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La Spezia fa quadrato e rilancia, Sommariva: “Non faremo la fine del vaso di coccio, cresciamo grazie alla nostra unicità”

Questa mattina nell’Auditorium dell’AdSP del Mar Ligure Orientale il convegno “Sotto il segno del Porto”, per il rilancio della comunità portuale spezzina.

La Spezia – “Non abbiamo nessuna intenzione di recitare la parte del vaso di coccio fra due vasi di ferro (Genova e Livorno) perché di coccio proprio non siamo”. Parola di Mario Sommariva, presidente dell’AdSP di via del Molo 1, che nella mattinata di oggi ha ospitato il convegno “Sotto il segno del Porto”. Tavole rotonde e analisi generali per raccontare meglio e più approfonditamente non soltanto la realtà dei porti della Spezia e di Marina di Carrara, ma anche per fare quadrato attorno all’ente, che punta a ritagliarsi uno spazio sempre più particolare sulla scena della portualità italiana.

La forte coesione del mondo delle banchine è il punto forte del porto della Spezia, il tema ricorrente di tutti i relatori. Ma oltre al colore e all’unità d’intenti, è necessaria una crescita armonica con i territori. E la comunità spezzina ringrazia il ministro per gli affari europei Raffaele Fitto, che in collegamento da Roma tiene a battesimo il progetto della Zona Logistica Semplificata, allargando anche alla possibilità di riprendere il tema del rafforzamento della Pontremolese. Linea che viene ribadita anche dal viceministro Rixi, che chiude la giornata portando il placet del MIT alle tante iniziative del porto spezzino su infrastrutture e ammodernamenti. “Come Paese, dobbiamo capire che avremo necessità di convivere con molti cantieri, sia per il trasporto ferroviario sia per quello su gomma”, afferma Rixi.

“Nei prossimi anni, complici fattori come i nuovi veicoli elettrici e la crescita del traffico in generale, serviranno oltre 60 miliardi di euro per stravolgere e ammodernare tutta la linea autostradale, perché ad oggi siamo gli ultimi in Europa, e scontiamo una rete che per il 56% del suo totale è stata costruita prima degli anni Settanta. Ma sono oltre 120 i miliardi di euro investiti da RFI per rivoluzionare anche la rete delle ferrovie, e per dargli nuovo slancio. Bene che siano sul tavolo tutti questi investimenti, ma è necessario essere tutti consapevoli di queste difficoltà”.

“Il rilancio del nostro porto? Transita attraverso quello che potrebbe essere chiamato il progetto “La Spezia 5.0”, un rilancio in grande stile della formula logistica vincente che da sempre ha caratterizzato La Spezia, di coordinamento fra porto, ferrovia, retroporto, insieme a digitalizzazione avanzata al punto da essere diventata un brevetto (unico caso in Italia), semplificazione doganale, approccio innovativo ai servizi, tra cui la recente implementazione di un servizio shuttle camionistico fra porto e retroporto”, a cui si aggiunge oggi il fattore “colibrì”, ossia ognuno, anche nel suo piccolo, sa che dovrà fare la sua parte”. Così Federica Montaresi, Segretario Generale dell’AdSP del mar ligure orientale, che sintetizza in poche frasi le tante iniziative oggi in cantiere sullo sviluppo della rete ferroviaria. Raccogliendo anche le conferme di Gianpiero Strisciuglio – amministratore delegato di RFI – e di Sabrina De Filippis – ad di Mercitalia Logistics.

Il Presidente, Mario Sommariva, e il Segretario Generale., Federica Montaresi

“Per quanto riguarda la Pontremolese”, ribadisce Strisciuglio, incalzato dai relatori, “siamo sicuramente in grado di portare a compimento l’opera, da un punto di vista tecnico. I tanti investimenti nazionali sul sistema merci hanno necessità di una capillarità e di un utilizzo della ferrovia efficace”. Ma a vedere un piano generale è sempre Sommariva, che sottolinea come siano oltre 28mila gli addetti del solo porto della Spezia che sono coinvolti nel processo produttivo, e che l’ente che guida non sarà – appunto – solo uno scalo tra Genova e Livorno. Deve essere altro.

“Se già oggi facciamo il 34% di share ferroviario, significa che possiamo crescere molto. Il tema della governance non mi appassiona, ma delle due, l’una. O si segue una direzione che va verso una centralizzazione dei poteri statali, sul modello spagnolo, o il governo ci dica se intende davvero perseguire l’autonomia differenziata. In entrambi i casi, mi auguro che nessuno voglia stravolgere l’esistente e cambiare ancora le competenze dei porti e dei territori di manovra, altrimenti andremmo verso uno sconquasso”.