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UNCTAD: mercato container, segnali di ripresa veloci ma disomogenei nel terzo trimestre dell’anno

Milano – Segnali di ripresa veloci, ma disomogenei. E’ l’istantanea che emerge dall’analisi sul mercato containerizzato post lockdown elaborata da UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo. I dati relativi al transito di navi portacontainer che ogni settimana arrivano dagli scali di tutto il mondo parlano infatti di un vero e proprio rimbalzo nel terzo trimestre del 2020.

Un dato, secondo UNCTAD, che fa intravedere un segnale di speranza per il futuro imminente del commercio mondiale di merci, che ha subito un calo storico anno su anno del 27% nel secondo trimestre. Calo che arriva dopo un drammatico rallentamento dei traffici registrato all’inizio di quest’anno, per effetto delle misure messe in campo dai governi per arginare la pandemia Covid-19 che hanno limitato le attività economiche e i viaggi. A metà giugno, il numero medio di navi portacontainer in arrivo ogni settimana nei porti di tutto il mondo è sceso a 8.722, una flessione dell’8,5% su base annua.

Ma nuovi dati mostrano che, a livello globale, la media delle chiamate settimanali ha iniziato a riprendersi, salendo a 9.265 all’inizio di agosto, appena il 3% in meno rispetto ai livelli di un anno prima. “La maggior parte dei prodotti che produciamo e consumiamo vengono movimentati con i container”, afferma Shamika N. Sirimanne, direttore della divisione tecnologica e logistica di UNCTAD. “Gli ultimi dati permettono di avere una buona dose di speranza per una veloce ripresa economica post-pandemia, visto che il trasporto marittimo fornisce informazioni affidabili quasi in tempo reale. Informazioni che possono aiutare i governi di tutto il mondo a prendere decisioni più efficaci per la gestione della ripresa economica dopo una lunga crisi”, aggiunge Sirimanne.

UNCTAD rileva che, a livello globale, il transito delle navi portacontainer nei porti ha iniziato a scendere sotto i livelli del 2019 intorno a metà marzo 2020 per poi riprendersi gradualmente intorno alla terza settimana di giugno. L’inizio del declino ha coinciso con la decisione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dell’11 marzo di classificare il Covid-19 come una pandemia, mentre la graduale ripresa a macchia di leopardo riflette la tempistica con cui alcuni paesi hanno iniziato ad uscire dal blocco. UNCTAD afferma che, sebbene la maggior parte delle regioni abbia registrato una generalizzata ripresa nel terzo trimestre del 2020 sia in numeri assoluti che rispetto ai livelli del 2019, i dati globali celano importanti differenze a livello regionale. Ad esempio, all’inizio di agosto, mentre le chiamate settimanali di navi portacontainer negli scali in Cina e Hong Kong sono aumentati del 4,1% rispetto ai numeri del 2019, i porti in Nord America e in Europa erano ancora del 16,3% e del 13,2% al di sotto dei livelli riportati un anno prima. “Le tendenze regionali e nazionali sembrano seguire l’andamento disomogeneo della pandemia e dei lockdown”, puntualizza UNCTAD.

Non tutti i cambiamenti in atto, ogni settimana, nei porti di tutto il mondo dipendono dalla pandemia. Un peso determinante lo hanno anche le misure normative più restrittive imposte da alcuni scali e non da altri, ma soprattutto dai nuovi modelli commerciali introdotti negli ultimi mesi dai consorzi armatoriali. “Ecco perché è interessante esaminare anche altri indicatori, come la schedula di viaggio delle spedizioni dei container”, afferma Jan Hoffmann, capo del ramo della logistica commerciale di UNCTAD. “Le rotazioni dei porti, che mostrano lo spiegamento della capacità di carico misurata in Teu, riflettono le aspettative delle compagnie di navigazione per la domanda nel breve termine. Mentre le spedizioni di container da e verso Cina e Stati Uniti sono riprese nel terzo trimestre, le schedule dei viaggi mostrano un continuo calo per molti paesi europei”, spiega Hoffmann: “Tuttavia, anche i dati sui programmi dei viaggi dovrebbero essere interpretati con attenzione perché, ad esempio, le compagnie di navigazione possono decidere di far saltare gli scali nei porti a stretto giro se la domanda non va come previsto, un fenomeno noto come blank sailing”.