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Oltre la Diga, il porto di Genova mette in calendario più di 2 miliardi di euro di cantieri / Il documento

Il presidente Signorini: ” Siamo di fatto una delle più importanti stazioni appaltanti del Paese”

Genova – Dalla nuova diga al waterfront di levante, dai nuovi varchi dei terminal di Prà all’elettrificazione delle banchine. I temi sul tavolo del porto di Genova sono molti, e gli investimenti relativi sono già in programma. L’occasione per presentare l’avanzamento dei cantieri è la conferenza stampa di questo pomeriggio a Palazzo San Giorgio, attraverso le parole del Presidente Signorini, del Sindaco di Genova Marco Bucci e del Presidente della Regione Giovanni Toti. «Sono 27 gli interventi su cui siamo al lavoro per trasformare il porto e la città di Genova», dice il Presidente dell’Autorità di Sistema.

«Oltre 2,2 miliardi di euro sono già stanziati per intervenire ad ampio spettro. Dalla nuova diga alla torre dei piloti, dal rifacimento e dalla trasformazione dell’Hennebique al cold ironing, tutti interventi che derivano dal “decreto Genova”, i cui 36 mesi disposti dalla legge scadono proprio oggi».

La normativa, derivata dalla tragedia del Ponte Morandi, istituiva anche la struttura commissariale governata dal Sindaco di Genova, Marco Bucci. Che proprio su questo tema rispedisce al mittente le critiche sulla commistione di governance: «L’amministrazione comunale ha aiutato Palazzo San Giorgio, e viceversa, anche grazie a questa legge. Ma non ci sono conflitti su chi decide. La visione è complessiva e riguarda il futuro del territorio della città metropolitana».

Entro aprile, Palazzo San Giorgio prevede l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione della diga, del valore di oltre 950 milioni. Ma il calendario dei cantieri prevede che da oggi al 2026 verranno realizzate opere in grado di cambiare profondamente la struttura del porto, la sua strategia e anche la connessione tra esso e la città. «Abbiamo già avviato 20 cantieri su 27, una performance non irrilevante», continua Signorini.

«Siamo di fatto una delle più importanti stazioni appaltanti del Paese, con oltre 950 milioni di euro investiti nel 2021. La macchina amministrativa ligure, tra Comune e Regione, ha dovuto mettere in piedi 62 gare, di cui 49 sono già state concluse, e l’impatto sull’occupazione sarà notevole, con oltre 22.000 unità impiegate nella costruzione del waterfront, nel potenziamento dei nuovi varchi di Prà, nella digitalizzazione delle strutture di accesso ai terminal, e su tutti gli altri interventi».

Nel programma straordinario di interventi messo in piedi nel 2019, gli importi degli investimenti aumentano di anno in anno. Dai 156 milioni investiti nel 2019 si passa ai 164 del 2020, ai 950 milioni dello scorso anno (quasi tutti dirottati sulla diga), arrivando fino al 1 miliardi di euro previsti per il 2022. Il valore aggiunto diretto per la città viene stimato in circa 1 miliardo di euro, entro il 2026, stando alle proiezioni del centro studi Prometeia. Il territorio cittadino sarà profondamente rinnovato, anche a seguito di quello che significa avere nuovi spazi portuali, come la diga. «Da un punto di vista tecnico stiamo parlando anche di interventi notevoli», commenta Bucci, «ci saranno delle peculiarità non esistenti in altre parti del mondo. Anche per il turismo? Perché no. Oltre alla ricaduta occupazionale, c’è la possibilità di creare business, nuove aree di sviluppo per la città, per la digitalizzazione e per l’eco-sostenibilità. Arriverà un piano ancora più importante quando queste aree di superficie acquea saranno nelle mani della città».

A supportare la visione di lungo periodo del sindaco, il presidente Toti, che con Palazzo San Giorgio condivide la visione complessiva: «Possiamo dire che il PNRR a Genova è arrivato in anticipo di qualche anno. Stiamo parlando di un futuro che ci bussa alle porte, non solo con i tecnici ma anche per i cantieri già aperti. La città si candida ad essere una delle città più cool del Mediterraneo, come la Barcellona post Olimpiadi e la Berlino dopo la caduta del Muro». Oltre ai cantieri, c’è anche tempo per Signorini per fare il punto sulla situazione della CULMV: «Confidiamo che la Compagnia Unica sarà sempre più forte e indipendente, che sia in grado di proseguire in una tradizione di oltre 700 anni di lavoro».

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