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Marittimi, mondo della formazione e USB contro il Mims

genova porto

Dopo l’accordo tra Ministero, associazioni di categoria e sindacati per imbarcare personale di supporto sui traghetti, la reazione di Aniformar, Confomar e sindacati di base.

Genova – La reazione non si è fatta attendere, e non poteva essere altrimenti. La carenza di personale per le navi passeggeri ha spinto il Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, Mims, ad approvare nei giorni scorsi un documento che autorizza personale di terra a essere imbarcato sui traghetti sulle rotte italiane. Un accordo spinto con favore da Assarmatori, Confitarma e sindacati, ma che è apparso come un fulmine nel mondo della formazione. E non solo, visto che ieri, proprio su ShipMag, il senatore Gregorio De Falco tuonava contro il Ministro Giovannini.

Oggi sono arrivate anche le reazioni di USB, Aniformar e Confomar. “Da alcuni mesi, pur avendone completa responsabilità, le aziende del comparto marittimo ro-ro pax lamentano la carenza di forza lavoro da impiegare a bordo delle loro vetuste ed inquinanti navi. La prima misura richiesta, e già sul tavolo del prossimo ministro dei trasporti, è la facoltà di imbarcare marittimi extraeuropei anche a bordo di traghetti impiegati su tratte nazionali”, si legge nella nota di USB. “È evidente che il periodo di transizione governativa non consente di soddisfare nell’immediato la richiesta degli Armatori e quindi la parte datoriale e la politica si sono affrettati a varare un provvedimento “tampone” per fornire manodopera ai signori dei traghetti che, tra un’avaria e l’altra, trasportano il popolo dei vacanzieri”.

Si apprende dai giornali, visto che il testo dell’accordo non è stato reso pubblico, che l’armamento da settembre avrà la facoltà di presentare un piano di impiego per personale di camera e cucina sprovvisto di libretto di navigazione e dei corsi IMO, sembra nella capienza massima di 10-15 unità per nave.
In definitiva si ricalca quanto previsto per le navi da crociera sulla base dell’art. 17 della Legge 856/1986 con la differenza che la legge consente di appaltare servizi complementari di camera, servizi di cucina o servizi generali a bordo ad imprese nazionali o straniere mentre, nel caso in esame saranno direttamente le compagnie di navigazione ad ingaggiare detto personale”.

Sicurezza e tutela dei lavoratori

Il tema non è di lana caprina, perché riguarda sostanzialmente la sicurezza di bordo. Sia per il personale che verrebbe dunque imbarcato, sia per quella degli ospiti dei traghetti e in generale delle navi passeggeri che ne farebbero uso. Prosegue la nota: “Sul piano della tutela dagli infortuni e malattie professionali, non essendo personale marittimo il gravemente deficitario D.lgs. 271/99 non trova applicazione mentre, ha pieno titolo il D.lgs. 81/08 ed i suoi successivi aggiornamenti. In base a tale considerazione, gli armatori sono tenuti a produrre una valutazione dei rischi specifica non assimilabile a quella formulata per i lavoratori marittimi ed attuare i relativi provvedimenti di tutela e prevenzione conformemente alle disposizioni del D.lgs. 81/08 assumendo, tra l’altro, anche le conseguenti responsabilità in quanto datori di lavoro e, non essendo titolari della certificazione IMO/Basic, tale personale ausiliario, anche se familiarizzato, non potrà far parte dell’equipaggio ed assumere compiti di emergenza a bordo, riteniamo quindi, che esso dovrà essere imbarcato solo ed esclusivamente in soprannumero”.

Più morbida ma anch’essa mirata al punto, la nota congiunta di Aniformar (Associazione Nazionale Italiana Formatori Marittimi) e Confomar (Confederazione Formatori Marittimi), che recita: “Era molto difficile trovare una soluzione senza aprire crepe nel regime di Registro Internazionale che tutela l’occupazione nazionale, aprendo a lavoratori extracomunitari e si è optato per una soluzione, altrettanto discutibile, che apre all’imbarco di lavoratori non iscritti alla Gente di Mare. Bastava qualche settimana di anticipo nell’affrontare una emergenza, che si avvia ad essere strutturale, per trovare soluzioni che abbreviassero e semplificassero le lunghe procedure burocratiche per consentire l’imbarco di lavoratori non iscritti al Registro della Gente di Mare, senza creare un precedente assai pericoloso, quello di mettere a bordo lavoratori senza l’addestramento obbligatorio previsto dalla normativa Nazionale, dall’EMSA e dalla Convenzione Internazionale STCW”.

“Tale addestramento obbligatorio, per tutto il personale imbarcato, a qualunque titolo e per qualunque funzione a bordo, si riferisce ai Corsi quali Sopravvivenza e Salvataggio, Antincendio, Assistenza Passeggeri, necessari in modo che, all’occorrenza, i lavoratori a bordo siano in grado di tutelare sé stessi e gli ospiti della Nave. Derogare, anche temporaneamente, a queste garanzie di sicurezza a bordo, introduce un conflitto tra due esigenze, entrambe inderogabili: necessità operativa dei vettori navali e tutela dei livelli di safety a bordo. Auspichiamo che tale provvedimento di emergenza adottato dal MIMS rappresenti un unicum non replicabile in futuro, perché è interesse di tutti non abbassare mai le soglie di sicurezza sulle nostre Navi”.

Mauro Pincio