Interviste Porti

Pessina: “Il porto di Genova guardi al futuro superando i localismi. No ai detrattori della diga”

Il presidente di Assagenti a tutto campo su PNRR, investimenti, supply chain, caro noli e commercio globale: “Il Med è e resterà centrale. Anzi, il suo ruolo politico crescerà”

Genova – Un fiume di risorse che inonderà l’Italia, in tutti i settori, e che avrà poteri quasi magici sulla struttura del Paese. Questa in sintesi la visione generale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) varato dal governo Draghi negli scorsi mesi, che però passa oggi all’esame dei fatti.

Il porto e il mondo del trasporto sono fulcri di una potenziale rivoluzione, dovuta in parte anche ai miliardi europei che arriveranno sui progetti in essere. “Ma dobbiamo essere prudenti”, afferma Paolo Pessina, presidente di Assagenti: “Dobbiamo guardare al PNRR come a uno strumento per l’intero Paese, che però deve essere messo a sistema. L’entusiasmo iniziale è passato, ora bisogna mettersi a lavorare molto velocemente per non sprecare un’occasione unica”.

Il porto di Genova è il centro del pensiero di Pessina, che rappresenta l’associazione agenti e mediatori marittimi. Se l’importanza dello scalo è cruciale per l’economia nazionale e locale, è necessario però un cambio di passo. “Da troppo tempo siamo Genova-centrici, focalizzati su aspetti puramente locali e squisitamente campanilistici. Il nostro porto necessita di un’attenzione particolare, perché qui si muovono tutte le tipologie di merci, e gli investimenti a suo sostegno sono importanti, quanto meno per mantenere il livello attuale di ricchezza”.

“In un convegno pubblico recente – aggiunge Pessina – il presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale Signorini ha detto che il Terzo Valico e il nodo ferroviario saranno pronti nel 2025, un anno avanti rispetto a quanto si diceva pochi mesi fa. Questo dato ci conferma la difficoltà reale di passare dai progetti ai piani esecutivi, un tema che, con la scadenza al 2026 delle risorse sul tavolo, va affrontato urgentemente”.

Ma la città ha bisogno di una visione più ampia, sottolinea ancora Pessina: “Non concordo con i detrattori della diga, perché senza il PNRR saremmo stati fortunati ad avere Terzo Valico e nodo ferroviario, con poi un problema alla fonte. I trend ci dicono che probabilmente avremo in futuro meno navi in circolazione, ma sempre più grandi. L’attuale imboccatura del porto non è sufficiente a ospitare unità lunghe 400 metri, per cui la diga serve prima di tutto a questo: mantenere il livello costante”.

Un livello che oggi, causa congestione dei porti e blocco su alcune produzioni, rischia di essere in pericolo. “Prevediamo che i noli rimarranno a questi livelli fino alla fine del 2022, almeno finché non entreranno sul mercato tutte le navi ordinate nell’ultimo anno e mezzo – segnala Pessina -. La situazione è molto più complessa di quel che pensiamo, anche perché del fallimento di Hanjin non abbiamo memoria evidentemente. Le fusioni che ci sono state tra i grandi player sono state funzionali alla sopravvivenza, non hanno di certo creato valore di per sé. Quindi pensiamo che il costo dei noli si abbasserà, ma non tornerà ai livelli del 2019″.

E se sull’ambiente la visione del presidente di Assagenti è ottimista, sugli investimenti per arrivare alla neutralità carbonica c’è molto su cui ragionare: “È giusto che i giovani spingano il commercio e i governi in una direzione, così come la digitalizzazione è un fattore positivo. Ma andiamo per gradi e ragioniamo sull’esistente. Se parliamo di elettrificazione di banchine (cold ironing), dobbiamo necessariamente capire chi paga il costo dell’energia, una volta che una nave da crociera si attacca alla corrente. Se una di queste unità attracca a Savona, consuma quanto l’intera città. E dobbiamo anche avere certezza che l’energia prodotta sia prodotto di rinnovabili, non si fonti combustibili. Tutti i temi che abbiamo di fronte sono complessi, e richiedono di piani con una logica nazionale”.

Piani e investimenti che però si scontrano anche con una realtà geopolitica in fibrillazione. “Il Mediterraneo è e resterà centrale. Anzi, il suo ruolo politico crescerà”, predice il numero uno di Assagenti. Che non si nasconde anche sull’atteggiamento locale: “Dobbiamo imparare a guardare al mondo, e poi alla città. Se non abbiamo una visione a lungo termine e continuiamo a farci concorrenza tra porti a 50 chilometri di distanza, non riusciremo ad avere una visione complessiva sugli investimenti”.

Investimenti che oggi riguardano la sfera delle infrastrutture, ma anche ambiente e formazione. “Come associazione e federazione siamo impegnati a cercare di colmare quel gap fra il piccolo associato, che conta magari 2 o 3 persone, e il gigante che ha capacità di formazione interna consistenti. La lista dei cambiamenti e delle sfide che il cluster si appresta ad affrontare è lunga, è necessario affrontare tutti gli argomenti e dare strumenti utili per il futuro del settore”.