Green&Tech Interviste Primo Piano

Messina (Assarmatori) all’UE: “L’ambiente si difende con meno tasse, tecnologie e ricerca”

A ShipMag il presidente dell’associazione degli armatori traccia gli obiettivi per il 2022 e PNRR: “Giudizio buono ma interventi siano coordinati”

Roma – Dal 2021 che si sta per chiudere, ai traguardi da raggiungere nel prossimo anno dove protagonista sarà il PNRR: “Non è quel Piano Marshall che avevamo richiesto, ma è un primo passo importante”, spiega a ShipMag il presidente di Assarmatori Stefano Messina. Che poi manda un messaggio all’Unione Europea: “Vogliamo far capire che l’obiettivo della decarbonizzazione non si raggiunge aumentando le tasse, ma utilizzando le migliori tecnologie e finanziando la ricerca”

Il 2021 è stato davvero l’anno della ripartenza per lo shipping? 

Rispetto al 2020 tutti i comparti del settore hanno avuto un risultato in crescita. Poi, guardando nel dettaglio, l’andamento è stato decisamente migliore nel trasporto merci rispetto a quello passeggeri, ma la ripresa c’è ed è confortante. I danni della pandemia pesano ancora sui bilanci delle società di alcuni comparti specifici e ci sono voluti ben più di un anno e gli sforzi di tutte le Associazioni di settore per avere la certezza che i ristori per il settore verranno finalmente erogati. Come dicevo, però, la ripresa comincia a farsi sentire e proprio per questo motivo c’è bisogno di non sbagliare i prossimi passi. A cominciare dalle misure che possono favorire l’occupazione marittima, e questa per Assarmatori è un’assoluta priorità. Gli effetti benefici della Legge 30 del 1998 che ha istituito il Registro Internazionale sono da anni sempre meno significativi. L’Italia si sta avviando a modificare l’ordinamento del Registro Internazionale secondo l’impostazione indicata dalla UE, ossia allargando i benefici per il lavoro marittimo previsti dalla legge 30/98 anche alle navi che battono bandiera di un Paese europeo o dello Spazio Economico Europeo e se si vuole far ripartire occupazione in questo settore è un’occasione da cogliere in pieno a cominciare dal settore crocieristico. Gli order book delle compagnie europee dimostrano che nei prossimi 6-8 anni ci saranno decine di migliaia di assunzioni di marittimi e di addetti ai servizi accessori. Il rispetto delle regole europee consentirà tali nuovi assunzioni con significative ricadute nei contesti geografici più delicati e tra questi, sicuramente, l’Italia”.

Quando potremo tornare alle performance pre-Covid per il settore?

Il trasporto, soprattutto container è tornato ai volumi precedenti, anzi li sta superando, ma ci sono ancora gli effetti del difficile funzionamento della supply chain mondiale, che stenta a tornare a regime per mille motivi, dalla congestione dei porti chiave alla carenza di container disponibili. Poi ci sono gli allarmi per la quarta ondata che sta facendo risentire i suoi effetti un po’ ovunque. Insomma, sarei cauto sulle previsioni”.

Qaul è il giudizio di Assarmatori sul PNRR?

“Non è quel Piano Marshall che avevamo richiesto ma è un primo passo importante, Il Fondo Complementare, ha stanziato 500 milioni da investire per il rinnovo o per l’adeguamento green delle flotte. Sono fondi riservati in via prioritaria ai traghetti e questa è sicuramente un’indicazione giusta, perché bisogna concentrare bene gli interventi, puntando soprattutto ad ammodernare il sistema di trasporto marittimo a servizio delle comunità insulari che risiedono nelle isole maggiori e minori del Paese o impegnato nelle Autostrade del Mare. Poi ci sono i fondi per il cold ironing, che è sicuramente un intervento importante, a patto che non si distribuiscano i soldi a pioggia ma si concentrino nei porti dove effettivamente servono”.

Per la svolta green c’è davvero il giusto supporto all’armamento?

“Nella transizione ecologica noi armatori ci crediamo sul serio e sono circa venti anni che stiamo percorrendo la rotta verso la decarbonizzazione tracciata dall’IMO. Ora, però, l’Unione Europea, con il pacchetto “Fit for 55”, si è posta come obbiettivo per il 2030 la riduzione delle GHG di almeno 55% rispetto al 1990 e la carbon neutrality per 2050, obbiettivi per lo shipping sensibilmente più stringenti e più ravvicinati nel tempo rispetto a quelli, già sfidanti, delineati dall’IMO. Peccato che realisticamente nessuno possa realizzarli, perché entro quelle scadenze non saranno disponibili i carburanti green e le adeguate infrastrutture di stoccaggio e rifornimento ed anche il ricambio delle flotte richiede dei tempi difficilmente compatibili con quelli delineati. Anche sotto il profilo della tecnologia disponibile, attualmente né l’idrogeno, né l’ammoniaca sono alternative praticabili e soltanto il 12% delle navi in costruzione prevede motorizzazioni con dual-fuel, con un secondo fuel che nella maggior parte dei casi è il GNL, che per altro per le regole Fit for 55 potrebbe non essere considerato green”.

Dove si poteva migliorare? 

“Tutto si può sempre far meglio, ma parlando del PNRR il nostro giudizio complessivo è buono. Ripeto, a preoccuparci sono di più i nuovi obbiettivi che si sta dando l’Unione Europea, o meglio le politiche che si vogliono attuare per raggiungerli. Noi crediamo che quegli obbiettivi vadano ricalibrati secondo prospettive di riconversione più realistiche. Mentre va assolutamente scongiurata l’estensione del sistema dei certificati di emissione (ETS) allo shipping, che rischia di avere ripercussioni negative in ambito economico e sociale, senza produrre significavi benefici ambientali, ossia una scelta essa stessa non sostenibile; visto che la sostenibilità, non può essere solo ambientale, ma anche sociale ed economica”.

Dal PNRR arriverà una pioggia di risorse, ma daranno veramente la svolta al comparto?

“Come ho già detto, quelle che avranno ricaduta diretta sullo shipping non sono tantissime, ma non ci lamentiamo. L’importante, mi ripeto, è che si concentrino bene gli interventi e si segua una visione d’insieme”.

Oggi cosa manca al nostro sistema portuale per competere ad armi pari con i grandi porti del Nord Europa?

“Mancano infrastrutture adeguate e moderne e non solo nei porti, ma soprattutto nei retroporti. Servono collegamenti efficienti con ferrovie e reti stradali, serve l’intermodalità. E’ per questo motivo che prima parlavo di una visione d’insieme. Il PNRR fa un grande sforzo sulla rete ferroviaria e mette risorse importanti anche sul sistema portuale. Facciamo in modo che gli interventi siano coordinati”.

Gli obiettivi nel 2022 per Assarmatori quali sono? 

“In gran parte glieli ho già detti. Vogliamo seguire passo dopo passo l’attuazione del PNRR per ottenere il miglior risultato possibile, Vogliamo far capire all’Unione Europea che l’obbiettivo della decarbonizzazione non si raggiunge aumentando le tasse, ma utilizzando le migliori tecnologie e finanziando la ricerca. E vogliamo fare ogni sforzo per far crescere l’occupazione marittima a cominciare dalla grande opportunità dell’allargamento dei benefici del Registro Internazionale alle bandiere europee”.