Interviste Porti

Monti: “Porti ostaggio della burocrazia, la politica si riappropri del diritto di fare le riforme”

L’appello del presidente del porto di Palermo: “E’ arrivato il momento di concentrare l’attenzione sull’industria porto, di comprenderne realmente la forza e le potenzialità”.

“Credo che sia arrivato il momento di concentrare l’attenzione sull’industria porto, di comprenderne realmente la forza e le potenzialità, e di constatare quanto sia triste, in un comparto così importante per il Paese, che la risposta dello Stato sia lasciata alla burocrazia, di fronte a un indirizzo politico chiaro e unanime. Incredibile!”. Non usa giri di parole, Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Sicilia Occidentale, per denunciare l’impatto della burocrazia sul futuro della portualità italiana.

Lei si è sempre battuto per la managerialità nei porti che dovrebbe essere superiore alla politica. Eppure, nemmeno la politica riesce a battere la burocrazia che sta fermando i sostegni previsti dai porti. E’ una sconfitta per tutti? E di chi è la colpa?                              

“Nonostante in Commissione sia stato approvato con l’accordo di tutte le parti, l’emendamento che riguarda l’allargamento anche al 2021 dei fondi per la pandemia alle imprese portuali è stato ugualmente bloccato. Allora i problemi sono due. Il primo: aver gestito la riforma della portualità all’interno di quella della pubblica amministrazione, confermando l’idea che la principale industria del paese – la portualità, appunto – possa essere gestita come se fossimo, con tutto il rispetto, dentro un ministero o un ente locale, qualcosa, cioè, al di fuori del mercato. Il secondo: ancora una volta si è creata una situazione per la quale viene bloccato un emendamento – approvato dal Parlamento in maniera compatta – fondamentale per mantenere la stabilità di quell’industria che, durante l’emergenza sanitaria, è stata in prima linea con il sudore dei suoi lavoratori, con il rischio che gli stessi si sono assunti pur di non far mancare i beni di prima necessità. Io credo che sia arrivato il momento di concentrare l’attenzione sull’industria porto, di comprenderne realmente la forza e le potenzialità, e di constatare quanto sia triste, in un comparto così importante per il Paese, che la risposta dello Stato sia lasciata alla burocrazia, di fronte a un indirizzo politico chiaro e unanime. Incredibile! Ciò è frutto di quanto ho appena spiegato e del fatto che, fin quando le autorità saranno iscritte in quel maledettissimo elenco Istat e pensate, o viste, come direzioni generali dei ministeri – avendone solo gli oneri e mai gli onori – e non come elementi di mercato nel mercato, non si andrà da nessuna parte. Solo il coraggio di riformare potrà salvarci. La politica si riappropri del diritto di fare le riforme, e le faccia. Il mercato dello shipping versa nelle casse dello Stato ogni anno qualche miliardo di euro, impensabile che in un momento così non si consenta alle autorità, che di ricavi provenienti dal quel mercato si nutrono, di poter venire incontro alle esigenze di imprese e lavoratori del settore; così come è demenziale per i motivi suddetti che lo Stato, attraverso la ragioneria generale, non approvi un emendamento che prevedrebbe un impegno di soli 50 milioni di euro circa”. 

Non sono stati spesi i sostegni previsti per il 2020 dal art. 199 del decreto sostegni. Si chiede di utilizzare i residui per il 2021 per il lavoro e i concessionari in grave difficoltà. Dove è finita l’autonomia finanziaria prevista dalla legge 84 per le AdSP?

“Non c’è più autonomia finanziaria, non c’è più autonomia amministrativa. C’è invece il boia che, a un certo punto, deve far saltare per forza qualche testa, anche quando si tratta di un settore, di imprese e lavoratori fondamentali per il Paese. In maniera quantomeno incomprensibile, di frequente compare il burocrate di stato – con l’arroganza di chi non sa, e senza neanche l’umiltà di comprendere, o di cercare di comprendere, ciò che avviene all’interno di un’Autorità o di un porto – a sindacare la gestione di un ente difficilissimo da governare perché elemento di mercato nel mercato. E addirittura arriva a cassare un emendamento approvato senza neppure intuirne il significato. Allora io invito chi opera nei ministeri e ha l’enorme onere di verificare carte e numeri e di fare i – giustissimi – controlli, di venire nei nostri uffici per constatare in prima persona cosa significhino, e quanto siano delicati, la gestione di un porto e i processi che regolano un’Autorità. L’autonomia finanziaria per noi è fon-da-men-ta-le, tanto che proprio su di essa si è basata la rivoluzione del ‘94 che ha portato all’istituzione delle autorità portuali. Più vado avanti e più mi rendo conto quanto gli errori del passato vadano compensati e quanto sia più che mai necessaria un’ulteriore riforma in grado di eliminare i tanti, troppi, colli di bottiglia che affrontiamo quotidianamente. E, perché no, di impedire che un burocrate di stato blocchi una norma importante”. 

Il MIMS sembra non riuscire a difendere i porti italiani. E’ d’accordo?

“I porti devono potersi difendere da soli! Le autorità devono poter sprigionare le proprie potenzialità in piena autonomia, devono essere liberate da lacci e lacciuoli. Solo così potranno essere vincenti e determinanti. Fermo restando il – doveroso – controllo, il MIMS ha già tanto da fare e poche risorse umane per occuparsi anche di questioni che le AdSP potrebbero tranquillamente affrontare in autonomia, anche attraverso la propria Associazione. Il Ministero oggi è, tra l’altro, chiamato a gestire il fondo complementare, le opere commissariate e tutto quanto ne consegue. C’è, dunque, un lavoro straordinario su cui concentrarsi e spero che il MIMS possa avere a disposizione nuovo personale che, oltre al monitoraggio, possa seguire le autorità nel duro compito di realizzazione e rendicontazione delle opere stesse. Non è con la sola assegnazione di risorse finanziarie che si realizzano le opere. Noi abbiamo la necessità di avere una direzione generale energica e in grado di accompagnare la complessa attività che normalmente svolgiamo e che si prevede ancora più gravosa nel prossimo futuro. Quindi penso sia inutile aggravare ulteriormente il MIMS con questioni sulle quali dovremmo essere direttamente noi in grado di agire. E di agire con forza”.