Porti

Porti e infrazioni: in Europa l’alleanza tra Roma e Madrid è una soluzione possibile / L’intervento

Milano – Non era una boutade. Ma veritiera e concreta l’ipotesi, lanciata due mesi fa e sostenuta con forza da ShipMag, di un’alleanza tra Roma e Madrid sui porti. Ricordo, per dovere di cronaca, che la nostra redazione è stata contattata lo scorso 24 aprile dalla Puertos del Estado, l’associazione pubblica che rappresenta i porti spagnoli, la quale ci ha segnalato la decisione dell’Autoridad Portuaria de Bilbao di voler impugnare ufficialmente la presa di posizione dell’Unione Europea che dichiarava “illegali” le agevolazioni fiscali ricevute dal porto spagnolo, considerandole a tutti gli effetti un aiuto di stato contrario alle norme sul libero mercato e sulla concorrenza. Il problema, come noto, tocca da vicino i porti italiani. Per questo motivo, abbiamo deciso di appoggiare e rilanciare la battaglia dell’Autorità portuale basca e dell’Assoporti spagnola perché, fin dalla nascita di ShipMag, la loro battaglia è stata anche la nostra. Tuttavia, siamo stati contestati da alcuni (pochi, in verità) esponenti di spicco della portualità italiana che hanno confutato la nostra ipotesi, definendola irrealistica, In un caso, addirittura, siamo stati prima smentiti e poi assecondati. Poco male, quello che conta è che ora ShipMag ha un “nuovo alleato”: l’eurodeputato Brando Benifei, capodelegazione PD al Parlamento europeo nel gruppo social-democratico S&D, il secondo più importante a Bruxelles. Benifei ha inviato alla nostra redazione un intervento, di largo respiro, che tocca tanti temi tra cui quello della portualità. Intervento in cui l’eurodeputato analizza in modo chiaro ed obiettivo l’importanza della posta in gioco per il nostro Paese in materia di porti. E spiega anche i motivi per i quali l’Europa sbagli a considerare aiuti di stato quelli accordati alle nostre Autorità di Sistema portuali (Adsp), che non sono altro che enti pubblici di diretta emanazione del Mit, il ministro dei Trasporti, e quindi non sono obbligati a pagare l’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società. Non solo: Benifei, a distanza di due mesi, conferma che “alcuni voci parlano di un tentativo di alleanza tra Roma e Madrid, in vista della possibilità di quest’ultima di portare il caso dinnanzi alla Corte di Giustizia Europea – una strategia differente da quella seguita dal governo italiano, che aveva optato per la via del dialogo con la Commissione, rivelatosi poco proficuo fino ad ora, ma il cui esito non è scontato”. (v.d.c.)

Qui di seguito, pubblichiamo l’intervento integrale dell’eurodeputato Brando Benifei:

Lo scoppio della pandemia Covid-19 ha investito il mondo con la violenza e la velocità di una calamità naturale, trasformando l’emergenza sanitaria in crisi economica e sociale in poche settimane. Le misure straordinarie messe in campo dai governi, anche limitative della libertà individuale, hanno causato l’improvviso arresto del sistema produttivo, della mobilità e degli scambi commerciali. L’Italia, paese europeo colpito dall’epidemia per primo, rimane ad oggi uno dei Paesi a livello globale che ne sta subendo maggiormente le conseguenze, non soltanto sul fronte dei contagi e dei decessi, ma anche sul versante economico.

La strategia negoziale impostata dal governo italiano nei confronti di Commissione e partner europei si è fondata sulla necessità di liberare ingenti risorse per fronteggiare l’emergenza sanitaria, in una prima fase, per poi insistere sul lancio di un grande piano europeo per la ricostruzione post Covid. Sono stati prodotti risultati significativi, tra cui lo sblocco di cospicue risorse per fornire liquidità a banche, imprese ed enti locali e misure specifiche e urgenti per il settore aeroportuale; sul fronte monetario, la BCE ha lanciato un piano di acquisti di oltre 750 miliardi; sul fronte fiscale, la decisione senza precedenti, e per alcuni insperata, di sospendere il patto di stabilità e crescita.

