Porti e Infrastrutture

Santi (Federagenti): “Irresponsabile il blocco ai varchi dei porti”

Il presidente nazionale degli agenti marittimi invoca un “gabinetto di guerra” per risanare portualità e logistica italiana. Bucci: “Modello Morandi replicabile”

Venezia – “Mi ricordo quando a marzo dell’anno scorso il nostro personale saliva a bordo della navi con le prime protezioni ma ancora non sapevamo cosa ci stava aspettando. Ecco perché ritengo che il comportamento di oggi sia irresponsabile”.

Alessandro Santi, presidente di Federagenti, apre così l’assemblea dell’associazione degli agenti marittimi italiani in corso a Venezia. Il pensiero va al blocco di alcuni varchi portuali a Genova e Trieste da parte dei no Green Pass. “Se da un lato sono contento che l’Italia si sia accorta dell’importanza dei porti, dall’altro rimarco che sarebbe stato necessario avviare prima un dialogo con il cluster”.

Per Santi, è solo la premessa di un’ampia riflessione che tocca le fake news che – secondo il presidente – circolano da mesi in merito all’asse dei traffici marittimi che si sta spostando verso Sud: il Mediterraneo che riconquista la sua centralità polarizzando circa il 20% dei traffici marittimi mondiali e il 27% dei traffici container, le opportunità di realizzazione di nuove infrastrutture che derivano dal Pnrr e dai Fondi del Recovery Plan…

“Ma non è così”, denuncia Santi nella sua relazione. “Il quadro è molto diverso e tutt’altro che rassicurante sullo stato di salute della portualità italiana e sulle sue capacità di sfruttare una contingenza forse unica per il suo rilancio”. “Un quadro talmente grave da giustificare – osserva Santi – l’istituzione di un “gabinetto di guerra” un centro decisionale dotato di pieni poteri che non sfoci nella solita e inutile cabina di regia”.

“Abbiamo soldi da investire bene e con i tempi giusti (parlo del NextGenerationEu) ma se non sappiamo mettere a terra le opere, soprattutto su porti e logistica, sarà una débacle. E in realtà se questa cabina di regia avesse lavorato già preventivamente sulla questione green pass forse oggi non saremmo tutti a discuterne in questo modo”, aggiunge Santi.

Dati sulle criticità del Sistema-Italia

Santi li sintetizza così: “Siamo è solo al decimo posto tra i paesi del Med per volumi intercettati tra che transitano nel bacino del Mediterraneo. Fanno meglio di noi la Grecia, la Spagna ma anche prepotentemente i porti del nord Africa”. E ancora: “La World Bank ci colloca al 19 posto (2018) nella statistica del Logistics Performance Index che stima l’efficienza delle catene logistiche dei paesi prendendo in considerazione sia le infrastrutture fisiche che quelle immateriali.

E infine: “Cassa Depositi e Prestiti stima per le aziende italiane extra costi logistici superiori al 10% rispetto a livello medio dei loro competitor europei. Un quadro che impedisce all’Italia di cogliere le opportunità post-pandemia, di pensare a servizi in funzione del re-shoring di imprese in Europa o alle conseguenze potenzialmente positive della transizione energetica”.

Quattro i punti su cui lavorare

“Il primo è una visione strategica sul Mediterraneo – elenca Santi – perché operiamo in un Mare nostrum in cui stentatamente ci facciamo sentire. Poi c’è la questione della transizione ecologica da gestire con attenzione. Terzo punto le infrastrutture: l’accessibilità nautica con i dragaggi dei porti, e l’accessibilità terrestre. Un porto deve avere pescaggi adeguati e capacità di flusso retrostante, cioè ferrovia, strade, viadotti, ponti, adeguati alla dimensione di traffico che intende fare lato mare, sennò sono strozzature. E poi c’è lo snellimento della burocrazia, indispensabile per portare a termine le opere”.

Santi sottolinea un dato: l’Italia è il sestultimo Paese su 28 in termini di capacità di portare a termine le opere e utilizzare i fondi europei e impieghiamo 6 anni e mezzo circa da quando iniziamo un progetto per arrivare alla conclusione per le opere infrastrutturali portuali: “Per il 2026 siamo già corti”.

Modello Morandi “replicabile”

Secondo il sindaco di Genova, Marco Bucci, si possono comprimere i tempi di qualsiasi opera “attuando tutti i passaggi burocratici, progettuali e costruttivi in parallelo”. Anche quello delle verifiche sull’affidabilità delle imprese e dei dipendenti che impiegano “è un falso problema”: “Una procedura digitale e un’interfaccia informatica consente di verificare in tempo reale anche eventuali sospetti sulla correttezza di imprese e addetti e quindi di emarginarli dall’operazione”, osserva Bucci.

“Chi lavora nel privato – conclude il sindaco – si assume rischi tutti i giorni. Non si capisce perché nella pubblica amministrazione non debba accadere lo stesso”. Pubblica amministrazione che è oggi chiamata – secondo Bucci – a costruire quei processi di responsabilità e di leadership che si sono realizzati nella ricostruzione del Morandi, valorizzando i tanti professionisti che operano al suo interno e che troppo spesso sono sotto-valutati e sotto-utilizzati”.