L'intervista Porti e Infrastrutture

Sapir, il porto di Ravenna pronto al raddoppio: un terminal per i container e uno per l’auto

Il presidente Sabadini: “Pronti 85 ettari per allargarci, cerchiamo un partner”. Lo scalo soffre nelle rinfuse: era il primo terminal italiano nei rapporti con l’Ucraina

Ravenna – Nel futuro del gruppo Sapir – un futuro che è già cominciato, con il primo tassello che entrerà in funzione fra pochi mesi – c’è il raddoppio delle aree nel porto di Ravenna, con un nuovo terminal container e uno per l’automotive. Riccardo Sabadini, 66 anni, dal 2016 presidente di Sapir, società fondata nel 1957 (oggi 52,4% soci pubblici e 47,6% privati), ricorda con orgoglio che fra i suoi predecessori c’è stato Enrico Mattei, evidenzia l’anomalia per cui le aree portuali nel porto di Ravenna non sono in concessione a differenza della maggioranza degli scali italiani, bensì di proprietà della Sapir, in una città che solo da pochi anni ha iniziato a essere consapevole “di essere anche una città di mare”. Ma soprattutto racconta i progetti in corso. Duecento occupati, un fatturato 2023 di 62 milioni di euro, in lieve calo rispetto ai 63 milioni del 2022, “l’anno d’oro” del porto di Ravenna, tre terminal – San Vitale, Terminal Nord e il 70% del Terminal container Ravenna (l’altro 30% fa capo a Lsct di Contship) – per un totale di 90 ettari di spazi in porto, Sapir ne ha altri 85 per allargarsi e sta cercando partner per farlo. Con un progetto che prevede una realizzazione a tappe, spostando le diverse attività come su una scacchiera.
Iniziamo da Sapir?
“Io non possiedo neanche un’azione, perché è una società fondata nel 1957, con la bonifica del porto di Ravenna danneggiato dai bombardamenti, da tre soggetti: Camera di commercio (allora di Ravenna, oggi di Ferrara e Ravenna), l’Anic (era l’Agenzia nazionale idrocarburi) e Serafino Ferruzzi. Nel 1961 diventa concessionaria per la costruzione del porto, che prima era il porto al servizio del petrolchimico, ma poi con l’ingresso degli enti locali, Comune, Provincia, Camere di commercio, varie province e comuni del territorio, completate le prime opere infrastrutturali, nel 1976 cambia oggetto dell’attività: da ’Società per azioni porto industriale di Ravenna’, Sapir diventa l’acronimo di ‘Società per azioni porto intermodale di Ravenna’ e la società si trasforma in un operatore terminalistico e intermodale”.
Oggi cos’è?
“Sapir ha tre terminal che occupano 90 ettari di terreno in proprietà, 2,7 km di banchine portuali, 20 gru portuali di varie misure e portata. C’è la società capogruppo, la “vecchia” Sapir che è anche operativa e controlla il cento per cento della società Terminal Nord, il terminal rinfuse che opera principalmente argille e feldspati per il distretto ceramico di Sassuolo e il 70% di Terminal container, la società che sarà soggetta ad una notevole evoluzione futura. Poi abbiamo altre piccolissime società operative che qualche soddisfazione ce la stanno dando. Siamo anche al 30% nella nuova società, costituita l’anno scorso, che sta gestendo l’automotive, Asia – Altmann Sapir intermodal automotive”.
Come è andato il 2023?
“Il cda ha presentato il progetto di bilancio la settimana scorsa e ci sarà l’assemblea il 5 giugno. E’ un progetto di bilancio buono, nel senso che sostanzialmente siamo riusciti a tenere sul 2022 sotto il profilo operativo”.
Quali settori sono andati meglio e quali peggio?
“Diciamo che abbiamo sofferto abbastanza nelle rinfuse, perché eravamo il primo terminal italiano nei rapporti con l’Ucraina, quindi abbiamo sofferto per il mancato arrivo delle argille e la diminuzione dei feldspati. Facevamo 1.700.000 tonnellate, si sono ridotte a circa 600 mila. Adesso stiamo un po’ sostituendo il mix delle categorie merceologiche cercando di porre rimedio al perdurare di questa guerra ma ci vorrà un po’ di tempo. E’ stato un buon anno, invece, per il ferro e per i fertilizzanti, e un buon anno per i liquidi. Il terminal container è andato abbastanza bene: qualche punto percentuale sotto il 2022 che per Ravenna è stato l’anno d’oro. Il nostro traffico è molto legato all’inframed, per cui non stiamo ancora soffrendo, ma è chiaro che se la guerra dovesse proseguire e la zona interessata estendersi sarà un problema”.
In numeri?
“Abbiamo movimentato 2.258.821 tonnellate di merce e 216mila teus”.
Le prospettive per il 2024?
“Se avessimo dovuto ragionare sulle prospettive partendo da gennaio, non sarebbero state buone. Poi invece febbraio è andato un po’ meglio, marzo è andato un po’ meglio di febbraio e aprile meglio di marzo e febbrai. Quindi siamo tutto sommato in budget sia come merci varie sia come container. Tutto sommato se si mantiene così per il momento vediamo un 2024 non cattivo”.
