Interviste

Rossi (Oxford Economics): “Commercio mondiale di beni giù del 7% nel 2020″. Il rimbalzo? “Sarà forte ma solo nel 2021”

La crisi che stiamo vivendo a livello mondiale è la più severa dal dopoguerra. Il rallentamento degli scambi internazionali, i colli di bottiglia nelle filiere globali e la caduta dei consumi interni impattano, in diversa misura, su tutte le imprese del mondo, a maggior ragione su quelle italiane visto che l’export rappresenta un terzo del nostro PIL.

Alla luce delle stime più recenti segnalate dall’indice CPB del World Trade Monitor, le quali indicano che nel mese di agosto il commercio mondiale sia cresciuto di 2,5% nei confronti di luglio con un rallentamento della crescita registrata a luglio (5% rispetto a giugno), ShipMag ha chiesto ad Emilio Rossi, senior advisor di Oxford Economics e presidente di EconPartners, di spiegare quali sono stati al momento gli effetti generati dal Covid-19 sul fronte commerciale e su quello del traffico globale dei container e quali sono le prospettive per il futuro.

(Emilio Rossi)

Come vi aspettate si chiuda il 2020 rispetto al 2019?

“Nonostante la crescita di giugno, luglio e agosto, i volumi del commercio di beni sono ancora inferiori di circa il 10% rispetto a un anno fa. Il nostro “Oxford Economics World Trade leading indicator” (basato su numerosi survey e indicatori fisici) segnala un “incoraggiante” mese di settembre (-2% vs -12% di giugno). La nostra stima vede un rimbalzo per il commercio mondiale di merci di circa il 10% per il terzo trimestre, con una crescita più modesta nel quarto. Su base annua, lo scenario prevalente per Oxford Economics (OE) vede il commercio mondiale di beni scendere del 7% circa, con gli scambi di servizi in calo del 21%, prima di un forte rimbalzo atteso per il prossimo anno”.

Che cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi trimestri?  

“I dati di survey per settembre e ottobre sono incoraggianti. Un indicatore basato su survey simili a quelli del PMI ma focalizzato sull’export delle economie maggiori ha mostrato forti segnali di recupero, raggiungendo i livelli di metà 2019. Anche se i dati delle survey vanno sempre presi con le pinze (soprattutto nella situazione attuale di pandemia), questo indicatore “anticipatore” (insieme ad altri) ci fa ritenere che sia realistica l’ipotesi che nei prossimi mesi si possa tornare ai livelli di un anno fa. Se questo avverrà subito prima della fine dell’anno o nel trimestre successivo dipenderà ovviamente dallo sviluppo, anche geografico, dell’epidemia”.

Potrebbero cambiare in peggio le previsioni, alla luce delle ultime restrizioni, in particolare in Europa?

“Finora sia i dati ufficiali relativi a produzione e consumi che relativi a esportazioni e importazioni sono in linea con le ipotesi da noi sviluppate per il nostro scenario baseline, che già incorporava l’impatto di varie misure di restrizione nella parte finale dell’anno. Tuttavia, le rinnovate restrizioni nelle principali economie, inclusa l’Europa, potrebbero causare un nuovo rimbalzo negativo del commercio. I recenti dati sul traffico portuale giornaliero del Regno Unito sembrano rafforzare l’ipotesi che questo rischio si materializzi, anche se non in maniera significativa rispetto alla nostra baseline”.

Traffico marittimo container. Come vedete l’andamento dei volumi del traffico globale dei container?

“La misura del traffico container di RWI/ISL indica un recupero significativo rispetto a pochi mesi fa. Il container freight è aumentato di circa il 10% in luglio e agosto rispetto al secondo trimestre, mentre i dati CTS indicano a settembre una sostanziale conferma dei livelli di agosto. I livelli dello scorso anno sono già stati raggiunti e il 2020 chiuderà in positivo sull’anno precedente. Ovviamente questa aspettativa è però soggetta all’incertezza dovuta alla pandemia e all’impatto su domanda e produzione industriale delle eventuali restrizioni”.

Traffico transpacifico. Ci sono pattern geografici rilevanti nel traffico container?

“La disaggregazione geografica del traffico container rivela che questo andamento positivo è soprattutto dovuto alla tratta trans-Pacifica con i volumi nei porti di Shanghai e Los Angeles ad agosto e settembre decisamente superiori a quelli dell’anno scorso. Il driver principale di questa performance è il positivo andamento dell’economia cinese, con incrementi dell’export a doppia cifra sia a settembre che a ottobre. In maniera opposta si stanno comportando i porti indiani e nord-europei, questi ultimi ancora in territorio fortemente negativo rispetto a un anno fa (-6%). La forte crescita economica cinese è basata particolarmente su settori come farmaceutica, computers, elettronica, tessile. Questi 4 settori valgono circa l’80% dell’aumento dell’export cinese. La forte domanda estera per alcune di queste merci è probabilmente temporanea in quanto connessa alla pandemia, come prodotti medicali e farmaceutici, o computer la cui domanda globale è aumentata a causa dello smart working. Questi fattori potrebbero quindi non persistere nel 2021 ma in compenso l’elezione di Biden alla Presidenza USA dovrebbe allentare la morsa delle tariffe, anche se queste non saranno eliminate completamente”.