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Trasporto marittimo, IMO: riduzione CO2 del 40% in 10 anni, la svolta è vicina

Londra – Niente è ancora scolpito nella pietra, ma il dato è tratto. Il Marine Environmental Protection Committee (MEPC), il Comitato per la protezione dell’ambiente marino dell’IMO, ha deciso di emendare la Convenzione MARPOL. E’ il passaggio successivo dopo che il 24 ottobre è stato raggiunto un accordo legalmente vincolante, all’interno dell’Organizzazione marittima mondiale, oltre 17 Stati membri, per ridurre l’intensità di carbonio dal trasporto marittimo del 40% rispetto ai livelli del 2008 nei prossimi 10 anni.

Le bozze di emendamento, sviluppate nell’incontro virtuale in questi giorni, saranno presentate alla prossima riunione del MEPC, la cui data non è stata ancora annunciata ma di sicuro sarà nel 2021. Se approvate, le misure messe a punto dal MEPC dovrebbero entrare a regime nel “breve termine”, al massimo entro il 2023. Nelle bozze, l’IMO, vista la rapida evoluzione del contesto marittimo, ha inserito anche un “meccanismo di revisione” sull’intensità di carbonio e sui requisiti di efficienza energetica, con la possibilità di modifiche entro il 1° gennaio 2026.

Come tutte le regole in discussione all’IMO, i possibili impatti di qualsiasi nuova misura non saranno uniformi per tutti i suoi Stati membri. In quest’ottica, il percorso da intraprendere, secondo IMO, è quello di “valutare i possibili impatti sugli Stati, prestando particolare attenzione alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli piccoli e dei Paesi meno sviluppati”

L’IMO sottolinea che le tempistiche per l’ingresso delle misure concordate sono in linea con la sua strategia per la riduzione del gas serra, come richiede l’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, che mira a ridurre l’intensità di carbonio del trasporto marittimo internazionale nel 2030 (rispetto a 2008) del 40%.

Se non puoi misurarlo, non puoi gestirlo, quindi l’IMO sta lavorando per mettere a punto il documento finale. In un duplice approccio, esaminerà l’ “efficienza” del consumo di carburante delle navi di 400 tonnellate di stazza lorda e oltre, e l’intensità di carbonio emesso dalle navi. Per le navi di 5.000 tonnellate di stazza lorda e oltre, che sono già tenute a presentare i dati sul consumo di carburante ai rispettivi Stati di bandiera (il paese in cui la nave è registrata), l’asticella si alza.

All’interno del piano di gestione richiesto dell’efficienza energetica della nave (Ship Energy Efficiency Management Plan, SEEMP), gli armatori dovranno documentare la loro effettiva intensità di carbonio da confrontare con quella richiesta per quel tipo / dimensione di nave. Un aspetto importante perché se il rating della nave è più alto (A e B) , quest’ultima può risultare piò attrattiva per i noleggiatori attenti all’ambiente e soprattutto per le compagnie di navigazione quotate che devono rendicontare il loro bilancio di sostenibilità sia per gli azionisti che per attingere a nuovi capitali.

L’IMO considera invece la pratica dei combustibili alternativi, argomento molto attuale nel mondo marittimo, con un orizzonte a più lungo termine e non al momento una questione prioritaria dei progetti di emendamento.