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L’integrazione della Serbia nell’economia italiana / Analisi

Sua seconda partner commerciale dopo la Germania, l’Italia nel corso del 2020, ha registrato 3,4 miliardi di euro di interscambio con la Serbia, sfiorando, nonostante la pandemia, il risultato del 2019 di 3,8 miliardi. A darne notizia è l’Ambasciatore italiano in Serbia, Carlo Lo Cascio, nel corso di un’intervista rilasciata a Federico Piazza di NordestEconomia.

Anche l’anno in corso preannuncia prospettive molto promettenti, chiudendo l’interscambio del primo quadrimestre in crescita di quasi il 20%, passato da 1.063 a 1.269 milioni di euro, con un export italiano che ha superato del 21% il risultato dell’anno precedente, passando da 585 a 706 milioni di euro.

Si tratta di una partnership economica solida e ben strutturata – spiega il diplomatico italiano –  che spazia dai settori tradizionali, quali automotive, abbigliamento, calzature, macchinari, beni agricoli, ai campi nuovi della digitalizzazione e della transizione energetica, che offrono numerose opportunità per le imprese italiane”.

A corroborare tali risultati, nei dati della Agenzia per lo Sviluppo della Serbia (RAS), il nostro paese svetta al primo posto nella classifica sul valore dei progetti, con la quota di circa 11%, mentre è al secondo posto, dopo la Germania, per numero di progetti, a quota oltre 14%.

Confindustria Serbia

La dinamicità delle interconnessioni imprenditoriali tra Italia e Serbia ha sollecitato esigenze organizzative tali da indurre la Confederazione Generale dell’Industria Italiana ad aprire a Belgrado, sin dal  2012,  Confindustria Serbia, rappresentanza internazionale che a sua volta confluisce in Confindustria Est Europa (ex Confindustria Balcani), che dal 2010 coordina le sue sedi in Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Romania e Serbia con un approccio transnazionale, che valorizza le interdipendenze sociali, economiche, culturali e sistemiche nella regione balcanica a vantaggio dell’internazionalizzazione delle imprese italiane associate, ma anche per favorire la collaborazione delle comunità economiche locali con partner in Italia.

Complessivamente in Serbia le imprese a capitale italiano sono circa 1.600, moltissime  di piccole e medie dimensioni, mentre tra le grandi spiccano note realtà del nordest italiano, come Generali, Calzedonia, Benetton, Geox, e il gruppo veneto Labor Legno di Cordignano (TV), il cui fondatore e amministratore,Patrizio Dei Tos, è il Presidente in carica di Confindustria Serbia. Labor Legno ha due stabilimenti produttivi a Sremska Mitrovica, città fluviale nel distretto serbo di Sirmia, interessata ad un progetto di modernizzazione del suo porto sul fiume Sava in un centro logistico di merci alla rinfusa e prodotti agricoli, del valore di 52 milioni di euro.

Il fiume Sava

Il Sava (945 km, con un bacino idrografico di circa 96 mila km2) è un importante fiume transnazionale europeo: nasce in Slovenia, attraversa Croazia e Bosnia-Erzegovina, di cui ne traccia il confine settentrionale, ed affluisce a Belgrado nel Danubio, di cui è uno dei suoi principali affluenti, che lo posiziona nel bacino idrografico del Mar Nero.  

Nel 2020 per rafforzare la cooperazione sulle acque  transfrontaliere, migliorare la navigabilità e proteggere il bacino idrografico dalle inondazioni, la Banca Mondiale (BM) ha approvato il Programma di sviluppo integrato dei corridoi dei fiumi Sava e Drina, (il Drina è un affluente del Sava di 346 km, che nasce dalla confluenza di due fiumi montenegrini e segna il confine tra Bosnia-Erzegovina e Serbia, dove  confluisce nel Sava), per il quale ha stanziato un prestito complessivo di oltre 120 milioni di euro, suddiviso in 30 milioni di euro con scadenza 32 anni alla Bosnia Erzegovina; 15 milioni al Montenegro con scadenza 24,5 anni; 78,2 milioni alla Serbia con scadenza 12 anni. Dai dati BM, il bacino del Sava produce il 20,5% dell’occupazione in Serbia, il 35,5% di quella in Croazia e il 54,4% di quella slovena, che le idrovie del Sava e del Drina potrebbero ulteriormente incrementare, generando con la navigazione ampia crescita economica non sfruttata. Il complesso processo di istituzione di un regime internazionale di navigazione sul Sava e sui suoi affluenti navigabili, di gestione sostenibile delle acque, e di misure di prevenzione e contenimento inondazioni, ghiaccio, siccità e incidenti, previsti dall’accordo quadro sul bacino del fiume Sava (FASRB), dal 2006 è gestito dall’organismo ISRBC (International Sava River Basin Commission).

