Editoriale del Direttore

Porto di Genova, Salvini al bivio: un commissario-presidente o un ammiraglio (Pettorino o Seno)

La soluzione migliore sarebbe un nuovo commissario da indicare poi come presidente: fra gli attuali numeri uno di Adsp esistono personalità all’altezza. Altrimenti non resta che scegliere un militare

Genova – Inutile girarci intorno. Continuiamo a ritenere che una delle priorità che oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti si trova di fronte sia dare un assetto certo all’organo di governo del porto di Genova, il più importante scalo nazionale. Bisogna accelerare la messa in sicurezza dell’Autorità di sistema portuale di Genova/Savona/Vado avviando la procedura di nomina del presidente. Si può fare. Non è vero che l’iter burocratico è bloccato per l’impedimento (è agli arresti domiciliari) del presidente della Regione, Giovanni Toti, che sarebbe chiamato a dare il concerto alla nomina dettata dal Mit. Lo statuto della Regione, in assenza del presidente, assegna pienezza di ruolo e poteri al vice presidente. L’eventuale impedimento è politico, all’interno degli equilibri della maggioranza, la stessa che governa il Paese e la Regione Liguria.
Prima si avvia la procedura e prima si riporta l’Adsp ai suoi compiti di disciplina e regolazione, di funzione autoritativa e di programmazione e messa a terra degli investimenti previsti. L’attuale commissario è indagato e di fatto indebolito, mentre la struttura della Adsp mostra vistose crepe e rischia l’implosione. Da qui l’esigenza che il Mit, comunque, nomini immediatamente un nuovo commissario. La soluzione di buon senso sarebbe quella di individuare un nuovo commissario che poi possa essere indicato come presidente. In passato è già avvenuto.
Le forze politiche di maggioranza hanno la forza e la compattezza necessaria per compiere un atto di generosità verso la portualità genovese e savonese? Le elezioni europee, l’attesa per i risultati dei singoli partiti, rappresentano un ostacolo, un freno a compiere le scelte più opportune. Perché qui si tratta di scegliere in base alle capacità, alla conoscenza della materia portuale, al rispetto della normativa e delle leggi. Una personalità indipendente e leale, possibilmente non un “fedelissimo” di un qualche schieramento: abbiamo toccato con mano il danno prodotto dall’essere sottomesso o succube a interessi particolari. Occorre una personalità che abbia la forza e la determinazione per ristabilire i confini e i ruoli tra le diverse amministrazioni – comuni, regione e Adsp, pur nella doverosa collaborazione istituzionale – Un soggetto che sappia riportare nell’Adsp e nei suoi percorsi interni l’attività propria di programmazione, pianificazione e rilascio delle concessioni. Il suo primo atto dovrebbe essere quello di azzerare il comitato di gestione. Crediamo che vi siano, anche tra gli attuali presidenti di Adsp, personalità in grado, per l’esperienza maturata, di assolvere con successo a questo compito. Ma ci vuole coraggio e generosità politica per voltare pagina.
Altrimenti è sempre possibile un piano B, un’altra soluzione che implicherebbe, però, la piena ammissione di responsabilità di quanto accaduto nella vicenda genovese. La politica dovrebbe confessare la sua incapacità ad agire e affidarsi a un militare, un ammiraglio. Nomi di prestigio del corpo delle capitanerie, pronti ad assumere il ruolo di commissario della Adsp genovese, stanno circolando: quelli dell’ammiraglio Giovanni Pettorino e dell’ammiraglio Massimo Seno. Vedremo cosa decideranno il ministro Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi.