Interviste

Rossi (Assoporti): “Sì alla nuova governance, ma senza inventare nulla di nuovo. La macchina deve solo funzionare meglio”

“Per Assoporti è necessaria una nuova governance. Ma non dobbiamo inventare nulla di nuovo, la macchina deve funzionare solo meglio”. Usa una metafora, Daniele Rossi, presidente dell’associazione dei porti italiani, per rispondere a chi negli ultimi due anni ha criticato il ruolo e la missione di Assoporti, decidendo di lasciarla (Pasqualino Monti, presidente del porto di Palermo) o minacciando di farlo (Paolo Emilio Signorini, presidente del porto di Genova e Savona-Vado).

“Assoporti sta facendo il suo mestiere dialogando costantemente con il MIT e tutti gli stakeholders per trovare la giusta governance. Certo è che il presidente di un’associazione così importante non può più avere un ruolo part-time ma totale perché si tratta di un impegno ciclopico. Detto questo, il mio mandato è transitorio ed è sempre a disposizione dell’associazione”, aggiunge il numero uno di Assoporti.

E’ solo l’antipasto di una lunga intervista che Daniele Rossi ha deciso di rilasciare a ShipMag in vista dell’appuntamento del 30 settembre quando a Napoli si terrà, nel corso della rassegna Naples Shipping Week 2020, l’assemblea pubblica dell’associazione dei porti italiani. “La ministra Paola De Micheli interverrà per la chiusura dei lavori; il sottosegretario al MIT Roberto Traversi, con delega ai porti, parteciperà a tutte le iniziative della giornata; la sottosegretaria al Turismo Paola Bonaccorsi parlerà soprattutto di crociere”, anticipa Rossi. Gli stakeholders ci saranno tutti? “Spero di sì, per il momento abbiamo ricevuto molte conferme. Per il resto, avremo un ottimo parterre delle istituzioni e della politica”, risponde il presidente.

Le ultime statistiche di Assoporti riportano che il totale delle merci movimentate nei porti italiani ha subito una flessione del 11,5% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Che cosa ci dobbiamo aspettare per la seconda parte dell’anno?

Una sostanziale ripresa dei traffici, fisiologica dopo la flessione avuta in questi mesi a causa di un evento straordinario. La portualità italiana è stata però caratterizzata nel corso degli anni da una sostanziale stabilità, e questo non è un bene perché abbiamo perso importanti opportunità di crescita. Tuttavia, abbiamo sempre mantenuto una posizione significativa in termini di volumi e di transiti di navi. Posizione che obiettivamente non riflette la reale capacità del nostro Paese che si trova al centro del Mediterraneo e che rappresenta la seconda potenza manifatturiera europea. Detto questo, aggiungo che i porti non fanno PIL ma rappresentano un volano per generare ricchezza. La crescita di un porto è quindi strettamente connessa all’economia del Paese e all’andamento dei suoi consumi, se l’Italia riuscisse a ripartire con slancio e ad uscire così da una crisi strutturale ed endemica, che il Covid ha solo amplificato, i porti nazionali non potranno che beneficiarne. L’importante è che il sistema logistico-portuale sia pronto a cogliere questa fase di rilancio e a sostenere la crescita dell’economia italiana”.

Alla luce di tutti i provvedimenti licenziati in questi mesi dal Parlamento, il governo ha messo nelle condizioni il sistema portuale-logistico italiano di cogliere le opportunità di cui lei parla?

“Secondo il mio punto di vista, quello che il governo ha fatto è molto significativo e risponde alle necessità immediate del sistema infrastrutturale dei porti. Con il decreto che ha assegnato 1 miliardo di euro di investimenti addizionali in infrastrutture portuali, i nostri scali hanno soldi a sufficienza per i prossimi anni. La sfida sarà più che altro spendere quelle risorse. Il problema invece sta dietro i porti, perché abbiamo bisogno di una rete logistica – ferrovie, strade e autostrade – che sia adeguata alle esigenze del sistema industriale italiano”.

In questo senso, un’enorme opportunità potrebbe arrivare dal Recovery Fund. Negli ultimi giorni, però, circolano documenti ufficiosi che individuano centinaia di progetti potenzialmente finanziabili con il fondo europeo. Tuttavia, tra questi progetti sono pochi quelli che riguardano i porti e i sistemi logistici retroportuali. Cosa intende fare Assoporti? Chiederete alla ministra De Micheli di convocare la Conferenza nazionale di coordinamento delle AdsP?

