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Traffico di cocaina, condannati undici marittimi russi

Praia – Una nave carica di droga, un marittimo morto in circostanze misteriose, un armatore accusato dal suo comandante di traffico internazionale di stupefacenti. Sembra la trama un po’ banalotta di un thriller di serie B, in realtà è un’incredibile storia conclusasi con una raffica di maxi-condanne detentive.

Succede tutto a Praia, capitale di Capo Verde, dove una nave mercantile partita dal Sud America è costretta a fermarsi a causa della morte improvvisa di un membro dell’equipaggio. Siamo a febbraio dello scorso anno: allertata dal comandante russo Sergei Kotlovsky, la polizia marittima sale a bordo della nave dove, però, oltre al corpo senza vita del marittimo, trova 9 tonnellate e mezza di cocaina. È la più grande quantità di droga mai rinvenuta a Capo Verde.

Dopo un lungo interrogatorio, il comandante confesserà di avere ricevuto il carico direttamente dell’armatore, scagionando il resto dell’equipaggio: “Loro non sapevano assolutamente nulla”. Al termine di un anno di indagini, il tribunale presieduto dal giudice Angela Rodrigues non ha creduto alla versione del capitano, che è stato condannato a 12 anni di carcere. Pene severissime anche per i dieci marittimi, tutti di nazionalità russa: dieci anni di carcere a testa per concorso in traffico di stupefacenti. Martinho Landim, avvocato dell’equipaggio, ha annunciato il ricorso in appello.