Lavoro Porti

Trieste: il porto, i portuali. E gli altri… / L’analisi

L’intervento di Franco Mariani, presidente di Alpt

Ho seguito direttamente con apprensione quello che stava accadendo a Trieste. Ho cercato, assumendomi una responsabilità, di permettere ai portuali della Agenzia che presiedo, di avere i tamponi pagati per avere il Green pass.

L’AdSP, in tempi record, ha allestito due centri per effettuare i tamponi. Comunicatequeste decisioni ai responsabili della protesta in porto ci è stato risposto che non era sufficiente. Loro pensavano a tutti i Triestini e agli italiani sprovvisti di Green pass. Quindi blocco dei varchi e i sei giorni di sciopero. Alla fine il varco bloccato è stato uno. Il varco 4 del Molo VII. La cronaca delle vicende è nota a tutti. Compresa le fratture che si sono create nel ClPT e le conseguenti imbarazzanti stop end go. Il CLPT, sindacato non riconosciuto, che per avviare azione di sciopero ha dovuto appoggiarsi ad un sindacato il FISI con sede a Eboli (Salerno) i cui maggiorenti sono noti alla politica.

Sono oltre quaranta anni che vivo nei porti e per i porti. Ho un legame affettivo con i portuali italiani. Per dieci anni ho diretto l’Associazione delle Compagnie Portuali Italiane. Per me i portuali sono solo i lavoratori che appartengono all’ Art. 17. Lavoratori che operano su tutto il porto, in ogni Terminal, con polivalenza. Oggi operano su mezzo meccanico, domani tirano catene ai traghetti. Gli altri sono dipendenti dei Terminal. Una cultura del lavoro e del senso di appartenenza unica e particolare.

Che cosa è accaduto a Trieste di nuovo e nello stesso tempo di preoccupante? Occorre dire che nel porto di Trieste il numero dei vaccinati contro il a Covid 19 sono inferiori rispetto agli altri porti. E questo ha rappresentato e rappresenta un problema. Le motivazioni posso essere tante, compresa la triestinitá, il fastidio verso lo Stato Nazionale, ma forse una parte si è convinta dalle parole di chi gli diceva “tanto il Green pass lo toglieranno”, “basta qualche manifestazione e lo Stato torna indietro”.

Le conseguenze di tutto ciò saranno pesanti per i lavoratori. Qualcuno ne dovrà rispondere.Una parte dei portuali vengono organizzati per partecipare alle manifestazioni dei No Green pass. Ricevono applausi, parlano dai palchi, qualcuno si convince che può guidare quella protesta e quella massa composita per portarla al porto e dare forza alla loro rivendicazione. Abolizione immediata del Green pass e lotta alla “dittatura criminale”.

I lavoratori portuali nella loro storia hanno fatte lotte importanti, trovato mediazioni e accordi. Se aprono un problema sanno che possono risolverlo. Altrimenti evitano. Infatti nessun altro porto italiano ha scelto questi obiettivi e questa lotta. Sabato mattina sono andato in Piazza Unità d’Italia per dialogare con loro e salutare i pochi venuti da Genova. Erano dipendenti del Terminal container PSA di Pra’ che sono impegnati in azioni sindacali per rinnovare il contratto di secondo livello. Ho chiesto dove erano i portuali della Compagna portuale, silenzio, non c’erano. I 1150 portuali di Genova erano al lavoro. Alle prese con problemi quali la chiusura del loro bilancio.

Tutta la vicenda triestina ha dimostrato che i lavoratori che sono stati coinvolti e che pensavano di governare quel movimento sono stati sovrastati e ridotti a minoranza da portare in giro come icone insieme alle Madonne, da usare nei riti di “pilotaggio”, di meditazione trascendentale e da chi li ha strumentalizzati per fare dirette Facebook e puntare ad un “nuovo soggetto politico”.Mi sono vergognato. Soffro.

Eppure i portuali della Agenzia avevano dimostrato di avere le palle, questo era l’anno dei record di avviamenti. Siamo diventati punto di riferimento imprescindibile per il porto e per gli art. 16 e 18. L’Agenzia è nata dal lavoro e dalla sensibilità del Presidente D’Agostino e dal suo Segretario Generale Sommariva. Un esempio nazionale di come si governa l’organico del porto inteso in modo unitario. Lavoratori di cooperative in fallimento, impropri art.16 che in realtà fornivano mano d’opera, lavoratori sottopagati e senza protezioni, hanno trovato nella Agenzia dignità, rispetto e buon salario.

L’Agenzia non deve fare profitti ma distribuisce salari. Avevamo previsto per dicembre un ulteriore premio salariale. Premio che non ci potrà più essere perché dobbiamo pagare i tamponi. Tamponi che saranno pagati anche dai portuali vaccinati che dovranno rinunciavi per solidarietà nei confronti di chi ha scelto di non fare il vaccino.In più l’Agenzia pagherà quanti, pur essendo andati a manifestare, hanno scelto, vergognosamente, di mettersi in malattia. I primi tre giorni sono a carico della Agenzia.Mi auguro finisca al più presto questa triste, contraddittoria vicenda.

Riprendere il cammino dentro l’Agenzia della formazione e crescita per rispondere sempre meglio e non marginalmente alle richieste di lavoro.Ristabilire corrette relazioni industriali/sindacali, con al centro il tema della sicurezza del lavoro, la contrattazione di secondo livello che premi chi lavora.Temi nazionali: siano riconosciuti i lavori usuranti per chi opera in porto, bloccare ogni forma di autoproduzione e di contrapporre i marittimi ai portuali. Chi fa il marittimo faccia il marittimo, il portuale faccia il portuale.E per il porto di Trieste sostenere il Porto Franco Internazionale e Allegato VIII.

Questi sono i punti su cui, penso, si possa ricostruire un dialogo, un impegno e condizioni salariali e di lavoro migliori.Da ragazzo avevo anche io mitizzato i portuali. Nel 1976 i portuali di Genova partirono con una colonna di mezzi, camion, ruspe, generi alimentari e raggiunsero Gemona, dopo il tragico terremoto nel Friuli, vi stabilirono il campo Genova. Prima andarono in Polesine durante alluvione, dopo in Irpinia.