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PIL cede altre 3 navi e razionalizza i servizi per ridurre il passivo

Singapore – Pacific International Lines (PIL) ha venduto altre tre navi portacontainer, le più vecchie della sua flotta, per tentare di ridurre l’indebitamento e di razionalizzare ulteriormente i servizi. VesselsValue ha riportato il 14 settembre 2020 che la compagnia di linea di Singapore ha venduto le unità Kota Jasa da 1.728 Teu costruita nel 2001, Kota Ganteng da 2.607 Teu del 2002, Kota Laju (nella foto) da 4.253 Teu del 2005.

I prezzi di vendita non sono stati resi noti, sebbene – secondo VesselsValue – i valori di mercato di Kota Jasa, Kota Ganteng e Kota Laju siano rispettivamente di 2,85, 4,13 e 8,18 milioni di dollari. Stando a fonti ufficiose, l’operatore di linea indonesiano Temas Line avrebbe acquistato la nave Kota Ganteng, una società greca la Kota Laju, mentre l’acquirente di Kota Jasa risulta sconosciuto.

In queste settimane, PIL, fondata dal miliardario Chang Yun Chung morto il 4 settembre all’età di 102 anni, è in trattativa con Heliconia Capital, società d’investimento guidata da Lim How Teck, controllata da Temasek Holding e focalizzata nello sviluppo e rilancio delle aziende di Singapore. L’auspicio delle parti sperano di concludere le discussioni entro la fine di questo mese. Già il 30 luglio, Heliconia Capital aveva accettato di effettuare un primo investimento provvisorio di 112 milioni di dollari.

Al momento, non si conoscono i dati finanziari di PIL relativi alla seconda parte del 2019 e del 2020 visto che la società ha deciso di non divulgarli fino al completamento della trattativa con Heliconia. I numeri relativi alla prima parte del 2019, gli unici noti, riportavano una perdita netta di 65 milioni di dollari, rispetto ai 141,18 milioni di dollari nel primo semestre 2018. Al 30 giugno 2019, PIL ha registrato un passivo di 1,82 miliardi di dollari, di cui quasi 1,07 miliardi da rimborsare in un anno. Un passivo superiore al suo patrimonio netto di 1,59 miliardi di dollari USA,

PIL ha fatto tutto il possibile per salvarsi, inclusa l’uscita dal traffico transpacifico, la vendita di una filiale, la Pacific Direct Line, e dallo scorso la cessione di un certo numero di navi, dieci complessivamente se si includono le ultime 3.