Difesa

Tajani: “Non possiamo rinunciare al Canale di Suez”. Gli Houthi minacciano l’Italia

L’avvertimento dei ribelli: “L’Italia diventerà un bersaglio se parteciperà all’aggressione contro lo Yemen”

La Spezia – L’Italia e il suo commercio non possono permettersi di rinunciare al passaggio delle navi per il Canale di Suez e lungo il Mar Rosso: in questo contesto va inserita la partecipazione del nostro Paese alla missione Aspides a protezione delle navi. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando a margine dell’arrivo alla Spezia della nave Vulcano, che ha portato in Italia 20 bambini palestinesi di Gaza feriti durante il conflitto con Israele.

Aspides, ha detto Tajani, “non è una operazione militare di attacco, ma di difesa con regole di ingaggio a protezione del commercio italiano. Non possiamo permetterci di non passare attraverso Suez e il Mar Rosso perché il danno economico per i nostri porti e per la competitività del nostro Paese sarebbe gravissimo”. “La politica estera la fanno le ambasciate ma anche le forze armate, che sono ovunque un esempio di comportamento. Siamo grati per quello che fanno per la nostra sicurezza. Se non ci fosse la nostra Marina non potremmo difendere i nostri mercantili”.

La minaccia Houthi all’Italia

“L’Italia diventerà un bersaglio se parteciperà all’aggressione contro lo Yemen. Il suo coinvolgimento sarà considerato un’escalation e una militarizzazione del mare, e non sarà efficace. Il passaggio delle navi italiane e di altri durante le operazioni yemenite a sostegno di Gaza è una prova che l’obiettivo è noto”. Lo ha detto in un’intervista a Repubblica Mohamed Ali al-Houti, uno dei leader del movimento Ansar Allah (gli Houti) e cugino dell’attuale leader Abdul-Malik Al-Houti. “Il nostro consiglio all’Italia è di esercitare pressione su Israele per fermare i massacri quotidiani a Gaza. Questo è ciò che porterà alla pace. Consigliamo all’Italia di rimanere neutrale, che è il minimo che può fare – minaccia – Non c’è giustificazione per qualsiasi avventura al di fuori dei suoi confini”. “Consigliamo agli europei di aumentare la pressione sui responsabili degli orrori a Gaza. Le nostre operazioni mirano a fermare l’aggressione e a sollevare l’assedio. Qualsiasi altra giustificazione per l’escalation da parte degli europei è inaccettabile”, incalza. Secondo Mohamed Ali al-Houti, “non c’è alcun blocco nel Mar Rosso”.

“Prendiamo di mira solo le navi associate a Israele, che si dirigono verso porti occupati, di proprietà di israeliani, o entrano nel porto di Eilat – insiste – Non abbiamo intenzione di chiudere lo stretto di Bab el Mandeb o il Mar Rosso“. E afferma: “Essere classificati come terroristi per sostenere Gaza è un onore per noi”. Parla di una “classificazione politica e scorretta, senza giustificazione”. E conclude: “Se gli Stati Uniti inviano truppe nello Yemen, dovranno affrontare sfide più difficili di quelle in Afghanistan e Vietnam. Il nostro popolo è resiliente, pronto e ha varie opzioni per sconfiggere strategicamente gli americani nella regione”.