L'intervista Porti e Infrastrutture

Made in Steel, Ravenna presente alla fiera per promuovere la sua crescita nel settore

Intervista al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale, Daniele Rossi.

Ravenna – Per la prima volta l’Autorità Portuale di Ravenna partecipa alla Fiera Made in Steel con un proprio spazio, come unico porto presente. Cosa vi ha spinto a partecipare? “Il porto di Ravenna è storicamente il primo porto italiano per movimentazione di prodotti siderurgici”, risponde Daniele Rossi, a capo dell’AdSP del Mare Adriatico Centro-Settentrionale. “Partendo da questo dato di fatto, all’interno di una più ampia azione promozionale del porto, abbiamo condiviso l’opportunità di essere presenti alla principale fiera internazionale di settore, diventato un appuntamento fondamentale per il mondo dell’acciaio, insieme ai nostri operatori che già da anni la frequentano, tra cui terminalisti, spedizionieri, agenti marittimi, e operatori ferroviari.

“A Ravenna, esiste un cluster specializzato in questa tipologia di prodotti che si raccoglierà nel nostro stand. Sottolineo anche le elevate specializzazioni dei lavoratori dei terminal e soprattutto della Cooperativa Portuale su queste tipologie di prodotti, che richiedono attrezzature dedicate e grandi capacità professionali. Sul canale portuale di Ravenna si affaccia anche il più grande stabilimento del Gruppo Marcegaglia, che lavora circa 3,5 milioni di tonnellate di acciao/anno. I lavori a cura dell’Autorità Portuale di rifacimento della banchina (lunga oltre 700m) stanno proseguendo secondo le previsioni. Questo permetterà allo stesso stabilimento di essere ancora più competitivo nella logistica. Insieme agli investimenti che RFI sta portando avanti nel porto con la costruzione di due nuove stazioni dedicate esclusivamente alle merci, che asseconderanno la grande capacità intermodale del Gruppo Marcegaglia che già oggi movimenta via treno oltre 2 milioni di tonnellate di coils”.

Qualche riflessione sull’anno passato e su quello presente? “Dopo il record storico del 2021, nel 2022 c’è stata una leggera flessione della movimentazione, esattamente il linea con il calo della produzione nazionale di acciai partito da metà del 2022 – complici il rallentamento della domanda e l’impennata dei costi energetici. Il porto di Ravenna non ha fatto altro che registrare quello che stava avvenendo nel settore”, prosegue ancora Rossi. “Tutti gli indicatori, che saranno discussi certamente durante la fiera, sembrano concordare sul fatto che a partire dal secondo semestre di quest’anno ci sarà una inversione di tendenza. È importante anche sottolineare l’origine/destinazione dei prodotti siderurgici che sono stati movimentati nel porto nel 2022. Il 37% provenienti da Paesi EU contro il 63% da Paesi extra EU. Purtroppo sottolineo che anche nel nostro porto sono state evidenti le difficoltà dell’ex ILVA di Taranto. Nel 2022 solo 625.000 tonnellate d’acciaio sono arrivate da quel sito”.

Nel porto di Ravenna dalla fine del 2021 sono in corso imponenti lavori di riqualificazione con il cosidetto Progetto Ravenna Port HUB. Qual è la situazione attuale? Quali benefici porterà per questa tipologia di prodotti? “Il Progetto “Ravenna Port Hub” credo che sia un esempio importante, unico e da cui trarre insegnamento rispetto a come le cose devono essere fatte. Il nostro punto di forza è stata la grande coesione istituzionale che c’è stata attorno al progetto. Tutte le Istituzioni, tutti coloro che a vario titolo sono intervenuti in questo percorso, si sono uniti e hanno supportato con convinzione l’Autorità Portuale per il raggiungimento di un obiettivo che sembrava impossibile. Oggi i lavori sono in corso, e il primo traguardo è stato raggiungo con la nuova ordinanza fondali emanata dalla Capitaneria nei giorni scorsi che ha ripristinato i fondali a -11,5 metri”.

“Il prossimo passo sarà arrivare ai -12,5 entro il 2024 e poi alla profondità finale di -14,5 nel 2026. Nel frattempo saranno riqualificate tutte le banchine portuali (oltre alla nuova banchina da 1 km per un nuovo terminal da 40 ettari) e allestite nuove aree logistiche con accesso diretto alle banchine (altri 250 ettari) su cui registriamo tantissimi interessi. Non ultima, l’interconnessione con la ferrovia, realizzando due nuove stazioni ferroviarie dedicate alle merci (una lato nord, una a sud del Canale portuale Candiano) per non costringere più i convogli a transitare per la Stazione FS.

Il Piano Operativo Triennale approvato a febbraio, con scadenza 31 dicembre 2026 – una deadline dettata dal PNRR – prevede interventi per 3 miliardi di euro, dei quali 1 miliardo a carico dell’Autorità Portuale, quest’ultimo già finanziato per almeno l’80%. Tutto questo permetterà l’ingresso e la capacità di lavorare navi con maggiore carico anche di materiali siderurgici. Passeremo dalle 40.000 tonnellate attuali a navi che potranno trasportare fino a 80.000 tonnellate, con evidenti benefici in termini di competitività e costi. Questo ci permetterà di allargare la nostra catchment area e essere sempre più il porto di riferimento per tutta le imprese siderurgiche della pianura padana”.

Leonardo Parigi