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Sommariva: “Autorità di Sistema Portuale motore di un nuovo protagonismo economico” / L’intervento

Ospitiamo l’intervento di Mario Sommariva, segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale /

La pandemia non è solo una tragedia che ha seminato morte in ogni angolo del globo, ma è un evento epocale che ha sconvolto l’attuale modello di sviluppo economico e sociale.  Molti paradigmi e molti luoghi comuni sono stati travolti. In primo luogo, il rapporto fra Stato e mercato. Lo Stato è tornato ad essere un attore indispensabile dell’economia. In secondo luogo la globalizzazione, frenata dalla guerra dei dazi. In terzo luogo la coesistenza pacifica e la coesione internazionale, minate dal duro scontro fra Cina e Stati Uniti. Il mondo è teatro di un inedito multilateralismo dove nuovi protagonisti assumono tendenze egemoniche. Il Mediterraneo ed il Medio Oriente, attraversati dai conflitti in Siria ed in Libia, sono il palcoscenico ove si manifestano nuovi equilibri internazionali capaci di mettere in discussione alleanze storiche e consolidate.

In questo inedito contesto, l’Europa, flagellata dalla pandemia e stretta nella morsa dello scontro sino-americano, sembra avere ritrovato una sua anima. Il “Green New Deal” della Von der Layen ed il programma “Next Generation UE” sono punti di riferimento per avviare cambiamenti profondi e duraturi nel nostro sistema economico.  Queste trasformazioni epocali incidono drasticamente sui traffici marittimi. I grandi “liners”, che controllano i flussi internazionali di traffico containerizzato, hanno reagito alla crisi mondiale secondo la classica logica di “cartello”. L’innalzamento dei noli, dovuto alle misure di restrizione dell’offerta di stiva, ha compensato il calo dei volumi ed i conti delle compagnie di navigazione ne hanno immediatamente ed inaspettatamente beneficiato, reggendo l’impatto del terribile 2020. È stato un effetto diretto della concentrazione del traffico in poche mani.

Diverso il destino delle compagnie crocieristiche che, trasportando esseri umani e non “boxes” di metallo, hanno dovuto fronteggiare direttamente il virus ed i limiti imposti dalle autorità sanitarie. Hanno pesato anche le paure diffuse e la sciagurata gestione dei primi casi come quello della “Diamond Princess” in Giappone. Il governo ha adottato importanti misure d’emergenza a sostegno del settore. Concessionari, armatori, fornitori di manodopera portuale, ormeggiatori ne hanno potuto beneficiare. Il perno della gestione di questi aiuti sono state le Autorità di Sistema portuale.

Tuttavia, sarebbe stato forse possibile avere più coraggio nell’utilizzo degli avanzi di amministrazione delle stesse Autorità. Nel nuovo contesto economico, infatti, sarebbe forse stato possibile svincolarli in modo più sostanzioso dai rigidi limiti imposti dal bilancio statale. Pur essendo il virus ancora vivo e vegeto e non essendo ancora scongiurata l’eventualità di nuovi “lockdown”, potrebbe dunque  essere opportuno fare qualche riflessione oltre l’emergenza.

In altri termini, non rinunciare ad immaginare e progettare il futuro. Occorre quindi rispondere alla domanda di come collocare il rilancio dell’economia marittimo-portuale nazionale, nel quadro della nuova politica europea. Sono quindi le diverse “ transizioni” tracciate dalla Von der Layen: quella “green”, quella “digitale”, quella “ sociale giusta” ad indicarci la strada da seguire nell’immediato futuro. I concetti di “transizione”, così come quello di “ compromesso”, appaiono i più adatti a fronteggiare la complessità di una crisi epocale che non ammette semplificazioni.

La crisi, determinata dalla pandemia, ha proposto una nuova centralità delle Autorità di Sistema, grazie alla loro autonomia amministrativa ed al fatto di essere i percettori della gran parte delle risorse generate dai porti. Occorre comprendere quindi come le Autorità possono utilizzare bene questa rinnovata centralità ai fini di una politica di “ nuovo” sviluppo. Il presupposto di questo ragionamento è dunque quello di pensare le Adsp come “motore” di sviluppo, soggetti utili alla crescita ed alla trasformazione del territorio.

Da questo versante è utile ripensare il rapporto fra le Adsp e le iniziative economiche finalizzate alla crescita ed al cambiamento dell’economia. Siamo in una fase storica nella quale, come accadde già in passato dopo grandi crisi, eventi bellici o catastrofi naturali, è il “pubblico” a doversi fare carico di sostenere la ripresa economica. I principali paesi europei, dalla Germania alla Francia, anche in altri tempi, non hanno peraltro mai totalmente abdicato alla forza trainante dell’economia mista.

Nel nuovo contesto economico e sociale sarebbe utile superare i vincoli che limitano la partecipazione diretta delle Adsp, anche maggioritaria o totalitaria, ad iniziative economiche propulsive dell’intermodalità, della digitalizzazione, della trasformazione energetica e delle politiche attive del mercato del lavoro. L’erogazione di servizi di interesse generale e le partecipazioni societarie votate a perseguire gli obbiettivi della nuova politica economica europea non dovrebbero essere semplicemente (nel migliore dei casi) “tollerate”, ma dovrebbero essere considerate strumenti utili, talvolta indispensabili, per perseguire obiettivi di crescita e di progresso.

Limite invalicabile a questo nuovo protagonismo economico delle Adsp dovrebbe restare il divieto di partecipare ad attività terminalistiche. Bisogna infatti saper distinguere fra le iniziative pubbliche che aiutano a creare e supportare il “ mercato” e quelle che, al contrario, lo alterano. Se le Adsp sapranno o vorranno impegnare risorse ed energie in queste attività di “supporto” alla crescita, il settore potrà entrare in un circolo virtuoso, colmando i vuoti lasciati, per suoi limiti intrinsechi, dall’iniziativa privata. Un secondo terreno di riflessione per dotare le Adsp di strumenti efficaci di gestione della “ transizione”, riguarda la necessità di un aggiornamento normativo, in particolare del Codice della Navigazione, relativamente alla disciplina del Demanio. Si tratterebbe di una piccola grande riforma.

Coordinare il Codice con la disciplina comunitaria ed amministrativa successiva al 1942, uscire dalle incertezze interpretative e dotarsi di una strumentazione amministrativa e normativa all’altezza dell’ attuale assetto internazionale dello “ shipping” costituirebbe un altro importante tassello della definizione di una politica di rilancio dell’economia marittima nazionale. “Green new deal” e  “Blue Economy”, per l’Italia,  non debbono essere fastidiosi anglicismi usati a vuoto per fare bella figura in qualche convegno. Si tratta invece di solidi riferimenti programmatici per governare il cambiamento e costruire il futuro per i nostri giovani.

Mario Sommariva