il commento

Roma – Continua con le audizioni il confronto sul Dl Rilancio in Commissione Trasporti. E si moltiplicano le richieste e gli emendamenti a copertura dei danniprovocati da coronavirus.

Si sarebbe detto, durante la Prima Repubblica, che c’è un clima da “assalto alla diligenza”. Ci sono anche vicende che assumono un valore politico e sociale oltre che economico: l’emendamento del PD sul tema autoproduzione portuale, presentato dagli onorevoli Gariglio (capogruppo commissione trasporti), Bruno Bossio, Cantini sta suscitando un confronto anche duro tra le associazioni armatoriali che su questo punto, per una volta, sono unite e hanno fatto fronte comune con agenti marittimi che li rappresentano nei porti. Poi si è levata la voce del sindacato sindacato unitario. Manca quella delle imprese portuali ex art.16 che sono le più direttamente interessate, in negativo, da uno sviluppo deregolamentato dell’autoproduzione da parte dell’armamento.

Le imprese portuali ex art. 16 operano in maggioranza su banchine pubbliche, danno occupazione a 7500 lavoratori, sono dotate di mezzi di sollevamento e di trazione per scaricare e caricare i trailer in particolare dai traghetti. Per argomentare a favore di una deregolamentazione si torna a parlare di monopolio. Nulla di più sbagliato. Con la legge 84 del 1994 e sue successive modificazioni il mercato delle imprese e del lavoro è libero ma regolamentato.


Ho ascoltato in occasione audizione commissione trasporti il presidente di Assoporti Rossi parlare a proposito del 17 di monopolio nella fornitura di manodopera alle imprese nei porti. Penso sia stata una distrazione. Non è fatto obbligo di chiamare i lavoratori dell’articolo 17. Una’impresa art.16 o art.18 può chiamare, per i picchi o al bisogno, i portuali dell’impresa art. 17 sia comma 2 (Compagnie) sia comma 5 Agenzie fornitrici di lavoro.
Le imprese portuali possono liberamente assumere lavoratori a copertura dei picchi di lavoro. Ma avere personale disponibile, formato e specializzato, che non paghi quando non serve credo sia più conveniente.

In ogni porto vi sono una pluralità di art.16 che svolgono operazioni di sbarco/imbarco e servizi, dalla trazione al alle operazioni di rizzaggio/derizzaggio, che operano in base a autorizzazioni, pagando canoni e fideiussioni, date in ragione del traffico e dei contratti che dichiarano di aver sottoscritto.


Oggi per gli armatori è possibile svolgere attività in autoproduzione, ma dovrebbe essere occasionale, motivata e sopratutto con personale dedicato e non quello che fa parte della normale tabella d’armamento addetto alla navigazione.

Occorre possedere mezzi di movimentazione adatti e sicuri. Sono diversi i morti a bordo di traghetti schiacciati perché invece dei Tug Master si sono usate le motrici per movimentare i trailer. Se poi si vogliono usare i bighi di bordo almeno siano certificati e autorizzati ad operare. I controlli sono affidati alle AdSP a terra, utilizzo mezzi, personale autorizzato, etc., a bordo la Capitaneria, verifica di avvenuto rizzaggio dei mezzi alla partenza e derizzaggio all’arrivo in banchina e non fatto in mare.


Le autorizzazioni, nel rispetto di norme e regolamenti migliorati dall’emendamento dei parlamentari del PD, devono essere necessariamente limitati nel numero e motivati. Diversamente gli armatori devono chiedere autorizzazione ex art. 16 e dotarsi di personale proprio, mezzi e dimostrare di portare traffico aggiuntivo.

Ercoli