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Registro liberiano contro l’UE: no all’estensione del sistema ETS al trasporto marittimo internazionale

Monrovia – Il Registro liberiano, secondo al mondo per numero di navi, ha pubblicamente criticato la proposta della Commissione Europea, votata dal Parlamento di Strasburgo, di rivedere il sistema di scambio quote di emissioni (ETS) includendo le navi di 5000 tonnellate di stazza lorda e sollecitando gli armatori a ridurre le loro emissioni medie annue di CO2 di almeno il 40% al 2030.

Un intervento rigoroso da parte dell’UE che il registro liberiano ha preso di mira, biasimando in particolare la decisione dell’Europa di allargare lo schema ETS comunitario anche al trasporto internazionale: “Comprendiamo la necessità di ridurre le emissioni di gas serra e noi per primi vogliamo un ambiente più pulito e un’industria marittima più efficiente. Tuttavia, almeno per la navigazione internazionale, è fondamentale lavorare verso una serie di requisiti stabiliti dall’Organizzazione marittima internazionale (IMO), evitando la creazione di un sistema frammentato di norme regionali che vadano oltre le proprie acque”, ha affermato Alfonso Castillero, direttore operativo del Liberian International Ship and Corporate Registry (LISCR).

Alfonso Castillero, direttore operativo del LISCR

“L’ ETS dell’UE, se implementato, dovrebbe essere applicabile e circoscrivibile alle acque dei membri comunitari e non diventare uno schema globale. In caso contrario, questo strumento distorcerà la situazione del mercato internazionale perché inciderà non solo sui viaggi all’interno dell’UE, ma anche su quelli da e verso l’Europa come concordato dal Parlamento europeo. Come molti altri stati membri dell’IMO, ribadiamo di volerci impegnare a collaborare con l’UE per affrontare le sfide ambientali urgenti imposte dalle emissioni di gas serra”, ha aggiunto Castillero.

La Liberia concorda con la recente posizione assunta dal World Shipping Council (WSC) secondo cui uno schema unilaterale imposto dall’ETS europeo minerebbe gli sforzi per ridurre le emissioni globali di gas a effetto serra attualmente in corso, inclusa la proposta avanzata da un’ampia coalizione di associazioni datoriali all’IMO, per l’istituzione di un International Maritime Research and Development Board, finanziato dall’industria, per accelerare l’introduzione di tecnologie e combustibili a basse e zero emissioni di carbonio per la navigazione. Il WSC ha riportato in un documento le proprie preoccupazioni per la riduzione delle emissioni marittime nel caso in cui l’UE decidesse di estendere il suo ETS al trasporto internazionale.

“L’applicazione più discussa dell’ETS – approvato dal Parlamento Europeo – è quella di rispecchiare il campo di applicazione della legislazione UE esistente su monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV) delle emissioni di carbonio. Sebbene l’ETS dell’UE sia stato concepito come un sistema regionale, lo schema europeo – includendo la navigazione internazionale nell’ambito MRV – di fatto regolerebbe l’operatività delle navi in ogni angolo del mondo, quindi anche in acque che lambiscono nazioni extra UE”, ha spiegato Castillero.

Il registro liberiano sottolinea inoltre il problema che potrebbe generare l’ingresso dell’ETS in termini di tasse per l’intero cluster, costi che saranno giocoforza distribuiti sulle catene di approvvigionamento e avranno un impatto reale sul trasporto marittimo. “Se l’UE applicasse il suo ETS alla navigazione internazionale utilizzando lo stesso ambito geografico dell’attuale regolamento MRV europeo, l’effetto sarebbe quello di applicare un gravoso onere finanziario sui viaggi che in molti casi si estendono in giro per il mondo”, ha concluso Castillero.