Rapporti italo-serbi non solo economici

Ritornando alla cooperazione italo-serba, essa si è strutturata anche grazie a numerose intese promosse dalle Regioni italiane soprattutto del Nord Est, area che accoglie la maggior parte dei circa 33.000 serbi residenti in Italia . “Un quadro che è espressione e testimonianza dei vivaci e costanti rapporti tra le realtà imprenditoriali italiane del Nord e della Serbia” ha sottolineato nell’intervista Lo Cascio.

Il saldo legame politico, economico e culturale che da anni si esprime in molti in campi tra i due paesi, si è mantenuto anche durante la crisi pandemica, dando luogo, non appena è stato possibile, a molteplici visite istituzionali, l’ultima delle quali lo scorso aprile a Roma tra i Ministri degli Esteri Luigi Di Maio e Nikola Selakovic, che presto sarà ricambiata a Belgrado da Di Maio, dopo esservi stato l’ultima volta  a febbraio 2020.

Il settore turistico

Altro settore che lascia intravvedere buone prospettive di sviluppo reciproco è quello turistico, al centro del recente incontro a Venezia tra il ministro Franceschini e l’omologa serba Gojkovic, tanto più che Novi Sad, città sulle sponde del Danubio, sarà Capitale Europea della Cultura 2022. “La Serbia rimane infatti una meta ancora poco conosciuta da noi, mentre l’Italia deve migliorare la sua attrattività soprattutto nei confronti di concorrenti regionali come Grecia e Turchia”, ha commentato l’ambasciatore italiano. I due paesi possono contare su  una storica amicizia, che sotto il profilo culturale oggi spinge circa 40.000 serbi ad amare e studiare la lingua italiana. Nel 2020, nonostante la pandemia, circa 11.500 italiani hanno soggiornato in Serbia, piazzandosi al 14° posto nella classifica delle provenienze nazionali, mentre nel primo trimestre 2021, l’ambasciatore Lo  Cascio ci fa sapere che ci siamo posizionati al 10° posto, con circa 2.300 visitatori.

Il processo di ingresso in UE

Ma la Serbia è anche un pilastro fondamentale della intera regione balcanica occidentale, attualmente impegnata in un percorso di riforme e di iniziative finalizzate all’ingresso nell’Unione Europea dei 6 paesi che la formano, Albania, Bosnia-Erzegovia, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia. L’Italia ne è sempre stata una convinta sostenitrice, avendo come obiettivo strategico prioritario la stabilità e lo sviluppo dei Paesi dei Balcani Occidentali. “La Serbia, portando avanti le riforme nello stato di diritto ed il Dialogo con Pristina (Kosovo), potrà progressivamente avanzare sul cammino europeo, con il nostro pieno e convinto sostegno”  ha sottolineato Lo Cascio in un passaggio dell’intervista.

Negli ultimi anni la Serbia ha saputo compiere importanti passi in avanti soprattutto in campo economico, ma resta ancora aperto il processo di riforma su fondamentali aspetti interni riguardanti lo stato di diritto e l’adeguamento degli standard  a quelli europei, che ha bisogno di essere sostenuto dai fondi europei di preadesione.

Creazione di un mercato regionale comune

Al Vertice UE – Balcani Occidentali di Sofia, tenuto a novembre scorso, i leader dei Balcani occidentali hanno assunto l’impegno di rafforzare ulteriormente la cooperazione regionale, strumento chiave per progredire nel cammino europeo, con punti qualificanti l’attuazione della transizione verde e digitale e la creazione di un mercato regionale comune. Le iniziative approvate a Sofia, che declinano gli impegni assunti nel vertice di Zagabria a maggio 2020, saranno sostenute dal piano economico e di investimento adottato dalla Commissione europea in ottobre 2020, che mobilita fino a 9 miliardi di euro per dare impulso alla ripresa socioeconomica dalla pandemia di Covid-19 e accelerare la convergenza economica della regione con l’UE, prevedendo anche un nuovo strumento di garanzia che consentirà investimenti fino a 20 miliardi di euro.

Saranno coinvolte 20 milioni di persone, stimolando interconnessioni e scambi tra i Paesi vicini, che svilupperanno ulteriormente quelli serbi, che nel 2020 hanno visto la Bosnia- Erzegovina suo settimo partner commerciale con quota 4,4%, la Macedonia del Nord sedicesimo con quota 2,2% e Montenegro diciottesimo con quota 1,9%. Interconnessioni che esaltano le potenzialità geografiche della Serbia, che confina con ben 8 paesi: Ungheria, Bulgaria, Romania, Macedonia del Nord, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Croazia.

A breve, dal prossimo 1° luglio, la Slovenia, l’economia più prospera dell’Europa sud orientale, assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Da tempo sta lavorando alla pianificazione di un summit euro-balcanico occidentale, che dovrebbe tenersi entro ottobre, con l’obiettivo è di dare slancio al processo di ingresso dei paesi del Balcani occidentali nell’Unione Europa, da cui la cooperazione italo-serba potrà trarre ulteriori opportunità reciproche di sviluppo.