Porti e Infrastrutture

Porti chiusi, Italia Viva prende le distanze dalla decisione: “Decreto degno di Salvini”

Roma – “Pur essendo consapevole delle preoccupazioni e delle iniziative di tutela pubblica, il decreto firmato da 4 ministri che di fatto chiude i porti ai soccorsi umanitari è una brutta pagina della storia non solo solidale ma anche della marineria italiana”. Lo dichiara Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva in Commissione Trasporti alla Camera.  “È cancellare secoli di valori e di bellissime pagine di solidarietà. È un decreto che in questa forma avrebbe potuto essere stato concepito da Salvini e, se lo avesse fatto, gli stessi che oggi lo hanno firmato sarebbero insorti”, conclude.

L’allarme delle Ong
Le Ong Sea-Watch, Medici Senza Frontiere, Open Arms e Mediterranea esprimono la propria preoccupazione per la decisione del governo italiano di strumentalizzare la situazione di emergenza sanitaria per chiudere i propri porti alle persone salvate in mare da navi straniere, riferendosi ancora una volta, di fatto alle navi civili di ricerca e soccorso.  “Con un decreto il cui scopo evidente è quello di fermare le attività di salvataggio nel Mediterraneo, senza fornire alternative per salvare la vita di chi scappa dalla Libia, l’Italia ha privato i suoi porti della connotazione di “luoghi sicuri” propria di tutti i porti europei, equiparandosi a Paesi in guerra o dove il rispetto dei diritti umani non è garantito e operando una selezione arbitraria di navi a cui l’accesso è negato”.

“Sarebbe stato possibile trovare molte soluzioni diverse, conciliando il dovere di garantire la salute di tutti a terra con quello di soccorrere vite in mare, un dovere che non può mettere sullo stesso piano le navi di soccorso con le navi da crociera”, dichiarano le Ong.  “In un momento in cui l’Italia chiede e ottiene solidarietà da parte dei suoi partner internazionali e delle stesse Ong per far fronte all’emergenza Covid-19, il governo dovrebbe mostrare la stessa solidarietà verso persone vulnerabili che rischiano la loro vita in mare perché non hanno alternative. Nessuna fra le organizzazioni firmatarie di questo comunicato – sottolineano- è attualmente in mare con le proprie navi, dal momento che, proprio per adeguarsi alle misure sanitarie di prevenzione e risposta a Covid-19, stanno riorganizzando i propri assetti e operazioni”.