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Sbarca negli Usa il grafene made in Italy per recuperare il petrolio in mare

La tecnologia della società Directa Plus è stata autorizzata dall’Ente per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti

Milano – Sbarca negli Stati Uniti il grafene made in Italy per recuperare il petrolio perso in mare durante le estrazioni o fuoriuscito nei processi industriali. La tecnologia Grafysorber di Directa Plus, società italiana leader nella realizzazione di prodotti a base di grafene è stata infatti autorizzata dall’Epa, Ente per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti, all’uso in tutti i processi di recupero di idrocarburi. Un notizia particolarmente interessante alla luce dell’attuale crisi energetica e dell’alto prezzo dei combustibili, in cui anche la possibilità di recuperare il petrolio perso nei processi industriali può essere un importante valore economico e ambientale.

Directa Plus, fra i maggiori produttori e fornitori di prodotti a base grafene destinati ai mercati consumer e industriali, possiede 72 brevetti. Fondata e guidata dall’amministratore delegato Giulio Cesareo, sede a Lomazzo (Como) e quotata a Londra, la società occupa circa 200 addetti (65 in Italia, il resto in Romania) e ha un giro d’affari di 7 milioni di euro. I suoi prodotti a base di grafene sono chemical-free, realizzati in modo sostenibile e certificati sicuri per gli utilizzatori. Graphene Plus ha applicazioni in cinque diversi settori: smart textile, soluzioni ambientali, elastomeri, materiali compositi, batterie di nuova generazione (litio-zolfo). Inoltre possiede una capacità assorbente selettiva rispetto agli idrocarburi presenti in acqua e ne consente il successivo recupero, non solo nel caso di sversamenti accidentali in mare, ma anche all’interno dei processi industriali.

Dopo anni di sperimentazione Grafysorber è arrivato alla fase di commercializzazione e ci sono i primi risultati su scala industriale in Romania dove Directa Plus collabora con l’operatore leader nel settore nel Paese. Nel corso del 2021 si sono recuperate 7mila tonnellate di petrolio equivalenti a 124.600 barili: qualcosa come 12 milioni di euro ai prezzi degli ultimi giorni e al cambio corrente.

«Il recupero degli idrocarburi rappresenta un’opportunità sia dal punto economico che ambientale», spiega Cesareo. Le potenzialità del grafene danno un vantaggio competitivo a molte delle aziende che operano nei settori strategici dell’Italia, non solo l’Oil&Gas. Il grafene, infatti, ha proprietà ignifughe, che rappresentano un vantaggio nella realizzazione di batterie e vernici, ha la capacità di disperdere il calore, caratteristica che trova applicazione nell’abbigliamento sportivo e  professionale: dalle divise dei vigili del fuoco a quelle dei piloti dell’aeronautica.

La decisione dell’Epa apre il mercato degli Stati Uniti in cui il consumo annuo di petrolio è pari a 7,2 miliardi di barili. Anche in Italia, dove il consumo annuo è di 475 milioni di barili, la possibilità di recuperare il petrolio nei processi produttivi rappresenta un’opportunità di risparmio dal punto di vista economico e di tutela per l’ambiente.