Brando Benifei

È stato inoltre lanciato il piano SURE, la cosiddetta “cassa integrazione europea” e sono state introdotte misure per facilitare al massimo l’assorbimento dei fondi strutturali europei tramite il pacchetto di misure CRII e CRII Plus. Notizia dell’ultima settimana, la Commissione ha messo sul tavolo la tanto attesa proposta di piano per la ripresa, che comprende la revisione “Quadro Finanziario Pluriennale”, un fondo per la ripresa che permetta di reperire sul mercato ingenti risorse tramite l’emissione di titoli comuni europei garantiti dal bilancio comunitario e la revisione del sistema di risorse proprie dell’Unione, al fine di garantire sufficiente spazio di manovra fiscale alla Commissione europea senza gravare sui bilanci degli Stati membri.

Nel quadro delle proposte di intervento messe sul tavolo dalla Commissione Europea vi è inoltre un nuovo quadro di riferimento temporaneo in materia di aiuti di stato, sotto la responsabilità della commissaria europea Margrethe Vestager. Nella sua comunicazione, la Commissione riconosce la infatti la gravità della crisi sia sul versante della domanda che dell’offerta, con effetti potenzialmente dirompenti sull’economia dell’Unione nel suo complesso. Nel contesto di tale cornice temporanea, ad esempio, la Commissione ha già reso disponibile circa 2 trilioni di euro di aiuti di Stato, ma quasi la metà di questi aiuti sono stati concessi alla Germania, più del doppio rispetto alla quota di Italia e alla Francia. Il problema è che una tale discrepanza nella capacità di intervento fiscale nazionale rischia di generare una grave lacerazione dell’integrità del mercato interno dell’UE e di interrompere le catene di valore industriali e commerciali. Serve pertanto trovare un meccanismo per ribilanciare, a livello comunitario, tali gravi asimmetrie, prima di causare un danno irrimediabile all’economia e ai settori più esposti, tra cui quello portuale.

Il tema porti e aiuti di stato sono ormai inscindibili nel dibattito nazionale. Dopo la decisione della Commissione dello scorso 2 marzo sul caso Tirrenia, e la recente autorizzazione di un piano di aiuti di stato da 9 milioni di euro per promuovere il trasporto multimodale e spostare su binario il trasporto merci dell’area del Porto di Genova a causa del crollo del Morandi, l’attenzione rimane sul dossier “pagamento dell’imposta sulle società delle Autorità di Sistema Portuale (AdSP)” poggiato sulla scrivania della commissaria responsabile della politica di concorrenza. Questione annosa, che sebbene non abbia una connessione diretta con le misure urgenti di contrasto alla pandemia, potrebbe quantomeno invitare l’esecutivo comunitario ad adoperare un certo grado di flessibilità, e forse anche sensibilità, nell’avanzamento della procedura nei confronti dell’Italia, se non altro per i suoi possibili risvolti politici e mediatici.

La Commissione Europea sostiene che l’esenzione del pagamento dell’IRES per le AdSP costituisca una forma di aiuto di stato indiretto incompatibile con il diritto comunitario. Con la decisione dello scorso 15 novembre ha formalmente richiesto all’Italia di inviare le sue osservazioni in modo da evitare una procedura d’infrazione, che avrebbe notevoli ripercussioni non soltanto a livello erariale ma anche per quanto concerne l’ordinamento italiano e l’organizzazione dell’industria portuale. Una sentenza della Corte di Giustizia Europea potrebbe aver luogo verso la fine dell’anno in corso o metà del prossimo anno, essendo il condizionale d’obbligo vista l’incertezza sul regolare calendario dei lavori di tutte le istituzioni. La lettera di risposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e inviata alla Commissione Europea è molto ferma, rigettando in maniera netta la tesi della Commissione che le AdSP esercitino attività economica, non svolgendo queste né operazioni o servizi portuali, né servizi tecnico-nautici – i quali tra l’altro ricadono sotto la responsabilità dell’Autorità Marittima.

