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Sostegni bis, l’appello: “Aiuti non più rinviabili per terminal cruise, passeggeri e imprese portuali”

Roma – Nel Decreto Sostegni-bis, il Parlamento preveda aiuti e il governo sostenga la loro approvazione per compensare i danni economici causati dal Covid-19 ai terminal portuali, in primis quelli crociere e passeggeri, e alle imprese di lavoro temporaneo (ex art. 17). Misure specifiche di sostegno come quelle adottate per il trasporto ferroviario, aereo, marittimo e, persino, degli ormeggiatori.  

E’ quanto chiedono in un comunicato congiunto Confindustria, Confetra, Assiterminal e Assologistica. “Vanno assolutamente adottate soluzioni per alleggerire in questa fase i costi delle imprese e che riguarda tutti i terminal portuali italiani – sottolineano le associazioni -. In particolare, i terminal crociere e passeggeri e le imprese di lavoro temporaneo, con misure specifiche di sostegno come quelle adottate per il trasporto ferroviario, aereo, marittimo e, persino, degli ormeggiatori. Si tratta di aziende a capitale privato che operano in “concessione” dallo Stato, per le quali la questione della riduzione dei canoni in questa fase di crisi non è più rinviabile!”

Il quadro di riferimento è impietoso: nel 2019 i passeggeri ed i crocieristi in Italia, prima destinazione per le crociere nel Mediterraneo, erano stati quasi 12 milioni, che hanno viaggiato su oltre 150 navi e hanno attraccato 4.850 volte in 39 porti e città crocieristiche. Nel 2020 questo settore si è completamente bloccato e nel 2021 non è ancora ripartito, con previsioni che rinviano ormai al 2022 la ripresa. Una perdita di 925 milioni di euro l’anno comprendente i fatturati di tutte le imprese terminalistiche che gestiscono terminal, stazioni marittime e servizi accessori e che negli ultimi anni avevano investito 460 milioni in dragaggi, rifacimenti di accosti e stazioni marittime, nuovi collegamenti e servizi di trasporto, da Messina a La Spezia, da Genova a Savona, Taranto, Salerno, Ravenna, Palermo.

“Il mancato cambiamento di scenario nel 2021 e un accumulo già di 14 mesi di inattività e di azzeramento dei fatturati pongono chiaramente l’esigenza di ridurre il pagamento delle imprese terminalistiche di centinaia di milioni l’anno di canoni concessori allo Stato, per limitare il rischio di chiusura a cui molte di esse sono esposte e le inevitabili ripercussioni negative in termini di occupazione diretta e indotta sul territorio in cui operano”, segnalano le associazioni sollecitando “pertanto al Parlamento di farsene carico in sede di conversione del DL Sostegni-bis e al governo di sostenerne l’approvazione”.