Interviste

Terminal Vado, l’ad Cornetto: “L’effetto Covid si sente sui traffici. Ma a regime saremo sui 900 mila Teu all’anno, 40% su rotaia”

L’11 febbraio 2020 il nuovo terminal container di Vado Gateway è diventato operativo con l’approdo della prima nave M/V Maersk Kotka del servizio ME2 di Maersk che collega il Mediterraneo con il Medio Oriente e l’India. Due settimane dopo è arrivato il Covid, a marzo è iniziato il lockdown e la crisi innescata dalla pandemia ha continuato a ‘mordere’ anche mesi successivi, riacutizzandosi nelle ultime settimane.

Praticamente un esordio di fuoco per Paolo Cornetto, amministratore delegato di APM Terminals Vado Ligure, la cui holding è composta da APM Terminals (50,1%), Cosco Shipping Ports (40%) e Qingdao Port International (9,9%).

Paolo Cornetto, ad APM Terminals Vado

Il terminal come ha reagito al Covid? Quali sono le vostre stime di chiusura per il 2020?

“Il personale nei nostri Terminals a Vado ha risposto in modo encomiabile. In quel periodo, nonostante le limitazioni derivanti dal distanziamento, abbiamo concluso i lavori della piattaforma e servito sempre i nostri clienti al meglio, seppur adottando tutte le precauzioni necessarie che ci hanno consentito di non fermarci mai. Passata la prima fase emergenziale, abbiamo dovuto ovviamente fare i conti con un mercato in calo e con blank sailings. In uno scenario di questo tipo, può ben immaginare le compagnie che si sono guardate bene dall’effettuare troppi cambiamenti ai loro network, con il risultato che il nostro programma di avviamento si è solo parzialmente concretizzato, e chiuderemo l’anno poco al di sopra del 50% delle previsioni”.  

Fino ad oggi, quanto APM Terminals ha investito nel porto di Vado? E quanto pensa di investire nei prossimi anni in infrastrutture materiali e digitali?

“Abbiamo investito circa 180 milioni di euro complessivamente a Vado, e ci sono programmi per investire ancora nel mantenimento e nello sviluppo delle attività. La digitalizzazione è stata e sarà un capitolo di investimento importante. Le nostre gru di piazzale (ARMG) sono completamente automatizzate così come i varchi del terminal che è tra i più tecnologicamente avanzati del Mediterraneo grazie a una serie di dotazioni all’avanguardia. La digitalizzazione e l’automazione stanno rapidamente prendendo campo anche in una industria tradizionalmente meno spinta dal punto di vista tecnologico come quella dei trasporti. Ma la gestione complessiva delle supply chain va nella direzione della performance garantita e della visibilità, temi sui quali il nostro sistema logistico nazionale (non solo i porti) si giocheranno una grossa fetta di competitività negli anni a venire”.

Maersk Kotka, la prima nave che ha scalato il terminal container di Vado

Che ruolo vuole giocare il porto di Vado nella sfida globale del mercato containerizzato, considerato che potete contare sul traffico del primo e terzo gruppo armatoriale al mondo, la danese AP Moeller-Maersk e la cinese COSCO?

“Ovviamente ci aspettiamo di vedere molti containers Maersk e Cosco, ma non solo. Stiamo lavorando con tutte le compagnie marittime per attrarre carico. Solo garantendo un elevato standard di servizio potremo renderci appetibili a tutto il mercato, incluso quello di transito rappresentato da Svizzera e Germania, un target alla nostra portata ed alla portata del nostro sistema portuale dell’Alto Tirreno. Il nuovo container terminal a regime sarà in grado di movimentare circa 900 mila Teu all’anno, con un obiettivo di intermodalità su ferro almeno del 40%”.

In un solo giorno, il 10 settembre, APM Terminals Vado Ligure ha annunciato una nuova linea settimanale di COSCO con il Pireo (il primo scalo c’è stato il 23 ottobre) e l’ingresso di una nuova linea di Maersk spostata dal SECH. Ci sono altre novità in vista?

“Siamo felicissimi per le scelte operate da Maersk e da COSCO e siamo molto concentrati sul garantire un alto livello di servizio a queste due nuovi collegamenti. Siamo costantemente impegnati per individuare e finalizzare nuove opportunità di sviluppo sul mercato e, se lo scenario lo consentirà, contiamo di poter riprendere la crescita già dai primi mesi del 2021”

Per il momento, il vostro rivale più prossimo, se così si può dire, è sono i terminals container di PSA-SECH dopo la fusione. Presto scenderà in campo anche MSC (insieme a Messina) a Calata Bettolo, un altro concorrente nel porto di Genova. Secondo lei c’è spazio per tutti? Non vede il rischio concreto di assistere ad una competizione iper aggressiva tra due aree portuali che distano 30 minuti in macchina?

“Abbiamo realizzato una infrastruttura ‘pubblica’ unica nel panorama del nord ovest, con caratteristiche che possono aiutare ad allargare il mercato e a far crescere il sistema, oggi dotato di un asset ulteriore con il quale poter competere con gli scali soprattutto nord-europei, molto aggressivi in termini di sviluppo delle infrastrutture e che storicamente ci portano via business. La rilevanza di un’opera di questo tipo va valutata nel medio/lungo periodo. Io ritengo che sia giusto creare capacità e dotare il sistema infrastrutturale di elementi che aggiungano valore, e questo riguarda i porti ma anche gli interporti ed i collegamenti ferroviari e stradali”.  

Lavoro in porto. Dopo le tensioni di maggio con il sindacato, i lavoratori hanno respinto l’accordo con 84 “No” e 70 “Si”. Ora come procede la trattativa? L’accordo con CGIL e CISL è così lontano? Il clima si è rasserenato?

“Siamo rimasti molto sorpresi. Credo che quel passaggio abbia rivelato l’importanza di rafforzare ulteriormente il dialogo, cosa che stiamo provando a fare. Siamo un’azienda appena aperta dopo anni di grandi investimenti pari soltanto ai grandi ostacoli incontrati nella realizzazione dell’opera. Un’azienda che ha sempre dimostrato grande attenzione e sensibilità per i propri colleghi e, come tutte le aziende, impegnata a far fronte alle numerose e importanti problematiche causate dal Covid. credo che la bontà dei nostri intenti non possa essere messa in discussione e sono certo che questo sarà compreso e ci porterà a trovare soluzioni concertate”.