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L’esplosione nel porto di Beirut e il mistero del carico sparito

Secondo l’organizzazione benefica Save the Children, circa la metà dei cittadini libanesi non ha le risorse per permettersi i beni di prima necessità

Poco prima del primo anniversario dell’esplosione nel porto di Beirut, un rapporto dell’FBI stima che solo un quinto del carico coinvolto nell’esplosione sia effettivamente esploso, e che la rimozione non autorizzata degli altri quattro quinti potrebbe aver salvato la città da un disastro ben più grande. 

Ben 2.750 tonnellate della sostanza esplosiva erano arrivate al porto a bordo della nave Rhosus nel 2013, ma gli investigatori dell’FBI hanno stimato che solo 550 tonnellate di nitrato di ammonio sono esplose. Le restanti 2.200 tonnellate risultano tuttora disperse: potrebbero essere state rubate. 

Alcuni funzionari libanesi hanno riferito alla Reuters che la parte mancante potrebbe essere stata spazzata via, in mare, dalla forza dell’esplosione, ma la valutazione dell’FBI ha concluso che “questa ricostruzione non è logica”.

Secondo la Reuters, altri funzionari hanno tranquillamente suggerito che il carico possa essere stato rubato. Il magazzino contenente il nitrato di ammonio era privo di elementi di sicurezza di base: la porta era rotta e in una delle pareti c’era un grande buco. Si ritiene che i lavoratori che stavano tentando di riparare questi guasti abbiano innescato l’esplosione effettuando lavori a caldo vicino al carico

A distanza di un anno, l’impatto dell’esplosione sull’economia libanese è ancora grave. Secondo l’organizzazione benefica Save the Children, circa la metà dei cittadini libanesi non ha le risorse per permettersi i beni di prima necessità. L’inflazione dilagante ha fatto salire i prezzi, travolgendo il tasso di cambio ufficiale tra la lira libanese e il dollaro. Ciò ha ridotto la valuta dall’80 al 90 percento del suo valore, lasciando anche chi ha un lavoro ben pagato con difficoltà a procurarsi cibo e beni di prima necessità. 

“Centinaia di migliaia di bambini stanno andando a letto affamati, spesso senza aver mangiato un solo pasto quel giorno”, ha dichiarato in una nota la direttrice nazionale di Save the Children Jennifer Moorehead. “Le famiglie non possono permettersi l’elettricità per far funzionare un frigorifero o l’acqua calda, o le medicine di cui hanno bisogno per curare le malattie. Più a lungo questa situazione continua, più è probabile che i bambini scivolino nella malnutrizione, che alla fine potrebbe portare alla morte”.

I donatori internazionali hanno promesso un totale di 250 milioni di dollari in aiuti al Libano dopo l’esplosione e la Banca mondiale ha fornito un prestito di emergenza di altri 250 milioni di dollari. Tuttavia, esperti di politica esterna affermano che il governo libanese e il suo sistema bancario abbiano privilegiato l’assistenza ai cittadini benestanti con legami politici. Un movimento di protesta dopo l’esplosione è riuscito a costringere alle dimissioni il primo ministro libanese Hassan Diab e il suo gabinetto; Diab ha ripreso il suo ruolo di “primo ministro ad interim” e rimane tuttora in carica. 

Le indagini sulla causa dell’esplosione sono rallentate e gli sforzi del giudice istruttore Tarek Bitar di interrogare funzionari e politici di alto livello hanno incontrato resistenza da parte dell’establishment politico. Il precedente giudice del caso, Fadi Sawan, ha affrontato accuse di “pregiudizio politico” per aver tentato di interrogare funzionari di alto rango, ed è stato infine rimosso da due dei politici su cui stava indagando. 

I documenti  portati alla luce da AP suggeriscono che i leader al più alto livello del governo libanese siano stati informati della presenza del carico di nitrato di ammonio prima dell’esplosione. Lo scorso agosto, il presidente Michel Aoun ha confermato di essere a conoscenza del pericolo e ha affermato di aver ordinato alle agenzie militari e di sicurezza di affrontare la questione. Venerdì, per la prima volta, ha informato il pubblico ministero libanese di essere disposto a rilasciare una dichiarazione agli investigatori sulle circostanze che hanno provocato l’esplosione