Crociere e Traghetti

Moby-Cin, Vincenzo Onorato e i due figli chiedono di patteggiare la pena

Le proposte di accordo saranno valutate dal giudice Luigi Iannelli nell’udienza del prossimo 9 ottobre

Milano – Svolta nell’inchiesta per bancarotta sul gruppo armatoriale della famiglia Onorato. L’armatore Vincenzo e i due figli Achille e Alessandro, indagati dalla procura di Milano per reati fallimentari legati alla gestione di Cin-Moby, chiedono di patteggiare. Il patron Vincenzo Onorato ha concordato con il pm Luigi Luzi una pena 3 anni e 10 mesi mentre i figli 2 anni con pena sospesa. Le proposte di accordo saranno valutate dal giudice Luigi Iannelli nell’udienza del prossimo 9 ottobre.

Secondo il materiale raccolto dall’accusa, Vincenzo Onorato e i due figli, in qualità di amministratori, “depauperavano il patrimonio” della Compagnia italiana di navigazione, “privandola della liquidità occorrente per il regolare adempimento delle proprie obbligazioni e in particolare quella del pagamento del saldo del prezzo di acquisto del ramo d’azienda di Tirrenia in As”, attraverso “il sistematico drenaggio di risorse finanziarie a favore di Moby”. Una condotta per gli inquirenti che avrebbe avuto lo scopo “essenzialmente” di far fronte agli “oneri finanziari” sulla società di traghetti “gravanti per effetto della complessiva operazione funzionale all’acquisizione del controllo totalitario, da parte della famiglia Onorato, di Moby e di Cin”.