Interviste

Mattioli (Confitarma): “Duci ha ragione, il cluster si riunisca in un’unica grande Federazione del mare”

“E’ una proposta interessante, che condivido. Però, facciamo lo sforzo tutti insieme, per una volta, di non pensare troppo ai decaloghi ma di concordare preventivamente le linee di adesione per tutte le associazioni del cluster del mare e soprattutto di declinare una proposta congiunta”. Mario Mattioli, presidente di Confitarma, risponde “presente” all’invito di Gian Enzo Duci, numero uno di Federagenti, di provare a superare le divisioni che lacerano l’associazionismo marittimo-portuale attraverso la creazione di un’unica grande associazione sul modello tedesco che riunisca una volta ogni due anni armatori, agenti marittimi e broker. “Sul tema ho discusso con Duci un anno fa e la sua riflessione era quella di portare nell’ambito della Federazione del mare, dove c’è un cluster più allargato, più operatori possibili come fanno i tedeschi. Mi sembra una riflessione acuta, che rilancio con forza: è essenziale per il nostro settore creare un soggetto unico per avere più forza di contrattazione con il governo di turno”, aggiunge Mattioli.

La proposta è costruttiva, ma poi bisogna tradurla in pratica. Una cosa è certa: le divisioni che ci sono tra gli armatori rappresentano un vero limite visti i deludenti risultati che avete portato a casa con i decreti Rilancio e Semplificazioni. O no?

“La verità è che ne siamo usciti malissimo, perché non siamo riusciti a capitalizzare tutti i sacrifici che abbiamo fatto durante il lockdown quando abbiamo garantito l’approvvigionamento dei beni essenziali, dal cibo ai medicinali fino all’energia. Finiti gli encomi del governo, il settore poi è stato dimenticato. Di sicuro, all’industria del mare non ha fatto bene presentarsi divisa e proporre cose simili nella sostanza ma poi formulate in modo diverso dal punto di vista degli emendamenti”.

Nell’ultimo bozza del Decreto Semplificazioni c’era anche il provvedimento che consentiva alle società di navigazioni che operano nel Primo Registro, come quelle di cabotaggio, di avere uno sgravio contributivo entro il limite di 35 milioni di euro. All’ultimo, questo provvedimento è poi scomparso in Gazzetta Ufficiale. In vista del decreto di agosto, vi aspettate un intervento di compensazione da parte del governo?

“La ministra De Micheli si è impegnata pubblicamente a sostenere questo provvedimento con il sottoscritto e con tante altre persone. Non solo, la ministra ha anche aggiunto di avere l’impegno della Ragioneria dello Stato di far passare l’intervento in favore del Primo Registro. Mi auguro che alle parole seguano i fatti. Anche perché il governo ha trovato 24 milioni per gli ormeggiatori che fatturano 100 milioni l’anno, sarebbe oltremodo incredibile se non riuscisse a trovare 35 milioni per un settore che impiega miglia di persone e che sicuramente ha un fatturato superiore a quello degli ormeggiatori”.

Crociere, si parte o no?

“C’è un protocollo sanitario approvato dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico, ndr) e dal ministero della Salute. Il problema è che nel frattempo c’è stata la proroga al 31 luglio del blocco dei divieti che scadeva il 30 giugno. Il problema è che una compagnia cruise per ripartire deve programmare i viaggi in anticipo, quindi noi speravamo che le crociere fossero escluse da questi divieti. Ma così non è stato. Penso che ci sarà un Consiglio dei Ministri a breve termine che dovrebbe finalmente permettere alle crociere di ripartire applicando il protocollo sanitario. Speriamo che questo possa accadere a metà agosto”.

Capitolo Autoproduzione. C’è quasi la sensazione che su questo tema sia in atto una battaglia ideologica da parte dei sindacati e degli armatori. A breve ci sarà un tavolo al MIT per tentare in extremis di trovare un accordo che garantisca la pace sociale nei porti. E’ un’impresa così difficile? D’altronde, in Italia solo in pochissime realtà l’autoproduzione è stata autorizzata, laddove non ci sono gli art.17 si può fare, in più riguarda quasi esclusivamente la categoria dei traghetti…   

“Innanzitutto, sarebbe stato molto meglio avere un tavolo prima che l’autoproduzione diventasse legge, anche per valutarne gli effetti. Sul tema è intervenuta poi la Ragioneria dello Stato giudicando la norma di dubbia legittimità. Comunque, noi manifesteremo al MIT il nostro disappunto, spiegando i motivi per i quali gli armatori ritengono questa battaglia di retroguardia. Ricordo inoltre che la riforma 84/94 ha concesso la possibilità di avere forme di autoproduzione, che hanno portato nel corso degli anni maggiore occupazione, non necessariamente prodotta dalle imprese di navigazione. Aggiungo che l’autoproduzione dà di fatto la possibilità di poter dialogare secondo una logica di mercato con chi fornisce quel tipo di servizio. Con il nuovo provvedimento, si sta ricreando un monopolio. E’ vero, come dice lei, che laddove non ci sono articoli 17 c’è la possibilità di autoprodurre, però sembra obiettivamente una presa per i fondelli che in alcuni porti si possa fare e in altri no”.

L’accusa è che talvolta l’autoproduzione venga utilizzata in modo illegale, sfruttando gli equipaggi…

“Sono strumentalizzazioni. Gli armatori sono presi pubblicamente di mira e vengono accusati di utilizzare personale sottopagato a bordo delle proprie navi per fare operazioni in totale sfregio della sicurezza. Sono informazioni false e tendenziose”.

Turn over dei marittimi. Avete avuto la risposta dal MIT al vostro appello per firmare l’accordo sottoscritto da 13 paesi internazionali a vocazione marittima per incentivare l’avvicendamento a bordo delle navi?

“Purtroppo, no. Stiamo ancora aspettando una risposta. Avrei voluto vedere la stessa veemenza con cui il governo ha seguito il provvedimento sull’autoproduzione anche sull’avvicendamento dei marittimi a bordo delle navi. Ma così non è stato, e la situazione resta gravissima. Sollecitiamo di nuovo il governo a firmare quell’accordo”