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Ravenna, il Tar respinge il ricorso di Simap contro la Port Authority

Ravenna – L’Autorità di sistema portuale di Ravenna vince il contenzioso con la società Simap in materia di raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti prodotti dalle navi e delle piattaforme offshore. Il Tar dell’Emilia Romagna ha respinto il ricorso presentato dall’azienda, condannandola al pagamento delle spese quantificate in 6.000 euro.
La causa inizia nell’agosto del 2018 con un provvedimento di modifica del presidente del porto, Daniele Rossi (attuale presidente di Assoporti) della concessione del servizio di ritiro e gestione dei rifiuti solidi prodotti dalle navi e dalle piattaforme offshore e dei residui solidi di carico, e degli «esempi di applicazione delle tariffe del servizio». Secondo i legali di Simap, «oltre a essere un’attività esterna al servizio oggetto della concessione, rappresenta dei costi aggiuntivi e per di più comporta dei costi variabili». Per la società che si è aggiudicato il servizio, con le modifiche alla concessione l’Autorità portuale avrebbe messo in campo un «eccesso di potere», con un «difetto assoluto di motivazione» e una «ingiustizia manifesta». Il tribunale amministrativo le ha dato torto. Per i magistrati, il sistema tariffario per i rifiuti prodotti dalle navi è articolato su due livelli: acarico delle navi e in base ai rifiuti effettivamente conferiti. «Porre a carico delle navi il pagamento della quota fissa della tariffa, anche ove non conferiscano i rifiuti, ha l’obiettivo di disincentivare gli scarichi in mare, nell’interesse della tutela ambientale».

Non solo. I rifiuti prodotti dalle navi e nelle aree portuali «devono essere gestiti nell’ambito degli obiettivi e della pianificazione che interessa la gestione dei rifiuti nel suo complesso», smaltimento compreso. «Dunque non può escludersi l’attività del terzo smaltitore rispetto all’attività di raccolta». Per quanto riguarda, invece, la determinazione delle tariffe, «il servizio di smaltimento non può considerarsi servizio da fatturarsi autonomamente o comunque escluso rispetto all’oggetto della concessione». Su questa materia materia «la p.a. gode di un’ampia discrezionalità, rispetto alla quale il sindacato giurisdizionale è limitato ai soli casi di manifesta illogicità o irragionevolezza o iniquità». Nello specifico «la tariffa per il servizio di smaltimento rileva solo quando, in ragione della quantità di rifiuti conferita, si supera la franchigia di applicabilità della tariffa fissa». Ecco perché, concludono i giudici, «il ricorso dell’azienda è complessivamente da respingere».