L'intervista Porti e Infrastrutture

Pacorini, rotta sugli Usa per caffè e cacao. E nei metalli non ferrosi guarda al Sudafrica

Il ceo di Silocaf, Riccardo Marchesi: “Aumento dei prezzi causato da cambiamenti climatici e speculazione; ora incide anche la crisi del Mar Rosso”. L’Italia importa 600 mila tonnellate di caffè verde. In testa i porti di Genova e Vado Ligure, poi Trieste e Napoli. Il gruppo nel 2023 ha fatturato 253 milioni

Genova – Il rincaro delle uova di Pasqua, prima, e ora pure lo spettro di un nuovo aumento del prezzo della tazzina di caffè, sono le ultime tessere di un problema legato soprattutto al cambiamento climatico, che si è abbattuto su caffè e cacao, complicato dalla crisi nel Mar Rosso e ha spinto l’impennata delle quotazioni. Riccardo Marchesi, ceo di Pacorini Silocaf, e responsabile Europa, Vietnam e Brasile per caffè e cacao nella holding Pacorini, il maggior fornitore di servizi di logistica per il mercato mondiale del caffè, e leader anche nei metalli non ferrosi, spiega che cosa sta succedendo dal punto di vista della logistica, fra arrivi in calo e scorte di magazzino che non sono mai state così basse. “Da fine aprile però si registra qualche segnale di miglioramento negli arrivi”, aggiunge e racconta i progetti dell’azienda e del gruppo, con quartier generale a Trieste, che per il 2024 punta soprattutto allo sviluppo negli Usa.
Cosa sta succedendo?
“Tutto parte dal fenomeno del Nino, nel 2023, che ha provocato, soprattutto in Asia, siccità e l’ha causata anche in West Africa, dove Costa d’Avorio e Ghana producono il 70% del cacao mondiale. Per il cacao se c’è un problema in questi due paesi, automaticamente c’è un problema anche per la produzione mondiale. Per il caffè, la cui produzione è più distribuita su diversi Paesi, il problema è stato principalmente in Asia dove si produce più caffè di qualità Robusta. Meno chicchi, domanda alta: l’effetto è stato l’aumento dei costi della materia prima. Senza contare che all’effetto climatico si somma poi anche un effetto in parte speculativo”.
Quindi minori quantità che circolano? Per voi quanto sta pesando?
“C’è una diminuzione degli arrivi e anche degli stoccaggi. Aziende come la nostra su questo soffrono perché noi viviamo anche di magazzinaggio. Pacorini infatti è leader mondiale nella movimentazione, stoccaggio e lavorazione del caffè verde. Gestiamo tutta la supply chain dai paesi d’origine ai torrefattori di tutto il mondo. Quando ci sono minori arrivi, come adesso, succede che i torrefattori consumano le scorte in magazzino quindi il costo cresce, sia perché la materia prima deve essere pagata molto più cara e comprare il caffè a 2 dollari al chilo o 5 fa la differenza e sia perché i tassi sono molto alti quindi costa di più finanziarsi: è la tempesta perfetta. Naturalmente i torrefattori cercheranno di ribaltare sui consumatori gli aumenti subiti e bisogna vedere che effetti ci saranno sui consumi”.
Sono calati anche i traffici marittimi di caffè e cacao?
“Sono diminuite in parte le importazioni e i minori arrivi sono stati compensati con l’utilizzo delle scorte presenti nei magazzini, i nostri e quelli dei nostri concorrenti, che sono calate moltissimo”.
Dove sbarca il caffè in Italia?
“L’Italia è il secondo importatore di caffè dopo la Germania. Importa circa 10 milioni di sacchi che moltiplicati per 60 chili fa 600 mila tonnellate. Il primo sistema portuale dove sbarcano i contenitori è quello di Genova e Vado Ligure. Il secondo è Trieste e il terzo Napoli. I primi due coprono il Nord Ovest, Trieste il Nord Est e parte delle torrefazioni dei Balcani. Napoli principalmente la Campania. Poi il caffè arriva anche a Gioia Tauro, ma da lì copre solo Sicilia e Calabria”.
Come è oggi la situazione di arrivi e magazzini per caffè e cacao?
“C’è stata una contrazione degli arrivi, ma la situazione sta già migliorando. Comunque non è che non ci sarà caffè sugli scaffali, ci sarà ma costerà di più. Come il cacao. Gli effetti sui prezzi al consumo non si sentono subito perché il torrefattore compra in anticipo e magari aveva scorte con contratti chiusi un anno fa costi più bassi”.
Le ripercussioni sulla catena logistica?
“Come società di logistica vendiamo e compriamo servizi, quindi anche noi subiamo in queste situazioni di mercato anomale, di grande volatilità dei prezzi, le conseguenze di stoccaggi molto bassi. I prezzi, però, sono un problema che riguarda principalmente i rapporti fra produttori, trader e torrefattori. La dinamica è stata di arrivi più bassi nell’ultimo trimestre del 2023 e nel primo del 2024. Il Brasile produce il 40% circa del raccolto mondiale di caffè Robusta e ha avuto problemi climatici, anche una gelata due anni fa, ma quest’anno non ne ha e ha aumentato la sua quota di mercato di vendita”.
Numeri?
