Interviste

Pellizzari: “Il porto di Venezia continuerà ad avere un ruolo strategico in Italia e nel mondo”

Il prossimo 25 marzo iniziano le celebrazioni per i 1600 anni della fondazione di Venezia. In vista di questo importante appuntamento per la città e il suo porto, ShipMag ha deciso di intervistare l’Ammiraglio Piero Pellizzari, dal 2018 direttore marittimo del Veneto e comandante della Capitaneria di porto di Venezia, per fare il punto con lui sull’attuale situazione dello scalo e sulle sue prospettive future, alla luce della situazione delicata che il porto sta vivendo causa Covid-19 dopo il crollo verticale del traffico crocieristico. Crollo che si aggiunge ai problemi cronici e strutturali che rischiano di tenere in ostaggio l’intero sistema portuale.

Partiamo dall’attualità: il Recovery Plan. Il 25 marzo si celebra l’anniversario della fondazione della città di Venezia, ma al momento il suo porto sembra non rientrare tra quelli strategici a differenza di Genova e Trieste. Qual è il suo giudizio in merito?

“Non è mio compito dare giudizi in merito. Da quanto leggo sul Recovery Plan il nostro governo ci sta attualmente lavorando.  Posso solo ricordare che il 25 marzo iniziano le celebrazioni per i 1600 anni di Venezia; il suo porto che è stato centrale per il successo della Serenissima – al di là del generale momento congiunturale  che sta vivendo in gran parte a causa della crisi pandemica – è il secondo scalo più importante in Italia nel traffico croceristico, ha dimostrato nei numeri grazie alla diversificazione delle merci che vi transitano grande capacità di adattamento alla crisi generale in atto; in esso inoltre vi sono realtà industriali di primaria grandezza nazionale tra cui, tra i tanti, ricordo all’interno del canale industriale Nord di Marghera lo stabilimento Fincantieri. Vi sono pertanto ragioni storiche, geografiche ed industriali suffragate da dati oggettivi che consentono di capire quale sia il ruolo che Venezia gioca a livello nazionale ed internazionale”.

Con la crisi delle crociere, questo ruolo è oggi offuscato. A maggior ragione a causa dell’incertezza che pesa sulla destinazione futura delle navi cruise. Nessuna misura concreta è stata ancora adottata. L’approdo in mare aperto, oltre le bocche di porto, resta una ipotesi. La soluzione provvisoria a Marghera oscilla tra impraticabilità e dannosità. Da luglio, con la possibile ripresa delle crociere, si moltiplicano le pressioni per riportare i giganti del mare nella Giudecca. Come si esce da questa situazione?

“Le indicazioni emerse nell’ultimo Comitatone sono quelle di consentire ormeggi diffusi che comprendano anche accosti delle navi da crociera presso alcune banchine di Porto Marghera; questo consentirà di alleggerire il traffico nei Canali di San Marco e della Giudecca, già sottoposti a limitazioni dimensionali ed a nostre prescrizioni di sicurezza, entrando in laguna dalla bocca di Malamocco”.

Un altro tema spinoso riguarda i fondali: ancora uno stop agli interventi di manutenzione del Canale Malamocco – Marghera dopo la richiesta del ministero dell’Ambiente di sottoporre a VIA nazionale l’attività di escavo e ripristino dei pescaggi. Qual è il suo punto di vista?

“Come Autorità Marittima abbiamo il compito di fornire con continuità certezze ai comandanti delle navi che scalano il porto di Venezia di poter manovrare in sicurezza per poter attraverso i lunghi canali marittimi portuali e raggiungere le banchine di Marghera e della Stazione Marittima. Soprattutto in un porto lagunare come quello di Venezia dobbiamo tornare ad una logica di manutenzione costante dei fondali e mantenimento delle sponde come accade in tutti gli scali. Questo non è elemento prescindibile per un porto”.

Di questo passo, dicono gli operatori, gli scali di Venezia e Chioggia saranno condannati all’irrilevanza…

“Anche nell’attuale situazione congiunturale credo si possa affermare, ed i dati lo dimostrano, che il porto sta rispondendo bene. Parlare di irrilevanza mi sembra fuori luogo. Posso solo aggiungere che l’attenzione dell’Autorità Marittima sul tema dragaggi è massima e che siamo in costante contatto con la locale AdSP per aggiornare la situazione attraverso l’adeguamento delle ordinanze che regolano i pescaggi con la volontà di continuare a permettere alle navi di scalare in sicurezza questo porto; ripeto attenzione massima perché il tema è centrale. Ma resto ottimista.”

