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Mercato container, la stima di Jensen (Sea-Int): profitti oltre le attese a quota 15 miliardi di dollari nel 2020

Milano – Il quarto trimestre resta la grande incognita per il mercato containerizzato, dopo un semestre a dir poco esaltante. Con le tariffe dei noli praticamente impazzite, tanto da costringere le più importanti società di analisi dello shipping a rivedere in corsa, più volte, le loro previsioni. Le ultime sono distanti anni luce da quelle a tinte fosche di qualche mese fa. Ora, intravedono un anno – il 2020 – da record in termini di profitti. L’anno più redditizio mai registrato dal settore.

Almeno è questa l’indicazione che arriva dalle parole di Lars Jensen, co-fondatore e CEO di Sea-Intelligence. L’improvvisa impennata dei tassi dall’Asia agli Stati Uniti e i segnali di ripresa su altre rotte commerciali chiave hanno spinto l’analista a rivedere le sue previsioni per la redditività complessiva del settore per la seconda volta in due mesi. “Se guardiamo ad inizio anno, siamo sulla buona strada affinché il comparto realizzi un profitto complessivo di 15 miliardi di dollari, sempre che le compagnie di linea riusciranno a replicare i loro impressionanti risultati finanziari ottenuti nella prima metà dell’anno”, ha dichiarato Jensen la scorsa settimana al Container xChange Digital Container Summit. “La pandemia è stata un fenomeno dirompente che ha costretto i vettori a cambiare completamente il modo di gestire le loro attività e i loro traffici, ma sono stati in grado di affrontare la crisi in modo solido. Penso che questa abilità i vettori probabilmente continueranno ad esercitarla in futuro, anche perché il loro potere contrattuale è aumentato, si tratta di un cambiamento strutturale”, ha aggiunto Jensen.

Con i tassi che non mostrano segni di rallentamento, secondo l’analista risulta difficile prevedere cosa accadrà nell’ultimo trimestre dell’anno, considerato che le tariffe dei noli hanno raggiunto livelli record dopo sette settimane consecutive di aumenti sulla rotta commerciale del Pacifico. Sebbene l’aumento dei tassi si sia stato in gran parte concentrato su quella che oggi è considerata la più importante “corsia” commerciale del mondo, un trend simile si inizia ad intravedere ora anche su altre rotte est-ovest e nord-sud. Non a caso, questa settimana, le tariffe registrate sull’indice Shanghai Containerized Freight tra l’Asia e la costa orientale del Sud America sono balzate da US $ 2.223 / TEU a US $ 2.901 / TEU, un rimbalzo del 31% rispetto alla settimana precedente.

Di fronte a uno scenario simile dal lato della domanda, nel 2008/2009 i vettori avevano fornito una risposta molto diversa subendo un duro colpo a causa della forte riduzione della domanda derivante dalla crisi finanziaria, con perdite complessive per 13,2 miliardi di dollari. “Appena il mondo è stato colpito dal Covid-19, l’ipotesi comune era che si potesse avere un calo della domanda simile a quello registrato durante la crisi finanziaria, con perdite pesanti per il settore”, ha osservato Jensen.

Sea-Intelligence non è stata la sola società d’analisi a prevederlo durante il periodo dei lockdown. Di recente, a giugno, anche il fondatore di Blue Alpha Capital, John McCown, ha previsto due scenari: il migliore con una perdita di 5,8 miliardi di dollari per il 2020 e il peggiore di 15,9 miliardi di dollari. Tutto questo non è accaduto, secondo Jensen, perché “il settore si è consolidato nel corso degli anni permettendogli di tenere la barra dritta anche in difficili condizioni di mercato”. “I manager delle compagnie di linea hanno messo a tacere le voci critiche che all’inizio della pandemia puntavano l’indice contro le decisioni di ridurre rapidamente la capacità di stiva delle navi sulle rotte commerciali principali con una serie di blank sailings per gestire più efficacemente lo squilibrio tra domanda e offerta”, ha sottolineato l’analista.

Solo l’arrivo di 1,47 milioni di Teu di ULVC, due terzi dei quali saranno consegnati alla Ocean Alliance (CMA CGM e China COSCO Shipping ed Evergreen) prima della fine dell’anno, avverte Jensen, “potrebbe sconvolgere le attuali condizioni commerciali così favorevoli e aumentare la probabilità che le compagnie di linea cadano di nuovo in schemi autodistruttivi come in passato”.

Per Larsen il quarto trimestre dell’anno rimane la grande incognita, “tuttavia anche se i tassi si riducessero ai livelli dello scorso anno – dice – avremmo comunque profitti di oltre 10 miliardi di dollari. Se i volumi dovessero scendere anche del 5% nel quarto trimestre, le compagnie di linea riusciranno a chiudere l’anno comunque con un profitto complessivo di 9 miliardi di dollari. Nel 2019, è stato di poco meno di 6 miliardi di dollari”.