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Report Blue Economy: Italia leader nel mondo. Mattioli rilancia la cabina di regia per l’industria di settore

Roma – L’Italia ha la quinta flotta di bandiera tra le maggiori economie riunite nel G20 (la seconda tra quelle occidentali), la prima nel mondo di navi RoRo, per lo più impiegate nel cabotaggio marittimo e sulle “autostrade del mare”, la quinta di navi-cisterna speciali per prodotti petroliferi. E ancora: il sistema portuale italiano è stato a lungo il primo in Europa per volumi di merce trasportata (oggi è il terzo), e resta il primo in Europa per movimento di navi da crociera e di croceristi. Abbiamo la leadership mondiale nella costruzione di navi da crociera e mega-yacht.

Sono solo alcuni dei numeri più significativi contenuti nella sesta edizione del “Rapporto sull’economia del mare (in allegato), presentata lo scorso dicembre presso il CNEL, in coincidenza con le celebrazioni dei 25 anni dall’istituzione della Federazione del Mare, ancora una volta pone in risalto il ruolo strategico della nostra economia marittima ai fini dello sviluppo di tutto il Paese. Il progetto che la Federazione del Mare persegue dal 1994 nell’approfondire il nesso tra le attività marittime nazionali e lo sviluppo socio-economico del Paese, si concretizza in questo nuovo rapporto realizzato sempre insieme alla Fondazione Censis, per assicurare autorevolezza e continuità allo studio, ma anche con analisi ampliate all’Europa e al Mediterraneo, condotte a cura di Cogea e di SRM (Centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo)

Dal rapporto si evince che l’impatto delle attività legate al mare va ben oltre gli aspetti più strettamente legati alla loro dimensione logistica e tocca direttamente l’intero apparato produttivo nazionale, agricolo e industriale, tanto che al cluster marittimo vengono attribuiti beni e servizi per un valore di oltre 34 miliardi di euro, pari al 2% del Prodotto interno lordo complessivo e al 3,5 per cento della sua componente non statale, con acquisti di beni e servizi nel resto dell’economia italiana che sfiora annualmente i due terzi di tale valore.

“Proprio perché il nostro sistema marittimo è vincente – afferma Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare – sarebbe bene assicurargli una sede politico-amministrativa adeguata. L’auspicio della Federazione è quindi che anche in Italia, accanto al rafforzamento dell’attenzione dedicata al mare, si giunga all’istituzione di un’unità amministrativa specifica con poteri di coordinamento, in modo che una catena di comando ben integrata porti ad una maggior efficacia nell’adozione e nell’attuazione delle decisioni in campo marittimo (tra queste in primis una semplificazione burocratica) e sia in grado di farlo in tempi conformi agli standard europei e internazionali caratteristici di questo mondo”.