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Yen debole, gli armatori europei tornano a trattare con i cantieri navali giapponesi

L’offerta giapponese: prima rata più alta in cambio di un forte sconto sul prezzo della nave

Tokyo – Molti armatori europei stanno valutando la possibilità di ordinare nuove navi ai cantieri navali giapponesi, sfruttando lo yen debole. Grazie alla cosiddetta condizione “Top Heavy”, che aumenta la prima rata dei contratti dall’attuale 10% al 50-60%, i costruttori giapponesi possono oggi massimizzare l’effetto del cambio dollaro-yen offrendo un forte sconto. A rendere complesse le operazioni contrattuali, come indicano diversi analisti, è la forte oscillazione del cambio delle ultime settimane.

Una cosa è certa: diversi rappresentanti di compagnie di navigazione europee e asiatiche stanno riprendendo le loro visite in Giappone e gli incontri con cantieri navali, armatori e commercianti giapponesi stanno diventando più attivi.

Fino ad oggi i contratti fra armatori e cantieri giapponesi prevedevano quasi sempre, in caso di termine di consegna a 24 mesi, la rateizzazione dell’importo totale in quattro fasi. Nella maggioranza dei casi, il 10% veniva pagato al momento della stipula del contratto, il 10% al momento dell’avvio dei lavori, il 10% al momento del varo e il 70% al momento della consegna.

La tendenza per nuove costruzioni di navi portarinfuse di piccole e medie dimensioni, che si stanno concretizzando in queste settimane, è che l’armatore paghi il 20-30% del prezzo della nave al momento del contratto. In questo modo il costruttore navale, sfruttando lo yen basso, può incassare subito una cifra importante mettendosi al riparo da eventuali scossoni delle materie prime, il cui costo è basato proprio sullo yen, e migliorare notevolmente la redditività del cantiere.

Secondo gli analisti, è plausibile che le condizioni contrattuali, soprattutto per navi di stazza maggiore, possano stabilizzarsi intorno al 50%, o anche 60% del valore della nave pagato in anticipo. Una percentuale che, malgrado le ricche casse degli armatori, potrebbe in effetti rappresentare un freno al boom di contratti.