Porti

Stretta Ue sui porti, Munari: “E’ troppo tardi per i confronti. Ministro, batta un colpo o sarà showdown in Corte di Giustizia europea”

Alla fine ce l’abbiamo fatta: la Commissione ha adottato la decisione di procedere contro l’Italia per presunta violazione delle norme sugli aiuti di Stato, poiché le nostre Autorità di Sistema Portuale, in quanto imprese, non pagano le tasse sul reddito per i canoni demaniali percepiti.

Poco importa che le AdSP siano amministrazioni dello Stato aventi funzioni regolatorie, e che i canoni demaniali sono tasse: la Commissione ha fatto un copia-incolla di precedenti decisioni adottate nei confronti di altri Stati membri, dove vige un regime diverso dal nostro, e ora siamo qui.

Siamo cioè in uno stadio ultimativo della procedura, in una situazione in cui, e questo ha davvero dell’incredibile, l’Italia ancora non ha spiegato alla Commissione perché le nostre pubbliche amministrazioni portuali non devono pagare tasse sulle tasse.

(Il professor Francesco Munari)

Per inciso, e per puntualizzare anche rispetto alle consuete stucchevoli polemiche politiche postume, di cui francamente non si sente il bisogno, questo silenzio non è soltanto di questo Governo, ma anche del precedente: Conte I e Conte II hanno preferito… fare ammuina sulle iniziative della Commissione, pensando forse che, come capita molto spesso da noi, il cane abbaia ma non morde.

Invece il morso è arrivato, e ora occorre cambiare passo: così, e con tutto il rispetto, non mi convincono affatto le dichiarazioni del ministro Paola De Micheli, la quale ha annunciato “un confronto costruttivo” con la Commissione: siamo ormai fuori tempo massimo per i caminetti e i confronti, costruttivi o meno. Anche perché simili annunci erano stati fatti anche dal precedente ministro (peraltro in un momento della procedura diverso da quello nel quale ci si trova oggi), e forse la Commissione si è stancata.

Del resto, a norma della disciplina applicabile, da gennaio 2020 l’Italia aveva trenta giorni di tempo per presentare osservazioni sulla precedente presa di posizione in argomento della Commissione. Non sono un matematico, ma da gennaio di giorni ne sono passati almeno trecento. E a certe latitudini la pazienza solitamente ha un limite. E i tempi dei procedimenti sono meno dilatabili dei nostri.

Ahinoi, fa specie che, in questo momento, tra Next Generation EU ancora in ballo, bilancio pluriennale UE da concordare, e altre non banali priorità in agenda (Brexit?), si trovi il tempo di definire una procedura che, lato Bruxelles, forse non appare così prioritaria.

Ciò posto, se i destini dell’Europa non dipendono certo da come si risolverà l’incresciosa vicenda, viceversa la portualità italiana si gioca molto, se non moltissimo, con questa procedura.

Come altre volte mi è capitato di osservare, non è solo il tema fiscale che viene in rilievo, ma la natura pubblica dei nostri porti, il sistema di governance ad essi relativo, i rapporti tra regolatori e imprese concessionarie, il rischio di qualificare le AdSP come imprese, con tutto quanto ne consegue, anche, ma non solo, dal punto di vista dell’applicazione nei loro confronti del diritto antitrust.

In altre parole, si sta per entrare… in una selva oscura, capace di generare anni e anni di incertezza non solo giuridica, ma anche di pianificazione della nostra rete logistica, della nostra politica portuale e infrastrutturale.

Una classe politica che costantemente parla (l’enfasi è voluta) di rilancio delle infrastrutture come volano per la crescita del Paese, queste cose dovrebbe saperle, e se non le sa è bene ricordarlo con garbata ma fermissima chiarezza. Non ci possiamo permettere di subire “per caso”, o peggio per ignavia, distrazione o superficialità, rivoluzioni involontarie di un settore così strategico per l’Italia.

Anche perché, ai tempi della sentenza Siderurgica Gabrielli (nella vulgata, quella che ha abolito il monopolio dei camalli di Genova), l’Europa e il suo sistema logistico erano molto diversi da oggi. Adesso, la filiera è quanto meno continentale, i players sono globali, gli investimenti miliardari (in euro). E se a casa nostra c’è confusione e poca chiarezza, facile prevedere la marginalizzazione della famosa piattaforma logistica nel Mediterraneo.

Come dicevo, adesso la questione è solo tecnica, non politica: si leggano dunque le norme del regolamento sulle procedure in materia di aiuti, si contino i giorni per rispondere e si batta un colpo. Forte. Oppure si attenda di poter impugnare la decisione della Commissione in Corte di Giustizia dell’Unione europea. E si vada allo show-down, possibilmente con la voglia (politica e giuridica) di vincere questa battaglia, avendo l’Italia ragioni da vendere.