Capitolo MoSE. Quando entra in azione, i porti di Venezia e di Chioggia non hanno accesso al mare. Un problema noto che rischia, anche in questo caso, di frenare la competitività dei due scali.

“Innanzitutto, è stato un privilegio vedere con i miei occhi il MoSE alzarsi per la prima volta a difesa di Venezia e della sua laguna. Si tratta di un’opera fondamentale per la città e per i suoi abitanti dopo i gravi disastri succedutesi nel recente passato. E’ vero: il problema per il porto esiste soprattutto in mancanza dell’operatività delle conche di navigazione che consentirebbero alle navi a Malamocco ed ai pescherecci a Chioggia di poter bypassare le barriere del MoSE, quando sollevate. Nonostante questo, si è cercato in modo sinergico e con il forte impegno di tutti di limitare i disagi per il traffico marittimo al minimo possibile; l’attenzione per il porto e per le sue necessità da parte di tutti gli stakeholder non è mai mancato attraverso un continuo scambio di informazioni e la stesura congiunta di una procedura di allertamento in continua evoluzione che ha visto l’importante contributo anche degli operatori portuali”.

Quando il MoSE entrerà a regime? E qual è il contributo dell’Autorità Marittima per migliorare il suo funzionamento?

“Siamo ancora in una fase sperimentale che ha consentito ai decisori di poter effettuare prove sul campo al presentarsi dei fenomeni di alta marea intervenendo sulle tre bocche di porto e sulle quattro schiere di barriere in maniera differenziata, limitando per quanto consentito i tempi di chiusura totale. Questo ha già permesso in buona percentuale ai traghetti e alle navi di non attendere qualche ora in rada ma di entrare in porto senza problemi. Centrale in questo contesto ritengo sia il ruolo dell’Autorità Marittima che ha il compito di svolgere un’attività di regolazione e supervisione del traffico marittimo in rada, sia in ingresso che in uscita dal porto; è proprio nei momenti di funzionamento delle barriere che emerge evidente la nostra attività di continuo adeguamento della pianificazione degli accosti,  di monitoraggio e di organizzazione del traffico – che consente di evidenziare la situazione in tempo reale ed allertare le navi sulla situazione in atto già a lunga distanza dal porto – ed infine il prezioso contributo dei servizi tecnico nautici – piloti, rimorchiatori e ormeggiatori;  tutto quanto sopra ha contribuito a dare risposte concrete al porto regolato di Venezia”.

L’Autorità Marittima è il primo anello della catena della digitalizzazione portuale nazionale. Lei si è occupato anche negli anni passati del tema. Qual è oggi lo stato dell’arte dei nostri porti? E quali sono gli ambiti sui cui investire in prospettiva?

La National Single Window che gestiamo unitamente all’Agenzia delle Dogane e che funge da sportello telematico per le operazioni di arrivo e partenza delle navi nonché di trattamento delle merci è un elemento di base per l’efficienza portuale.  Ad essa, grazie al monitoraggio del traffico marittimo da noi svolto in Mediterraneo attraverso sistemi in uso alla Guardia Costiera, si è aggiunto anche l’attività a supporto degli Uffici doganali di pre-clearing delle merci. Oggi, tutti questi processi sono digitalizzati e in prospettiva lo saranno sempre di più collegando sempre un maggior numero di amministrazioni e aumentando in modo esponenziale la quantità di dati trasmessi in tempo reale tra la nave e le stazioni a terra per tutte le esigenze della nave in porto ed in navigazione. Ne discende evidente che anche il tema relativo alla protezione dei dati e delle linee di comunicazione avrà sempre maggiore attenzione in considerazione della posta in gioco. Fondamentale per l’implementazione dei sistemi è l’attività in corso da parte del personale specializzato del Corpo in rappresentanza del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili presso le sedi internazionali deputate (IMO, Commissione europea e IALA) per la standardizzazione dei dati al fine di poter realizzare interfacce in grado di dialogare tra loro e poter parlare tutti a livello europeo e globale un unico linguaggio”.