Porti e Infrastrutture Shipping e Logistica

Porti USA: nel 2020 crollano le importazioni. Domanda debole dei retailers e rischio dazi minacciano i prodotti made in Italy

Milano – La ripresa dell’export italiano certificata dalle stime dell’Istat potrebbe subire una battuta d’arresto nei prossimi mesi. Per un duplice motivo: Washington dovrebbe decidere oggi la blacklist dei prodotti, italiani ed europei, che subiranno l’imposizione dei dazi americani che valgono complessivamente 7,5 miliardi. In più, i prodotti made in Italy potrebbero scontare nel secondo semestre dell’anno la domanda debole dei retailers a stelle e strisce a causa degli effetti pesanti del Covid-19 sull’economia statunitense.

In questo senso, a lanciare un allarme è il report mensile Global Port Tracker della National Retail Federation (NRF) e Hackett Associates, da cui si evince che il volume delle importazioni al dettaglio nei principali porti USA dovrebbe essere il più basso degli ultimi 4 anni. “L’economia si sta riprendendo, ma i retailers sono molto attenti in questo momento a non importare più di quanto possono vendere”, ha affermato il vicepresidente della NRF Jonathan Gold. “Gli scaffali dei negozi saranno riforniti, ma di sicuro il 2020 non sarà l’anno in cui i magazzini rimarranno pieni di merce invenduta. Proprio perché i retailers stanno facendo di tutto per evitarlo. Se il Congresso riuscirà a mettere nel giro di poco tempo più soldi da spendere nelle tasche dei consumatori e riuscirà a fornire liquidità alle imprese, potremo tornare presto alla normalità”, ha aggiunto Gold.

I porti statunitensi coperti da Global Port Tracker hanno gestito volumi pari a 1,61 milioni di Teu a giugno, l’ultimo mese in cui i dati sono ufficiali.  I volumi sono aumentati del 4,9% rispetto a maggio, ma sono calati del 10,5% anno su anno. Le stime per i mesi successivi prevedono invece che a luglio i volumi potrebbero raggiungere 1,76 milioni di Teu, in calo del 10,2% anno su anno.  Agosto a 1,81 milioni di Teu (-7,3%); settembre a 1,69 milioni di Teu (-9,5%); anche ottobre a 1,69 milioni di Teu (-10,4%); novembre a 1,59 milioni di Teu (-5,8%) e dicembre a 1,56 milioni di Teu (-9,6%).

Se questi numeri venissero confermati, il 2020 si chiuderebbe a 19,6 milioni di Teu, in calo del 9,4% rispetto allo scorso anno. Un dato, quest’ultimo, che si avvicina pericolosamente ai 19,1 milioni di Teu registrati nel 2016, l’annus horribilis per le importazioni USA. Secondo il Global Port Tracker, tutto lascia presagire che sarà così visto che nella prima metà del 2020 i volumi sono stati pari a 9,5 milioni di Teu, in calo del 10,1% rispetto ad un anno fa.

Il report prevede che agosto, la “stagione di punta” per i retailers americani, sarà come sempre il mese più inteso perché in questo periodo si concentrano gli acquisti della merce che poi sarà venduta nei mesi invernali. Ma con i retailers che ordinano meno merce, il totale del mese potrebbe chiudersi con volumi addirittura più bassi rispetto al 2016, quando si sono attestati a 1,73 milioni di Teu. Una stima, quella del 2020, molto distante dal picco di 1,96 milioni di Teu registrato nel 2019. “Quest’anno, l’alta stagione sembra spazzata via dalla pandemia, così come tutto quello che noi consideriamo normale”, ha concluso il fondatore di Hackett Associates Ben Hackett