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Migranti, guerre e terrorismo: in Europa sempre più controlli alle frontiere

La merce rallentata dall’incremento dei controlli. Prorogate a dicembre le misure restrittive in molti Paesi

Bruxelles – Sempre meno Europa, sempre più controlli e stop ai confini. Ne sanno qualcosa i responsabili del settore logistico (gli autisti di camion più di altri), alle prese con un ritorno a ispezioni e controlli delle diverse autorità nazionali. Un fenomeno che, curiosamente ma non troppo, coincide con l’appuntamento elettorale di oggi e domani.

I controlli alle frontiere austro-ceca e austro-slovacca sono stati prorogati dal governo austriaco fino al 15 ottobre di quest’anno. Immigrazione clandestina, traffico di esseri umani, criminalità organizzata, tensione sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e guerra in Ucraina sono i motivi che ufficialmente hanno spinto Vienna a non riaprire le frontiere.

Ma quello austriaco non è affatto un caso isolato, perché anche la Germania ha annunciato un’estensione delle misure restrittive alle frontiere. I controlli ai confini con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera sono in scadenza il 16 giugno, ma saranno certamente prorogati fino al 15 dicembre. Il governo tedesco, come quello austriaco, cita problemi di natura ‘umanitaria’ (traffico di migranti in primo luogo) e di sicurezza, considerata la vicinanza con l’Ucraina.

Anche la Slovenia estenderà i controlli alle frontiere con Ungheria e Croazia per altri sei mesi, dal 22 giugno al 21 dicembre: in questo caso il governo sloveno chiama in causa, oltre ai pericoli legati al traffico di persone, anche il terrorismo e i giochi olimpici di Parigi.

Controlli supplementari sono previsti anche in Francia, Italia e Danimarca: qui la lista completa delle decisioni.