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World Shipping Council contro l’UE: no all’estensione del sistema ETS al trasporto marittimo / Il documento

Milano – Il World Shipping Council (WSC), che rappresenta circa il 90% delle compagnie di navigazione di trasporto container del mondo, ha espresso “serie preoccupazioni” nei confronti della proposta dell’Unione Europea di estendere il suo sistema ETS al trasporto marittimo. Sistema, approvato da Bruxelles, per introdurre una soglia massima alla quantità totale di gas a effetto serra che può essere emessa dai settori interessati dal sistema. All’interno di tale soglia, le imprese UE ricevono o acquistano “quote di emissioni” (ovvero permessi di emissione di CO2) che possono, se necessario, scambiare tra loro.

In un documento pubblicato il 10 settembre, il WSC ritiene che la Commissione Europea (CE), utilizzando il suo sistema obbligatorio di monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV) delle emissioni di CO2 come punto di riferimento per stabilire le tariffe ETS, coprirà un’area geografica che va ben oltre i confini dell’Unione Europea.

“Il sistema MRV, se applicato a viaggi extraterritoriali, coprirebbe un raggio d’azione quasi globale e quindi imporrebbe tariffe di emissione su viaggi che si estendono in tutto il mondo e all’interno della giurisdizione di più stati che sono molto lontani dall’UE”, afferma WSC. Secondo il presidente e CEO del World Shipping Council, John Butler, l’ETS potrebbe costare fino a 3,45 miliardi di euro (4,08 miliardi di dollari USA, USD) all’anno, se l’addebito fosse imposto con una tariffa di 25 euro (29,62 USD) / tonnellata di carbonio. Ma i costi sarebbero addirittura superiori considerato che di recente la tariffa è aumentata oltre i 30 dollari USD.

Portata geografica delle rotte marittime internazionali di container coperte dalla attuali normative EU MRV

Un’altra preoccupazione per il WSC è che altri stati, al di fuori della UE, potrebbero adottare una posizione simile e imporre una tassa sul carbonio con una portata geografica sovrapposta a quella comunitaria. “Più sistemi unilaterali determinerebbero l’ingresso sul mercato di più regolamenti che di fatto si sovrapporrebbero. Per questo motivo, sarebbero necessari accordi bilaterali o multilaterali – avverte Butler -. Tali accordi, però, possono richiedere anni per essere concordati con il rischio concreto che questo non accada. Quindi, sarebbe irrealistico e ingenuo dal nostro punto di vista pensare che il problema della sovrapposizione dei regolamenti e delle rispettive tariffe possa essere gestito in modo ordinato e rapido attraverso accordi internazionali”.

Inoltre, Butler fa notare che nonostante l’UE imponga un sistema obbligatorio di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni in ambito marittimo, non significa che quel sistema funzionerà bene. “In parole povere ‘fare qualcosa’ non è la stessa cosa che ‘fare qualcosa che ridurrà le emissioni’”, sottolinea il numero uno del WSC.

Inoltre, il World Shipping Council osserva che imporre una sanzione per un’attività industriale che provoca inquinamento atmosferico, al fine di incoraggiare una riduzione delle emissioni, è fattibile solo se esiste la tecnologia per mitigarle. “In altre parole, un incentivo finanziario funzionerebbe, solo se fossero disponibili oggi sul mercato soluzioni alternativi a quelle esistenti. Il problema è che quelle soluzioni oggi non ci sono. Questo è uno dei motivi per cui l’industria di settore sta spingendo così tanto per istituire un International Maritime Research and Development Board (IMRB) attraverso l’IMO per svolgere il lavoro di ricerca, ingegneria e sviluppo necessario per portare i combustibili alternativi dalla fase progettuale alla realtà”.

La domanda, secondo Butler e il WSC, è se l’ETS dell’UE aggiungerà qualcosa alle decisioni politiche dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) per la decarbonizzazione. La risposta è negativa. Non solo, la decisione della UE di procedere manu militari con l’ingresso dell’ETS nel trasporto marittimo, al netto della riduzione delle emissioni di CO2, provocherebbe in primo luogo tensioni diplomatiche con gli Stati extra-UE. Tensioni che ostacolerebbero le discussioni a livello IMO.    

“A questo proposito, vale la pena ricordare cosa è successo all’inizio del 2010, quando l’UE ha cercato di portare l’aviazione internazionale nell’ETS ed è stata costretta dalle pressioni dei partner commerciali ad invertire la rotta. Questo risvolto ha chiaramente ritardato l’azione globale sull’aviazione presso l’ICAO (l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile)”, sostiene Butler. “Inoltre, una volta che singoli paesi introducono sistemi unilaterali di tariffazione del carbonio, si abituano alle entrate che quel sistema porta nelle loro casse, il che rende più difficile introdurre un sistema globale di controllo del carbonio, perché, secondo il WSC, quegli paesi sarebbero quindi poco propensi a rinunciare al controllo di quei fondi”, conclude Butler.

Infine, Butler ritiene che l’UE debba incanalare i suoi sforzi per accelerare la regolamentazione IMO piuttosto che aggirare il sistema di regolamentazione globale. “L’IMO agisce per consenso o voto dei suoi Stati membri e l’UE rappresenta il più grande blocco elettorale dell’IMO. Quando l’UE dice: ‘l’IMO è troppo lento’, in un senso lato sta anche dicendo: ‘siamo troppo lenti’”, conclude Butler.