“Abbiamo una visione limitata alla nostra attività. Gli stock di caffè in Europa sono precipitati del 30-40%, ai minimi storici. Però da aprile la situazione degli arrivi è migliorata, non gli stoccaggi. Come Pacorini posso dire che le scorte presenti nei nostri magazzini sono scese quasi del 40% rispetto alla media degli anni “normali”, perché non sono state sostituite da nuovi arrivi. Tantissimo”.
Per il cacao?
“Se vogliamo è ancora peggio. Perché per il caffè ci sono più paesi esportatori della qualità Robusta e il Brasile, già leader mondiale nell’Arabica, sta crescendo moltissimo anche nella produzione di Robusta, e questo aumento sta compensando il calo di Paesi come il Vietnam e l’Indonesia. Per il cacao invece non ci sono alternative, la produzione è appannaggio al 70% di Ghana e Costa d’Avorio e se hanno un problema si riflette immediatamente sui prezzi che da 3.500 dollari a tonnellata sono saliti fino a 11 mila. E anche in questo caso sono diminuiti gli stoccaggi ma si intravede una ripresa degli arrivi, c’è stato un ribilanciamento fra importazioni e consumi da fine marzo inizio aprile”.
Il gruppo Pacorini ha festeggiato 90 anni l’anno scorso, come è strutturato?
“L’azienda è nata nel 1933 come società di logistica specializzata nella movimentazione, stoccaggio e lavorazione del caffè verde, cacao e metalli non ferrosi, come zinco e alluminio. E’ una multinazionale familiare, ancora al 100% di proprietà, che si è specializzata in queste tre commodities, lavoriamo sia con chi vende le materie prime, sia con chi le compra: nel caso del caffè i torrefattori. Abbiamo magazzini o impianti anche di lavorazione un po’ in tutto il mondo e siamo un elemento fondamentale – come possono esserlo le compagnie di navigazione per il trasporto – sulla supply chain di questi prodotti, dai paesi produttori ai clienti finali”.
Come è andato il 2023?
“Come gruppo abbiamo fatturato 253 milioni, in calo rispetto ai 301,4 milioni del 2022, ma per una società familiare di servizi è una cifra alta. Come Pacorini Silocaf il fatturato 2023 è stato di 34,2 milioni. La tempesta perfetta che ha scosso i settori del caffè e del cacao ha toccato anche noi, ma noi nel 2023 siamo anche cresciuti come volumi con l’acquisizione di nuovi clienti”.
Oltre a movimentazione e stoccaggio, c’è anche una parte industriale nella vostra attività?
“C’è una parte per cui negli impianti silos il caffè viene anche lavorato. Essendo un prodotto agricolo, come il grano e come il riso, necessita di alcune attività che noi forniamo ai clienti, di lavorazione o “pulizia” del caffè, ma anche di miscelatura. Serviamo tutti i grandi nomi del caffè, ma lavoriamo anche con i piccoli torrefattori, che soprattutto sul mercato italiano sono importanti. Mentre la Germania ha quattro grossi gruppi, in Italia ce ne sono centinaia”.
Pacorini Silocaf è la società del gruppo che si occupa dell’Italia e del caffè?
“La holding è Bruno Pacorini, dal nome del fondatore e controlla una serie di società. Quella che si occupa di caffè e cacao in Italia è appunto Pacorini Silocaf, 116 dipendenti (950 il gruppo), la sede principale è a Trieste e poi in Italia siamo nei porti di Vado Ligure, Genova, Trieste e Gioia Tauro. Oltre a Pacorini Silocaf, c’è Pacorini Metals che si occupa dei metalli non ferrosi. La holding segue tutta la parte finanziaria consolidata e il controllo delle varie società, comprese quelle operative che svolgono attività nei vari paesi in cui operiamo. Siamo presenti in Europa, Nord e sud America, Sud Africa e Asia”.
L’attività caffè e cacao è predominante nel gruppo?
“No, il 50% è fatto dai metalli non ferrosi e anche lì operiamo in Europa, Stati Uniti e Asia e abbiamo un’operazione in corso anche in Sudafrica”.
Previsioni per il 2024?
“Dopo il boom che c’è stato nella logistica post Covid, con movimentazioni e traffici che sono ripartiti a mille, ora il 2024 lo vediamo come un anno difficile. Fare previsioni sui numeri è prematuro, ma è palese che sarà un anno più complicato rispetto ai precedenti ed è innegabile che, anche a causa dei problemi climatici nelle zone di produzione che hanno creato questa volatilità di costi, i riflessi sui consumi e sui nostri clienti toccheranno anche noi”.
Progetti?
“Ne abbiamo molti. Nel caffè stiamo crescendo molto, dall’anno scorso, soprattutto negli Stati Uniti dove stiamo ampliando la nostra presenza, il numero di porti in cui operiamo. Cresciamo in termini di volumi e di clienti. Stiamo puntando sugli Usa per il caffè e sull’Asia per i metalli non ferrosi”.
Dopo il super silos per il caffè verde, inaugurato a Vado ligure nel 2022, avete altri investimenti in previsione in Italia?
“Adesso dobbiamo ammortizzarlo. Siamo un’azienda familiare e investimenti così dobbiamo farli poco alla volta. I prossimi sono appunto per il caffè negli Usa e i metalli in Asia: nuovi magazzini, porti da scalare e clienti da servire”.

Nella foto in alto, Riccardo Marchesi è il primo da destra