“Ho parlato recentemente con il Gabinetto e la Direzione generale del MIT, e so che c’è la volontà del ministero di approfondire questi temi, utilizzando anche la Conferenza nazionale con i presidenti delle AdSP. Quindi, non ho dubbi che ci sarà. Così come non ho dubbi che Assoporti arriverà preparata all’incontro con le sue idee e proposte, le quali non saranno focalizzate su richieste di nuove banchine o nuovi piazzali ma su mobilità sostenibile ed efficiente, soprattutto quella ferroviaria. E’ questo il messaggio che porteremo al governo”.

A ShipMag risulta che una settimana fa Assoporti abbia ricevuto una bozza di decreto per l’applicazione dell’art.199 del Dl Rilancio, in particolare per la parte riferita alle concessioni: il cosiddetto “ristoro” per le compagnie portuali e i terminalisti che sono stati colpiti pesantemente dal Covid-19. Conferma? Assoporti condivide quella bozza? Qual è la vostra posizione in merito?

“Non posso confermare di aver ricevuto la bozza, però posso confermare che all’interno di Assoporti stiamo discutendo da tempo per trovare una modalità univoca di interpretazione e applicazione delle norme del decreto. Penso che una proposta comune dell’associazione verrà trovata a breve, la nostra posizione è comunque quella di agevolare al massimo le misure che riconoscono i contributi alle compagnie portuali, in primis, e poi ai terminalisti. Aggiungo che ci dovrà essere uno sforzo in più in favore degli artt. 18, 36 (piccoli concessionari) e di tutto il settore che gravita intorno al turismo, dove operano anche tante PMI in profonda crisi. Tuttavia, non credo che la grande portualità terminalistica, alla fine dell’anno, avrà sofferto in modo così significativo per il Covid-19. I segnali di ripresa sono positivi e registrano una tendenza verso il recupero, nonostante le oggettive difficoltà del periodo”.

A fine agosto il MIT ha pubblicato il bando per il rinnovo dei presidenti delle AdSP. Si tratta di un “copia e incolla” di quello precedente sottoscritto dall’ex ministro Graziano Delrio. La discriminante è che l’ultimo bando arriva dopo 4 anni dall’avvio della riforma sui porti, e in tutta sincerità ci si aspettava da parte del ministero una riflessione un tantino più sofisticata e aderente alla realtà. Oppure no?

“Penso che il bando sia stato un passaggio formale e necessario. Sono sicuro che le scelte del MIT saranno fatte tenendo conto delle esperienze pregresse dei candidati. Inoltre, il bando rappresenta anche un’opportunità per vedere se ci sono altre professionalità migliori sul mercato”.

Sul nostro sito, Giorgio Bucchioni, ex presidente dell’Authority della Spezia, e prima di lui altre voci autorevoli hanno espresso, a distanza di 4 anni, forti critiche nei confronti della riforma Delrio dichiarandone il fallimento. Lei è d’accordo oppure no?

“Non sono d’accordo perché la riforma Delrio va nella giusta direzione e poi deve essere ancora completata, solo allora sarà possibile fare un bilancio per capire se quella riforma ha funzionato o necessita di un tagliando. Ad oggi, posso dire che la riforma ha prodotto risultati positivi, innanzitutto perché ha permesso di snellire il processo decisionale. Certo, ora va chiarito meglio, ad esempio, il rapporto tra Autorità portuale e Capitaneria di porto. Così come va trovata una giusta formula che impedisca gli effetti degli automatismi, intanto il fatto rilevante è di aver permesso al MIT di intervenire sulla decadenza dei presidenti anche a fronte di certi fatti (il caso Venezia, ndr). Perché i nostri incarichi sono fiduciari: non siamo dei funzionari pubblici, ma siamo dei manager”.

Ci sono oggi le condizioni politiche per completare la riforma Delrio?

“Sì, ci sono. Tuttavia, considerato il periodo, penso che dovremmo spendere in questo momento tutte le nostre energie su altre riforme come il nuovo Codice degli appalti e dell’ambiente per rendere più snelle le procedure quotidiane che devono affrontare le Autorità portuali”.