Per il futuro avete progetti importanti: di fatto un raddoppio?
“Le prospettive del porto di Ravenna e più ancora quelle di Sapir possono essere veramente interessanti. Abbiamo 85 ettari che sono già operativi e ne abbiamo altri 85 che hanno tutte le autorizzazioni per poter essere messi in produzione. Stiamo cominciando con i primi 10 ettari dell’area Trattaroli, in tutto circa 35 ettari. Poi ne metteremo in produzione altri e lì trasferiremo il nuovo terminal container, ma siamo ancora in fase di ipotesi per quanto riguarda il layout e la costruzione dell’idea. Poi abbiamo altri 45 ettari con tutte le autorizzazioni che riguardano l’area che si chiama Logistica 1, fra la strada Classicana e la sottostazione sud di Ravenna, perfetti per far una vera attività logistica. C’è da lavorare per i prossimi 10-15 anni”.
Quando sarà a regime l’area?
“La nostra idea è cominciare a mettere in produzione mano a mano che le aree sono pronte per poter lavorare. L’area di Trattaroli inizieremo a utilizzarla prima come automotive, poi quando si verificheranno alcune condizioni, come l’abbassamento dei fondali dagli attuali 12,5 metri a 14,50 ci metteremo il nuovo terminal contenitori che avrà la possibilità di ospitare navi più importanti e interessanti, non le navi madri, ma unità più piccole, comunque da 6-8 mila teus, già in grado di fare un servizio diretto dall’India, dal Bangladesh, dal Pakistan o l’Arabia”.
I primi 10 ettari per l’automotive sono già pronti?
“Sono già spianati, sono già stati infrastrutturati con le opere di urbanizzazione primarie e potranno essere utilizzati nell’arco di 4-6 mesi. Poi una volta che avremo messo a posto quelle aree ne metteremo a posto altri 10 ettari e poi via via fino a quando non avremo riempito lo spazio e lo utilizzeremo fino a quando non sarà giunto il momento di trasferire lì il terminal container”.
L’attuale terminal container che fine farà?
“Siccome è un terminal bellissimo, con i binari al suo interno, è possibile che vada a ospitare un pezzo dell’automotive. Il nostro tentativo è che i cambi di destinazione avvengano in maniera graduale, affinché l’attività non si fermi mai da nessuna parte”.
Siccome i nuovi terminal vanno riempiti di merce, quali progetti avete? Nuovi mercati?
“Tutte queste nuove attività le stiamo facendo con partner industriali importanti dei vari settori, quindi vedremo. Ci stiamo guardando attorno, mentre pensiamo a un layout, un piano economico finanziario, la tipologia merceologica sulla quale ci vogliamo confrontare, poi vedremo i mercati. Negli ultimi tre o quattro anni abbiamo lavorato molto e siamo riusciti, con grande soddisfazione, a dimostrare che il porto di Ravenna può essere un porto di approdo o di partenza utile per le imprese del centro Europa. Siamo riusciti a far sì che, grazie a un partner di livello come Ars Altmann, dal centro Europa si raggiungesse Ravenna facilmente via ferrovia e quindi l’anno scorso sono arrivate le prime Bmw. Da un anno Ravenna è collegata con gli stabilimenti di Monaco e austriaci della Bmw e se riusciamo a trasportare regolarmente auto forse possiamo anche trasportare altre cose, materie prime, altri materiali che devono andare in Centro Europa. Quella che gli esperti chiamano catchment area diventa molto più grande”.
Per merci provenienti da dove, ad esempio?
“Ad esempio penso che la crisi del Mar Rosso non durerà in eterno, penso che l’India si svilupperà ancora tanto, che il Bangladesh dove si fa il tessile per i marchi low cost magari evolverà un po’”.
Quindi allargherete l’orizzonte rispetto ai traffici inframediterranei?
“Ci possiamo provare. Diciamo che possiamo anche alzare gli occhi un pochino rispetto al Mediterraneo”.
I tempi?
“Non so quanto ci metteremo per arrivare a regime. Per mettere in fila tutto qualche anno ci vuole. Fra quattro mesi, nel luogo dove fra qualche anno ci saranno i container vedrà le auto. Ma fra qualche anno ci saranno appunto i container. Stiamo cercando di lavorare mettendo in produzione le aree quanto prima possibile perché inizino a rendere qualcosa alla società, mano a mano che andranno in produzione intanto si faranno i lavori necessari per andare avanti con le altre attività e quando saremo pronti faremo gli switch. Alla fine del percorso pensiamo che in tutto ci saranno fra i 180 e i 200 ettari, perché nel frattempo qualcosa di nuovo ogni tanto lo compriamo”.
Quindi un raddoppio delle aree attuali?
“Più o meno un raddoppio complessivo dell’area”.
L’orizzonte temporale?
“Siamo abbastanza convinti che fra il 2028 e il 2030 saremo pronti per switchare sul nuovo terminal container”.