Cargo Porti

Traffico di armi, Sommariva: “Il caso Eolika una lezione per tutto il settore”

“Il rischio che carichi sensibilissimi possano essere distolti per destinazioni e fini diversi da quelli consentiti dalla giurisprudenza italiana è reale”

La Spezia – “Quanto avvenuto dimostra che imbarcare merci delicatissime come le armi, sebbene regolarmente autorizzate dalle autorità competenti, non basta a impedire che possano diventare oggetto di traffici illegali”. La dichiarazione di Mario Sommariva, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Spezia e Marina di Carrara, arriva dopo la notizia che un mercantile battente bandiera della Guyana, transitato nei giorni scorsi dallo scalo ligure, avrebbe raggiunto Dakar con un carico di armi con  destinazione ignota.

L’indagine condotta dall’Agenzia delle dogane senegalese ha ricostruito un percorso anomalo del cargo, la “Eolika”, che in Senegal è stato trovato con a bordo tre container pieni di munizioni da guerra, per un valore di oltre 4,6 milioni di euro. “Il rischio che carichi sensibilissimi possano essere distolti per destinazioni e fini diversi da quelli consentiti dalla giurisprudenza italiana è reale”, prosegue Sommariva nella dichiarazione rilasciata questa mattina.

“Per dare maggiore e piena efficacia alla legge 185/90 (ovvero la norma che regola le attività di esportazione di armi, ndr) sarebbe necessario integrarla con una norma che preveda l’obbligo di adeguata certificazione per i vettori marittimi di queste tipologie di merci, che effettuano i trasporti dal nostro Paese”. La Eolika rappresenta un caso emblematico di difficoltà di controllo globale sul traffico di armi, sebbene lecito. I container di munizioni arrivano infatti dalla Fiocchi, azienda italiana di Lecco, leader nel settore del tiro sportivo.

Dopo la partenza dalla Spezia il 2 dicembre 2021, la Eolika ha fatto scalo a Las Palmas, alle Isole Canarie, prima di restare in rada fuori dal porto di Dakar alcuni giorni. Un comportamento che avrebbe insospettito le autorità doganali del Senegal, che hanno appurato come i container fossero destinati alla Repubblica Dominicana. L’ipotesi, tuttavia, è che le armi potessero essere sbarcate tramite piccole imbarcazioni in grado di raggiungere il cargo, per poi proseguire verso destinazioni sconosciute.

Il caso della Eolika non è isolato, eppure l’iter di vendita per l’esportazione di armi e munizioni verso Paesi terzi non è così semplice. La già citata legge 185 disciplina i vari passaggi necessari, stabilendo una soglia minima di trasparenza e monitoraggio generale, che passa attraverso la registrazione delle imprese esportatrici al “Registro Nazionale delle Imprese”, con una conseguente richiesta di autorizzazione.

“Un simile dispositivo”, continua Sommariva, riferendosi a una nuova normativa specifica per i vettori marittimi, “potrebbe permettere alla catena logistica dell’industria italiana delle armi di arginare pericolose infiltrazioni, che trasformano le necessità di sicurezza dei popoli in tempo di pace, in guerre e conflitti”.