Viene ribadito il ruolo di indirizzo, programmazione e controllo delle Autorità Portuali, limitato alla difesa dell’interesse pubblico, in particolare come “enti pubblici non economici” incaricati in via esclusiva dallo Stato all’amministrazione degli spazi e dei beni del demanio marittimo; viene sottolineata la loro attività regolatoria, volta non soltanto al corretto e proficuo funzionamento del porto e delle sue infrastrutture, ma anche del ruolo di orientamento nello sviluppo delle aree portuali in senso più ampio e extraeconomico. La lettera segnala la natura prettamente tributaria del canone di concessione che le AdSP incamerano, sottolineando l’impossibilità per le stesse di influenzare l’elemento fondamentale di una transazione economica, ovvero il prezzo del servizio, e che quindi non si spiegherebbe come l’esenzione dal pagamento dell’IRES possa determinare una distorsione del mercato. Infine, i proventi ricevuti dalla raccolta del canone vengono utilizzati esclusivamente per remunerare le attività di gestione.

L’Italia, incassato il giudizio favorevole espresso dalla Cassazione in una recente pronuncia che rigetta la richiesta dell’Agenzia dell’Entrate di voler tassare gli introiti dei canoni di concessione raccolti dell’Autorità Portuale di Taranto tra il 1997 e il 2003, si è approcciata tavolo negoziale a Bruxelles con una strategia difensiva piuttosto aggressiva, che mira a ribaltare l’impostazione generale della Commissione di non prendere in considerazione lo status giuridico, pubblico o privato, delle autorità portuali, nel determinare i loro obblighi fiscali. Nel frattempo, è del mese scorso la notizia che l’Autoridad Portuaria de Bilbao abbia iniziato formalmente un contenzioso con Bruxelles in materia di aiuti fiscali allo scalo portuale spagnolo, considerate dalla Commissione come una forma di aiuto di stato in violazione delle regole del mercato interno, assumendo dunque una posizione vicina a quella del governo italiano.

Alcune voci parlano di un tentativo di alleanza tra Roma e Madrid, in vista della possibilità di quest’ultima di portare il caso dinnanzi alla Corte di Giustizia Europea – una strategia differente da quella seguita dal governo italiano, che aveva optato per la via del dialogo con la Commissione, rivelatosi poco proficuo fino ad ora, ma il cui esito non è scontato. Lo scoppio della pandemia ha innescato profonde dinamiche di cambiamento in Europa sul fronte aiuti di stato e nel rapporto tra Commissione e Stati Membri. La gravità della crisi ha reso necessario un deciso intervento dello stato a difesa dei settori chiave dell’economia, ma la disparità dello spazio di manovra a disposizione dei Paesi UE deve essere ribilanciato da una vera strategia europea per la ripresa. Sono molte le voci in Europa che richiedono un ripensamento delle regole di concorrenza in funzione del sostegno all’economia, introducendo un quadro più flessibile e più adatto alle necessità odierne.

Nel breve periodo, giocherà un ruolo determinante l’investimento in termini di risorse e di attenzione che Roma sta dedicando al tavolo negoziale con DG Competition. Un negoziato che mantenga una connotazione politica e non esclusivamente giuridica, e che sappia interpretare adeguatamente la mutata realtà in cui ci stiamo muovendo, in particolare la grave recessione in corso. Bruxelles ha oggi il dovere di proteggere i porti europei, che giocano un ruolo essenziale nel sistema produttivo e logistico del continente e di garantire la loro competitività su scala globale. Parlamento e Consiglio hanno da poco approvato modifiche urgenti al regolamento sui servizi portuali per offrire la possibilità alle autorità di sospendere, eliminare o ridurre il pagamento dei canoni per l’utilizzo delle infrastrutture portuali fino al 31 ottobre 2020. Misure proposte dalla Commissione certamente mirate e rapide nella loro attuazione, che denotano l’attenzione all’esigenze del settore e la volontà di intervenire per far fronte alla crisi del Covid-19. La gravità della situazione ci impone tuttavia di pretendere uno sforzo ulteriore, se non un vero e proprio cambio di mentalità, per abbandonare l’approccio troppo spesso ‘burocraticistico’ della Commissione in materia di aiuti di stato nel settore portuale e scongiurare il rischio di un danno ulteriore a un settore chiave per l’economia di tutto il continente.

Brando Benifei, eurodeputato e capodelegazione PD al Parlamento europeo nel gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D)