L'intervista Porti e Infrastrutture Shipping e Logistica

SOS camionisti, Falteri (Federlogistica): “Ne servono 20mila, settore a rischio senza investimenti”

“Le unità che mancano al settore si traducono in poca competitività per le imprese e in maggiori costi, oltre che ovviamente in una consistente riduzione di occupazione”

Genova – Lo scorso luglio Anita, l’associazione di Confindustria focalizzata sul trasporto su gomma, aveva lanciato l’allarme perché il governo si mobilitasse per la mancanza di autotrasportatori. La ripresa rischiava infatti di restare ferma al palo, con una quota di quasi 20.000 lavoratori che mancavano all’appello. Sono passati sei mesi, ma la situazione non è migliorata.

“Nel nostro Paese continua a esserci una grave carenza di manodopera”, analizza Davide Falteri, vice presidente nazionale di Federlogistica, “e in questo periodo vediamo emergere tutti i limiti del settore. Il lavoro dell’autotrasportatore è duro e pesante, può essere complesso vivere molti giorni lontano da casa. E anche gli incentivi economici non bastano più”.

(Davide Falteri)

In questi giorni Consorzio Global, l’azienda guidata da Falteri, porta avanti iniziative volte alla formazione e all’integrazione delle competenze esistenti degli autisti di trasporto pesante, anche perché, dice lo stesso manager: “È fondamentale che si investa in questo segmento di trasporto merci”. In una nazione che dovrebbe fare della logistica e del trasporto merci uno dei suoi “core business”, manca tuttavia una vera logica che integri ogni singolo aspetto. “Il tema è questo. Le circa 20mila unità che mancano al settore si traducono in una mancanza di competitività per le imprese e in maggiori costi, oltre che ovviamente in una consistente riduzione di occupazione. Ma il punto è che abbiamo un’orografia troppo particolare per non lavorare di concerto con le aziende di autotrasporto, come possiamo puntare solo sulle reti fisse?”, s’interroga Falteri.

Il porto di Genova rappresenta il cuore del problema. “In Liguria abbiamo il primo gateway italiano, e spingiamo, giustamente, per un suo sviluppo infrastrutturale. Ben venga la nuova diga, ma come faremo poi a gestire flussi di traffico merci che continueranno a spostarsi prevalentemente su gomma, se la condizione autostradale è anacronistica e fuori scala?”, osserva il presidente.

La mancanza di autisti del trasporto pesante è un tema non solo italiano, ma continentale. Secondo una ricerca portata avanti da Indeed, nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2020 e il terzo trimestre del 2021, le offerte di lavoro per autisti erano superiori del 45% rispetto ai livelli pre-pandemici in Francia, del 67% in Germania, del 73% nel Regno Unito e addirittura del 95% in Spagna.

“Ma 500 euro in più sembrano non bastare come incentivo. Una volta l’input economico era sufficiente per spingere un lavoratore a portare avanti professioni pesanti, oggi non basta. Per questo è necessario che il settore pubblico investa per una formazione verticale, diretta sul segmento. Ma che non sia solo finalizzata all’ottenimento di una patente, perché altrimenti torniamo al punto di partenza”, spiega Faltieri.

Quindi, l’autotrasporto deve essere assurto ad asset strategico per la logistica italiana, ma non si rischia un controsenso in un mondo che si muove su dinamiche di sostenibilità e di grandi economie di scala? “Oggi ogni settore della supply chain ha un settore verticale e non fa sistema con il resto, è assurdo e nocivo. Il trasporto su gomma deve essere integrato con il resto della catena, e lavorare anche sul digitale. La Logistic Digital Community che abbiamo sviluppato e adottato mira proprio a far interagire i diversi attori, perché le parti vengano collegate e possano generare economie di scala”, risponde il vice presidente.

E se gli esempi nazionali di piattaforme digitali logistiche non hanno avuto successo, Falteri precisa: “È importante che siano attività condivise con gli stakeholder e che si facciano dei test, prima di far adottare strumenti complessi a tutta l’industria ex lege. Inutile sprecare tempo e denaro, investiamo su cosa sappiamo già che serve al settore”.